Cybercop italiani fermano fuga di notizie

La grave fuga di notizie su internet che riguardava i finanziatori di Al-Qaeda è stata fermata intervenendo su decine di siti nazionali e internazionali. Individuata anche la fonte delle indiscrezioni


Roma – Con l’operazione Black list nelle scorse ore il Nucleo Regionale di Polizia Tributaria della Lombardia della Guardia di Finanza ha concluso un blitz su numerosi siti internet, resosi necessario dall’incontrollata fuga di notizie relative alle attività di Al-Qaeda, notizie riservate che fanno parte di indagini in corso.

L’operazione, coordinata dal sostituto procuratore del Tribunale di Milano Luigi Orsi, riguardava circa 400 nominativi di alcuni soggetti sospettati di finanziare la rete terroristica di Al-Qaeda. Questi nominativi erano contenuti in due elenchi riservati (definiti, appunto, “black list”) redatti dall’ FBI e dall’Autorità Giudiziaria milanese e da quest’ultima trasmessi, per il tramite dell’Ufficio Italiano Cambi, a 13 interlocutori istituzionali del mondo bancario e finanziario.

Quei nomi, emersi nel corso delle indagini sul terrorismo internazionale, completi di dati sensibili, come gli estremi dei conti correnti, e comprendenti anche cittadini e imprese italiani, si erano inspiegabilmente diffusi, secondo la Guardia di Finanza, “su scala internazionale in numerosi siti internet, pregiudicando di fatto la riservatezza dell’attività di intelligence espletata dagli organi di polizia nazionali ed esteri”.

Le indagini delle Fiamme Gialle sono state dapprima incentrate sulla ricerca di tutti i siti Internet ove risultavano pubblicate le “black list” e successivamente sulla verifica dei livelli di sicurezza del sistema bancario e finanziario italiano. “In particolare – si legge in una nota della GdF – i sistemi informatici dei 13 organismi istituzionali deputati a collaborare nelle indagini finanziarie sul terrorismo nonché dell’Ufficio Italiano Cambi sono stati sottoposti, per la prima volta nel nostro Paese, a penetranti test di accesso simulato volti a verificare l’adozione delle misure di sicurezza richieste per la gestione dei dati cosiddetti sensibili “.

In una prima fase, le indagini hanno consentito di identificare ed isolare i sistemi informatici di una delle associazioni destinatarie degli elenchi riservati; successivamente, i cybercop delle Fiamme Gialle hanno accertato che quell’Associazione, al fine di comunicare ai propri associati i nominativi dei presunti finanziatori del terrorismo internazionale, aveva impiegato un sito internet obsoleto e insicuro , privo di qualunque forma di protezione hardware e software, dove le “black list” venivano conservate in un’area apparentemente riservata, ma di fatto facilmente accessibile.

Dopo l’intervento della Guardia di Finanza, gli elenchi riservati sui presunti finanziatori della rete terroristica di Osama Bin Laden sono stati rimossi dal sito web e sottoposti a più rigide procedure di archiviazione.

Il Segretario generale dell’Associazione, responsabile per il trattamento e la riservatezza dei dati – informa la nota – è stato denunciato per violazione dell’art. 169 del D.Lgs 196/03 – già art. 36 della legge 675/96 – ovvero per l’omessa adozione delle misure minime di sicurezza previste per il trattamento dei dati sensibili.

Val la pena sottolineare che i cybercop operativi in questa occasione sono gli stessi che hanno agito contro gli autori dei celebri virus Zelig e Vierika , gli unici due casi del genere in Italia. E collaborano attivamente con l’intelligence statunitense per ricostruire una complessa serie di attacchi informatici che due gruppi di cracker italiani hanno compiuto in più occasioni contro la Nasa e contro server dell’Esercito e della Marina statunitensi. Operazioni condotte anche pregiudicando la sicurezza di una quantità di macchine, più di mille, di università ed istituti di ricerca di tutto il mondo, utilizzati come teste di ponte per le loro attività di crimine informatico.

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