Danimarca, nuove accuse per Anakata

Il co-founder della Baia avrebbe portato a termine un'intrusione informatica nel database del contractor statunitense CSC. Per poi rilasciare informazioni sensibili su ufficiali e membri delle forze dell'ordine

Roma – Non c’è pace per il co-founder di The Pirate Bay Gottfrid Anakata Svartholm Warg, nel mirino degli inquirenti danesi per l’intrusione cibernetica nei database gestiti da CSC , contractor statunitense per la fornitura di soluzioni IT. Insieme ad un misterioso complice di appena 20 anni – attualmente in custodia cautelare a Copenhagen – Anakata è accusato di manomissione fraudolenta dei sistemi informatici pubblici nel paese nordeuropeo.

Descritta dalle autorità locali come “il più grande scandalo hacker mai registrato in Scandinavia”, la presunta incursione di Anakata avrebbe permesso il rilascio di oltre 10mila credenziali d’accesso appartenenti ad agenti di polizia e rappresentanti del fisco danese . I due indagati sarebbero riusciti ad intrufolarsi tra i database gestiti da CSC per l’archiviazione di codici fiscali e numeri di patente.

Se condannati dalla giustizia danese, Svartholm e il suo misterioso socio rischiano fino ad un massimo di 6 anni di carcere per reati di intrusione informatica . Arrestato dopo l’esilio cambogiano, Anakata è già stato sottoposto a processo in patria per tre distinte scorribande cibernetiche contro il database commerciale privato Infotorg, la società legale Logica e la banca Nordea. ( M.V. )

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