Cristalli fotonici per l'e-paper più brillante

Una nuova tecnologia promette display estremamente brillanti e una velocità di risposta al passo con il resto delle soluzioni impiegate per l'e-paper
Una nuova tecnologia promette display estremamente brillanti e una velocità di risposta al passo con il resto delle soluzioni impiegate per l'e-paper

Quando la nanotecnologia si sposa con l’elettromagnetismo esce fuori una nuova genia di cristalli fotonici , che l’Università di Toronto ha integrato all’interno di display e-paper dotati di brillantezza superiore e per la prima volta in questo ambito di una latenza nel cambio dei colori misurabile in un decimo di secondo .

Contrariamente ai tipi di e-paper in bianco e nero attualmente utilizzati in prodotti commerciali come il Kindle di Amazon o il Sony Reader, ma anche rispetto ai display e-paper prodotti da E-Ink , i cristalli fotonici sono in grado di riflettere la luce senza assorbirla riproducendo uno spettro di colori completo, e ogni pixel si “accende” di un colore pieno al variare della tensione applicata senza la necessità di doverlo comporre mediante le tre varianti RGB per riprodurre le immagini.

Avere ogni singolo pixel colorato di un colore proprio significa poter rendere una brillantezza superiore del tutto paragonabile a quella della carta stampata , assicurano i ricercatori, e se fino a ora i cristalli fotonici si erano rivelati più lenti degli altri materiali, ora diventano competitivi per l’utilizzo in applicazioni commerciali nei prossimi anni.

A commercializzare la tecnologia messa a punto dall’università ci sta pensando la start-up Opalux , che al momento produce display nanometrici riprodotti su vetro ma che potrebbe benissimo sviluppare e-paper flessibili basati sullo stesso principio.

Tra i problemi dei cristalli fotonici ancora da risolvere c’è però la risposta dell’elettrolito presente nella struttura nanometrica (porosa come una ragnatela) che costituisce i cristalli, che come nel caso delle batterie per laptop, tende a diminuire di efficienza dopo un certo numero di passaggi della carica elettrica. La sfida in questo caso è riuscire a sviluppare display in grado di resistere per un numero sufficiente di cicli di visualizzazione, “migliaia” dicono i ricercatori.

Alfonso Maruccia

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

08 01 2009
Link copiato negli appunti