Datagate, parla Edward Snowden

L'ex-contractor non condanna lo spionaggio, solo l'abuso dello strumento operato dal Governo. Vorrebbe tornare a casa, ma teme per il suo diritto a un processo equo. Ma dagli USA arrivano risposte poco concilianti
L'ex-contractor non condanna lo spionaggio, solo l'abuso dello strumento operato dal Governo. Vorrebbe tornare a casa, ma teme per il suo diritto a un processo equo. Ma dagli USA arrivano risposte poco concilianti

Edward Snowden ha scoperchiato il vaso di Pandora del Datagate e ora è costretto a svernare in Russia in attesa di novità o tempi migliori. Una situazione incresciosa, che comunque non impedisce all’ex-contractor della NSA di interloquire con il pubblico rispondendo alle domande poste in Rete.

Snowden è intervenuto a una sessione di Q&A live sul sito del movimento di supporto a lui dedicato, e le questioni poste dai netizen hanno rivelato alcuni lati inediti che forse la stampa non ha sin qui tenuto in debita considerazione. L’ex-analista sostiene ad esempio che “non tutte le attività di spionaggio sono negative”, considerazione logicamente comprensibile visto il tipo di lavoro che svolgeva. Il problema, dice Snownden, è la sorveglianza di massa indiscriminata e la raccolta delle “comunicazioni di miliardi e miliardi di innocenti ogni singolo giorno”: la NSA pratica questo genere di azioni non perché sia necessario ma solo perché le nuove tecnologie lo permettono, sostiene Snowden, e il risultato finale è una massa di “database di rovine” sui dettagli imbarazzanti dei netizen da poter usare retroattivamente nelle indagini.

Il nemico pubblico numero uno dell’intelligence statunitense nega poi di aver rubato le password dei suoi colleghi per poter accumulare all’enorme archivio di documenti ora in suo possesso, dicendo piuttosto di aver preso tutte le misure utili a non compromettere gli altri analisti della NSA con le sue rivelazioni-fiume. Snownden confessa poi la volontà di tornare negli Stati Uniti, la “migliore soluzione” per il governo, per il pubblico e per lui stesso. L’ostacolo principale in questo caso è la mancanza di protezioni legali efficaci per i “whistleblower”, dice ancora Snowden, e l’impossibilità di poter far ascoltare la sua voce in un processo equo.

A confermare i timori di Snowden interviene l’Attorney General (Ministro della Giustizia) Eric H. Holder Jr., che si dice pronto a discuter il caso “criminale” del giovane ma solo nel caso in cui Snowden si dichiarasse prima colpevole. Di clemenza nei confronti dell’uomo che ha reso pubblico il più grande scandalo della storia dell’intelligence USA neanche a parlarne .

Alfonso Maruccia

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24 01 2014
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