Danimarca, teste di cuoio contro il fragging

Spari e mitragliate, un commando videogiocato allarma i vicini e attira l'attenzione dei polizia. Che interviene armata di tutto punto. Una ricostruzione della serata, nel palazzo dei due gamer assordanti

Un sussurrare sommesso, il clangore di un caricatore che rimbomba in una stanza vuota. Anfibi che percuotono il suolo. Silenzio. Poi la sventagliata di AK47: grida di dolore e urla di entusiasmo. Di nuovo silenzio: nell’aria un nuovo agguato.

Gli abitanti del palazzo di Valby, nei pressi di Copenhagen, hanno chiuso le porte a doppia mandata. I più pavidi sprofondavano tremebondi nelle coperte ad ogni colpo e ad ogni segnale lanciato dal commando. Temerari condomini si sono avventurati nella tromba delle scale. Avvicinatisi di soppiatto all’ingresso dell’appartamento, hanno timidamente bussato. Nessuna risposta.

I padri di famiglia, allarmati, strisciavano accanto alle finestre per cogliere dagli spiragli lasciati liberi dalle imposte qualche segnale dall’esterno. Bagliori in corrispondenza del piano da cui non smettevano di provenire i rumori. Hanno poi avvertito del movimento lungo la via: un grande dispiegamento di uomini delle forze dell’ordine prendeva posizione a scaglioni, appostandosi in aree coperte dai colpi che la squadra armata avrebbe potuto esplodere dall’appartamento. Lo sferragliare delle armi che proveniva dall’appartamento non si placava: le teste di cuoio si muovevano nel silenzio.

Di nuovo grida: due giovani voci si alternavano ad ordini emessi da voci roche. Le vibrazioni e il suono sordo di mobili spostati in maniera convulsa: hanno suggerito agli abitanti del condominio che si sarebbe potuto trattare di un sequestro, di uomini armati che tenevano in ostaggio degli inermi vicini di casa. L’intervento delle forze dell’ordine avrebbe messo fine alla sofferenza dei due ragazzi: il capo della squadra delle teste di cuoio danesi, dalla via, ha impugnato il megafono per avviare le negoziazioni e ha intimato a chiunque si asserragliasse nell’appartamento di consegnarsi alla polizia.

I rumori si sono interrotti bruscamente, dalla finestra, un’improvvisa luce blu. Fanno capolino due ragazzi, visibilmente imbarazzati. Lo scintillio delle armi della SWAT danese, mimetizzata nel crepuscolo, ha reso più ardimentosa la confessione : i giovani si sono scusati per il volume esagerato. Fraggare con le cuffie non è la stessa cosa.

Gaia Bottà

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