Decreto Pisanu agli sgoccioli, forse

Con la fine dell'anno scade anche la dibattuta licenza che obbliga la registrazione degli utenti WiFi. Dal ministro Maroni uno spiraglio per il suo superamento. Ma non ci sono certezze
Con la fine dell'anno scade anche la dibattuta licenza che obbliga la registrazione degli utenti WiFi. Dal ministro Maroni uno spiraglio per il suo superamento. Ma non ci sono certezze

Il decreto Pisanu, apparentemente ripudiato anche dall’ex-ministro degli Interni che gli ha dato il nome, sembra ora essere messo, in parte, in dubbio anche dall’attuale Governo.

Il ministro Maroni ha infatti parlato di “un’evoluzione tecnologica che fa prospettare una soluzione diversa rispetto alle restrizioni del decreto Pisanu” e promesso che la “prossima settimana verrà portata in Consiglio dei ministri una proposta che lo supera”.

Il decreto legge del 27 luglio 2005, nato sull’onda della lotta al terrorismo, prevede una licenza per i gestori di WiFi pubbliche che scade a fine anno, e il ministro ne ha riparlato spinto da un’ interrogazione del suo partito , la Lega Nord, sulle norme che prevedono limitazioni all’accesso pubblico al WiFi.

Maroni ha così potuto riferite che “serve una soluzione in grado di garantire un nuovo equilibrio tra esigenze di sicurezza e accesso alla Rete”, così da garantire la “liberalizzazione del WiFi” garantendo allo stesso tempo “la rilevazione di informazioni eventualmente necessarie alla magistratura e alle forze di polizia”. Il problema è che, pure avendo oggettivamente ostacolato il diffondersi del WiFi in Italia, un qualche tipo di controllo secondo il Ministro resta necessario anche in presenza dell’esigenza di rilanciare le connessioni wireless.

A rendere meno certa l’assicurazione di Maroni sul suo abbandono, tuttavia, il riferimento alle nuove tecnologie in grado di assicurare la stessa sicurezza finora garantita, secondo quanto riferisce il ministero, dall’impianto previsto dal decreto Pisanu: un sistema che avrebbe garantito di “sventare minacce sul fronte del terrorismo e della criminalità organizzata”, ma anche di individuare circa 7mila persone in indagini riguardanti la pedofilia e oltre 15 mila per frodi online.

A far dubitare, inoltre, alcuni osservatori l’appello all’equilibrio e la lista dei reati nominati in cui la registrazione degli utenti WiFi non sembra aver avuto un ruolo rilevante: tutti ma che sembrano limitare la portata della convergenza bipartisan che qualche settimana fa sembrava pronta a cestinare tutto il decreto.

Claudio Tamburrino

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