Decreto Bersani, l'applicazione di Vodafone

L'operatore risponde alle critiche mosse in seguito alla presentazione delle nuove offerte e ai criteri adottati per adempiere al pacchetto Bersani
L'operatore risponde alle critiche mosse in seguito alla presentazione delle nuove offerte e ai criteri adottati per adempiere al pacchetto Bersani

Milano – Ogni operatore affronta nel modo che più ritiene opportuno le disposizioni contenute nel decreto Bersani , che ha fissato le regole per l’abolizione dei costi di ricarica e delle scadenze per il credito prepagato. E Vodafone intende spiegare la propria posizione, rispondendo alle critiche mosse dai consumatori.

L’operatore spiega innanzitutto che le nuove offerte presentate la scorsa settimana consistono in un rinnovo dei piani tariffari. Chi aveva scelto un “vecchio” piano tariffario non sarà però costretto a cambiarlo, e l’unica variazione a cui assisterà sarà l’abolizione del costo di ricarica. Saranno i nuovi clienti a dover scegliere le opzioni più convenienti nelle novità relative a piani e opzioni tariffarie .

Un altro aspetto da chiarire riguardava la questione, sollevata dal presidente di Generazione Attiva Andrea D’Ambra, relativa alla scadenza del credito prepagato: “Vodafone – osservava D’Ambra – non starebbe adempiendo pienamente al decreto per quanto riguarda i limiti temporali all’utilizzo del credito (scadenza della SIM)”. “Vodafone Italia – ha dichiarato invece l’operatore a Punto Informatico – precisa che già da domenica 4 Marzo, in anticipo di un giorno rispetto a quanto stabilito dal Decreto Bersani, il traffico acquistato da ciascun cliente con carta ricaricabile non avrà più alcuna scadenza. La validità della carta ricaricabile rimane invariata, ed è di 12 mesi dall’ultima ricarica effettuata. Ad un anno dall’attivazione della SIM o dall’ultima ricarica, verrà disattivato il numero di telefono ma non il traffico che, ripetiamo, non avrà scadenza”.

Il testo del decreto, in merito alla questione, stabilisce infatti che “è vietata, da parte degli operatori della telefonia mobile, l’applicazione di costi fissi e di contributi per la ricarica di carte prepagate, anche via bancomat o in forma telematica, aggiuntivi rispetto al costo del traffico telefonico richiesto, nonché la previsione di termini temporali massimi di utilizzo del traffico acquistato” e non parla, in senso specifico, della validità della SIM legata all’utenza.

“Inoltre – aggiunge Vodafone – come previsto dal Decreto, il cliente ha il diritto di recedere dal contratto in ogni momento, a prescindere dal fatto che la SIM sia scaduta o meno. In caso di recesso può chiedere la restituzione del traffico già acquistato ma non ancora utilizzato”. Questo vale anche per il cliente la cui SIM scade: per far valere il diritto di recesso e chiedere il rimborso del credito residuo dovrà corrispondere a Vodafone un contributo di 8 euro e inoltrare richiesta scritta tramite raccomandata.

“Il contributo di 8 euro – dichiara la compagnia telefonica – copre solo parzialmente le spese vive per la gestione del recesso e l’invio del rimborso. Vodafone, ad oggi, è l’unico operatore ad aver comunicato in anticipo le modalità per il rimborso”.

Proprio la questione del rimborso del credito prepagato è stata recentemente oggetto di un provvedimento del giudice di pace di Napoli Riccardo De Miro, che ha obbligato un gestore telefonico a rimborsare l’utente. In merito alla notizia, Vodafone precisa che si tratta di un procedimento riguardante un altro operatore mobile.

Dario Bonacina

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04 03 2007
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