DeCSS/ La libertà di link è a rischio

L'avvocato degli studios di Hollywood sostiene che il codice che decifra le protezioni dei DVD è pericoloso quanto un programma che distrugge le comunicazioni aeree. Afferma che i link al DeCSS sono fuorilegge. Sentenza a breve
L'avvocato degli studios di Hollywood sostiene che il codice che decifra le protezioni dei DVD è pericoloso quanto un programma che distrugge le comunicazioni aeree. Afferma che i link al DeCSS sono fuorilegge. Sentenza a breve


New York (USA) – Sono ore durissime per le libertà in Rete e il caso del DeCSS, il codice che consente di superare le “protezioni” antipirateria dei DVD, è di nuovo al centro dell’attenzione perché è legato alla libertà per un sito Internet di linkare materiale presente sulla Rete. Dall’esito di questo caso potrà dipendere una fetta importante del “futuro assetto” di ogni attività online.

Sul banco degli imputati c’è 2600.com , l’hacker magazine finito nei guai perché sostenitore del DeCSS e della libertà di linkare ai siti che ospitano il programmino.

Contro 2600.com non c’è soltanto il ministero della Giustizia americano, che difende la costituzionalità della legge sul copyright nell’era digitale (DMCA), ma anche gli studios di Hollywood riuniti nella MPAA. Questa associazione ritiene infatti che il DeCSS sia illegale, che i siti che ospitano quel codice sono illegali e che deve essere considerato illegale anche qualsiasi link a tali siti.

Daniel Alter, procuratore per la MPAA , ha descritto il DeCSS come un software pericoloso, come un “programma che mette fuori uso i programmi di navigazione per gli aerei o le spie antifumo negli hotel”.

Afferma Alter: “Quel software ha il potenziale di fare danni molto gravi. Questo è l’oggetto del giudizio in corso”.

I produttori di Hollywood sono stati a suo tempo sostenitori delle protezioni CSS, quelle che il DeCSS supera facilmente, perché questo consente loro di mantenere un controllo importante sulla diffusione dei contenuti su DVD, un supporto ormai largamente usato in molti paesi nel Mondo. Gli interessi economici sono quindi altissimi e, per farli valere, l’accusa sembra intenzionata a tentare tutte le strade.


Per un’ora la Seconda corte d’Appello di New York ha interrogato le parti per capire in che modo il DMCA sia applicabile a questo caso. Dice ancora Alter: “Quando si guarda a come si è comportato (2600.com, ndr) e i rischi, le minacce causate dalla distribuzione nel mondo del DeCSS, riteniamo che su questi pericoli il Congresso possa esprimersi”.

Alter sostiene che 2600.com non solo non poteva pubblicare il DeCSS, che fu infatti obbligato a rimuovere, ma neppure pubblicare i link a siti che ospitano quel software. Della stessa opinione è anche il ministero della Giustizia, secondo cui sarebbe ragionevole impedire che si linkino quei siti.

Non solo, Alter si è detto convinto che “fino ad un certo grado” sia possibile bloccare la diffusione del DeCSS anche se migliaia di copie di quel programma sono ormai sparse per la Rete. Il procuratore ha dovuto riconoscere, però, che eliminare il DeCSS da Internet è difficile a causa delle diversità legislative tra i paesi in cui quel codicillo è pubblicato.

La linea di difesa di 2600.com, sostenuto dalla Electronic Frontier Foundation e dai tantissimi firmatari di un manifesto per la difesa della libertà di link, punta tutto sul far riconoscere questa libertà come tutelata dal Primo Emendamento, quello che nella Costituzione americana si occupa della libertà di espressione.

I nuovi sviluppi di questo fondamentale procedimento si avranno dopo il 10 maggio, data entro la quale le parti devono presentare le proprie memorie. A quel punto occorrerà attendere una sentenza, i cui effetti saranno in ogni caso di grandissimo impatto.

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03 05 2001
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