Copyright, licenza di promuovere

Una star di YouTube ha fatto conoscere a milioni di utenti la musica che ha sincronizzato con i propri tutorial. L'etichetta che detiene i diritti sui brani la denuncia. Ma gli artisti attaccano l'etichetta: i soldi si fanno liberando la musica

Roma – Dispensa consigli per imbellettarsi al meglio, istruisce le folle a tramutarsi in Barbie o in Barbie zombie , il suo canale YouTube vanta 6.724.484 iscritti e 977.393.917 di visualizzazioni: Michelle Phan ha costruito il proprio successo sulla freschezza dai propri tutorial, ma c’è un’etichetta che sostiene che il merito sia della musica che li accompagna, utilizzata senza licenza.

A denunciare Michelle Phan sono Ultra Records LLC e Ultra International Music Publishing LLC: l’etichetta e il distributore collegato, partner di Sony, accusano la giovane star di YouTube di aver abusato dei brani musicali di cui Ultra detiene i diritti.

Phan, si spiega nei documenti presentati da Ultra, monetizza lautamente i propri video con l’advertising su YouTube e sul proprio sito, e ha guadagnato una popolarità tale da essere coinvolta in una campagna pubblicitaria di YouTube e in campagne pubblicitarie di terze parti, e da lanciare un libro e una linea di makeup con il proprio nome. La giovane, però, “senza licenza, autorizzazione o permesso”, si sarebbe resa responsabile di una “violazione su larga scala delle composizioni e delle registrazioni” di cui Ultra detiene i diritti: avrebbe “copiato e sincronizzato le composizioni e le registrazioni, per intero o in parte, per creare dei contenuti audiovisivi (i video non autorizzati)” che ha messo a disposizione del pubblico in Rete. Sono circa cinquanta gli esempi di evidente violazione portati da Ultra in tribunale: “l’analisi è preliminare – si spiega nei documenti – e la reale entità delle violazioni di Phan sono ancora da determinare”.

Ultra avrebbe dapprima agito approfittando dei canali messi a disposizione da YouTube: alle richieste di rimozione dei contenuti, però, Phan avrebbe contrapposto una controdenuncia, accettando di discutere il caso di fronte a un tribunale per sostenere l’esistenza di un accordo volto a “promuovere altri artisti, creando una piattaforma per le loro opere, da mostrare a un pubblico internazionale”. L’etichetta chiede un risarcimento di 150mila dollari per ogni violazione, oppure di una cifra fissata sulla base dei reali guadagni di Phan e della fetta di guadagni che Ultra non si è potuta ritagliare.

Ma se Ultra denuncia mancati guadagni per la presunta mancata licenza negoziata con la celebre star di YouTube, alcuni degli autori dei brani che Phan ha adottato e adattato ai propri video sono di tutt’altro parere.

Ne è un esempio Kaskade, riconosciuto ed etichettato anche da YouTube come autore dei brani di numerosi video confezionati da Michelle Phan: rivela pubblicamente di non avere nulla a che vedere con la denuncia intentata dall’etichetta a cui ha assicurato le proprie opere e di non poter fare altro per Phan se non supportare la sua causa e il suo operato, poiché “non è possibile amare (e comprare) la musica che non si è mai sentita”.

Kaskade lo spiegava già tempo fa, quando la denuncia nei confronti di Phan non era ancora stata depositata: “Quando ho firmato con Ultra, ho detto addio per sempre al diritto di possedere la mia musica. Lo detengono loro”. Addio ai mashup, dunque, addio alle rielaborazioni, addio ai remix non autorizzati: non solo per i creatori indipendenti che reinventano la musica di Kaskade, che l’artista ritiene indispensabili negli ingranaggi della promozione più delle artificiose campagne social orchestrate dalle etichette, ma anche per Kaskade stesso. “Liberate la musica – suggerisce piuttosto l’artista – e i soldi verranno da sé”.

Gaia Bottà

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