Dagli USA una tassa contro il pornoweb

Un senatore dell'Arkansas intende introdurre una maxitassa per il porno sul web. E' un'industria miliardaria - dice - va tassata per il bene della nazione. Per scoraggiarla
Un senatore dell'Arkansas intende introdurre una maxitassa per il porno sul web. E' un'industria miliardaria - dice - va tassata per il bene della nazione. Per scoraggiarla


Washington – Alcuni attivisti e politici americani si stanno ingegnando nella creazione di una tassa del 25% sui profitti ideata esclusivamente per massimizzare le entrate fiscali dal lucroso settore della pornoindustria digitale: un folto universo economico che orbita soprattutto attorno a servizi pay-per-view e vendita online di DVD.

La proposta della senatrice Blanche Lincoln , che sarà presto al vaglio del Congresso, è semplice: tassare l’industria hard per scoraggiarne lo sviluppo a 360 gradi – non solo sul web, ma anche per le strade, nei cinema e nelle edicole. Un’idea nata originariamente da Philip Cosby, fondatore dell’associazione Citizens For Strengthening Community Virtues : “La pornografia genera guadagni astronomici”, sostiene l’attivista antipornografia, “quindi va tassata per il bene della nazione e delle famiglie”.

Blanche Lincoln ha anche intenzione di proporre un pacchetto di leggi che renda più difficile l’accesso dei minori ai servizi online con pagamento elettronico : una misura che ricorda vagamente le norme britanniche sull’e-commerce erotico . Il gettito fiscale del pornobiz , stando alle parole di Cosby, potrà essere utilizzato per creare progetti sociali che “curino le comunità dalle malattie causate dall’industria dell’osceno”.

Una posizione da molti definita integralista , rintracciabile in simili iniziative nate in Australia , e che non ha mancato di suscitare vivaci reazioni. La Free Speech Coalition , associazione che opera dal cuore della pornoindustria, in California, suggerisce che “l’era in cui viviamo, particolarmente repressiva e conservatrice, è perfetta per la nascita di tanti Phil Cosby”. I portavoce di FSC non hanno dubbi: sempre più persone “faranno di tutto per eradicare definitivamente la pornografia”.

“Tutto quello che può indebolire questo business è sicuramente una buona cosa”, dice la repubblicana Doug Mays. E se è possibile che le conseguenze di una esosa tassa sull’erotismo possano effettivamente generare maggiori entrate per le casse dello stato, molti temono che la natura fluida di Internet vedrà sicuramente un incremento di società offshore in grado di sfuggire alla morsa fiscale: andare all’estero, in questo settore, è questione di un clic.

Tommaso Lombardi

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24 07 2005
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