Coronavirus: l'emergenza, l'IA e i respiratori

In Danimarca si pensa all'impiego di un algoritmo per gestire l'accesso prioritario ai respiratori nell'ambito dell'emergenza COVID-19.
In Danimarca si pensa all'impiego di un algoritmo per gestire l'accesso prioritario ai respiratori nell'ambito dell'emergenza COVID-19.

Sappiamo ormai purtroppo come uno dei principali problemi che il personale sanitario si trova ad affrontare durante l’emergenza coronavirus è quello legato alla gestione dell’accesso alle risorse disponibili da parte dei pazienti che versano in gravi condizioni. La corsa alla produzione e all’acquisto di respiratori ne sono una testimonianza concreta, anche in Italia. Altrove, in Danimarca, c’è chi ha pensato di ricorrere alle potenzialità dell’intelligenza artificiale per ottimizzare il processo decisionale.

La gestione dei respiratori e l’intelligenza artificiale

È il caso della University of Copenhagen. L’iniziativa parte dal presupposto che non tutto è ancora noto per quanto riguarda SARS-CoV-2, l’agente patogeno responsabile di COVID-19. Istruendo un algoritmo con tutte le informazioni legate all’anamnesi dei ricoverati che già hanno avuto bisogno di un respiratore è possibile trovare pattern comuni e indicatori di una maggiore esposizione a complicanze. Così facendo si potrebbe attribuire poi priorità per l’impiego dei macchinari. Queste le parole di Espen Solem, a capo del team medico degli ospitali danesi Bispebjerg e Frederiksberg.

Siamo a conoscenza di alcuni elementi che incrementano il rischio come età, abitudini legate al fumo, problemi di asma o cardiaci, ma ci sono altri fattori coinvolti. Sappiamo di giovani che finiscono collegati a un respiratore e di anziani che non ne necessitano, senza capire perché. Lasciamo che siano i computer a trovare i pattern che non siamo in grado di osservare da soli.

Il progetto si trova ora in fase sperimentale. I suoi responsabili non escludono di impiegare l’IA già durante l’attuale emergenza coronavirus che ormai da qualche settimana ha investito con violenza anche l’Europa. Altrimenti sarà pronta per quella che i ricercatori definiscono seconda ondata, un nuovo aumento nei casi di contagio che gli studiosi (speriamo in modo errato) prevedono per l’autunno.

Fonte: EurekAlert
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