Corea nel dilemma del pornoweb

Il paese leader della banda larga nel Mondo è sull'orlo di cadere vittima di quei conservatori che accettano la rivoluzione digitale solo se tenuta sotto controllo
Il paese leader della banda larga nel Mondo è sull'orlo di cadere vittima di quei conservatori che accettano la rivoluzione digitale solo se tenuta sotto controllo


Seoul (Corea del Sud) – Una strada del centro, trafficata e rumorosa. Un uomo varca l’entrata di un bar apparentemente “normale”. All’insaputa dei passanti, dentro quel bar si organizzano scambi di coppia e si accendono trasgressioni d’ogni tipo. Tutte rigorosamente virtuali . Tramite Internet è possibile trovare prostitute, guardare filmati erotici, darsi appuntamenti al buio: insomma, tutte quelle attività che tanto hanno contribuito al boom dell’industria pornografica nel terzo millenio.

Il problema è che la Corea del Sud sembra scoprire ora di non essere pronta per tutto questo: il governo intende porre fine all’uso del porno virtuale che, grazie all’alta penetrazione domestica di Internet – 70% delle famiglie -, sta sfasciando secoli di rigida morale confuciana. Infatti, fino all’avvento della Rete, la giovane democrazia coreana era morigerata e tradizionalista: adesso, garantisce il sociologo Lee Mee-sook, “i taboo della Corea conservatrice stanno crollando perchè i codici etici si indeboliscono. Le persone usano Internet per soddisfare anonimamente i propri sogni erotici”. Il tutto acuito dal fatto che i contenuti broad band, i video multimediali, lo streaming a luci rosse, trovano in Corea massima espressione vista la diffusione della banda larga nel paese, senza eguali al Mondo.

Nulla di nuovo, per lo meno dal punto di vista sociologico. La notizia è che le forze dell’ordine coreane, a partire dallo scorso gennaio, hanno arrestato quasi 100 persone per avere scambiato materiale osceno utilizzando la Rete. Secondo la legge coreana si tratta di un reato punibile con la detenzione : nonostante la libertà di comunicazione e di espressione venga tutelata dalla Costituzione, esiste una postilla che proibisce la diffusione di ciò che “minaccia la morale pubblica”.

Dopo l’inasprimento dei controlli sul porno via web, molti imprenditori dell’erotismo telematico hanno rilocalizzato la propria attività in paesi più tolleranti come Canada e Olanda.

Nella maggior parte dei casi si tratta di pagine web create da attori ed attrici, come la famosa Ddalgi (“fragola” in coreano), studentessa di 26 anni che si era trasferita in Canada per arrotondare il salario con un servizio di “porno video broadcast” amatoriale in lingua coreana. Negli scorsi mesi sono state arrestate decine di ragazze che, al posto del tradizionale lavoretto estivo all’estero, lavoravano per intere “stagioni” come pornoattrici telematiche.

Come risultato il Ministro dell’Informazione e della Comunicazione sta chiedendo agli ISP di bloccare con filtri tutti i siti che contengono materiale pornografico, siano essi stranieri o locali. Basteranno le proteste da parte degli ISP nazionali? Oppure anche la Corea del Sud, avamposto occidentale nella sfera comunista asiatica, si avvicinerà – almeno su questo fronte – ai pudichi cugini della Repubblica Popolare Cinese? La domanda, per il momento, rimane in sospeso e crea inquietudine.

Tommaso Lombardi

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17 04 2005
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