Danimarca, le major possono chiudere il P2P

Clamorosa decisione della Corte Suprema danese: i provider dovranno bloccare gli accessi ad Internet dei propri abbonati su notifica dei detentori dei diritti. Non servirà più l'intervento del magistrato
Clamorosa decisione della Corte Suprema danese: i provider dovranno bloccare gli accessi ad Internet dei propri abbonati su notifica dei detentori dei diritti. Non servirà più l'intervento del magistrato


Roma – C’è soddisfazione in queste ore nei palazzi dell’industria dei contenuti: la Corte Suprema danese ha infatti emesso una sentenza che cambia sostanzialmente gli equilibri nella lotta contro la condivisione di materiali illegali via P2P, assegnando ai provider un ruolo decisivo per fermare gli utenti sospettati di abusare del diritto d’autore.

In sostanza, la decisione assunta dalla Corte Suprema consentirà alle major di inviare ai provider una notifica di violazione e questi dovranno immediatamente bloccare l’accesso ad Internet agli utenti corrispondenti agli IP segnalati nella notifica stessa. Qualora gli ISP non provvedano a tagliare l’account degli utenti, le major potranno rivolgersi alla magistratura affinché sia emessa una ingiunzione contro i provider stessi, che potrebbe aprire le porte ad un eventuale contenzioso con richiesta di danni.

La sentenza pone la parola fine ad un caso che da lungo tempo contrapponeva l’industria dei contenuti associata ad AntiPiracyGroup (APG) alla società di telecomunicazione TDC : una vicenda che ha visto soccombere la tesi di TDC, secondo cui ogni azione contro la libertà dei propri utenti poteva essere portata avanti solo dietro esplicita richiesta di un magistrato. Sebbene il caso riguardasse due utenti che operavano un FTP anonimo, da cui era possibile scaricare molti materiali di diversa natura, appare evidente agli esperti che la decisione della Corte potrà essere applicata automaticamente anche ai casi di contestazione nell’uso del P2P.

Così i massimi giudici danesi si scoprono evidentemente fiduciosi della correttezza e trasparenza delle rilevazioni sugli abusi effettuate dalle major sulle piattaforme di scambio. Si tratta di un cambio di rotta sostanziale destinato ad avere effetti in Europa. In Italia, almeno per ora, sebbene tutti gli ISP abbiano più volte confermato a Punto Informatico di ricevere regolarmente notifiche e diffide da associazioni industriali internazionali, un provvedimento come quello delineato dalla Corte Suprema danese non viene assunto se non dopo una richiesta della magistratura .

Grande compiacimento per la sentenza danese è stato espresso dagli organi dirigenti di IFPI , la federazione internazionale dei fonografici, secondo cui “questa è una buona notizia per gli artisti, le case discografiche e i detentori dei diritti all’interno dell’Unione Europea. Rende chiaro che in futuro i provider dovranno giocare un ruolo molto più decisivo nel combattere il furto di diritti su Internet. E manda un segnale forte a tutti i provider europei”.

“La decisione – si legge in una nota IFPI – ci aiuterà a velocizzare in modo sostanziale le azioni contro il file sharing illegale in Danimarca. Al momento, i file sharer illegali subiscono un procedimento legale solo dopo un lungo tempo, durante il quale i detentori dei diritti devono presentare prove al tribunale per ottenere nomi e indirizzi degli utenti”.

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

15 02 2006
Link copiato negli appunti