DeCSS, speranze per la libertà di link

I giudici d'appello hanno chiesto a 2600.com un approfondimento sulla propria posizione, quella che considera il DeCSS una forma di espressione tutelata dalla Costituzione. Un segno, forse, che il tempo volge al bello
I giudici d'appello hanno chiesto a 2600.com un approfondimento sulla propria posizione, quella che considera il DeCSS una forma di espressione tutelata dalla Costituzione. Un segno, forse, che il tempo volge al bello


New York (USA) – La durissima battaglia sulla libertà di link condotta da 2600.com contro le majors di Hollywood prosegue senza sosta. L’ultima novità è la richiesta da parte della corte d’appello di un approfondimento della posizione di 2600.com, sito secondo cui il DeCSS è una forma di espressione tutelata, come tale, dal Primo emendamento della Costituzione americana.

Il DeCSS, come noto, è il programmillo che consente di superare il CSS, ovvero la protezione apposta dall’industria sui contenuti diffusi tramite DVD. Un “crack”, dunque, nato però per vedere i DVD su Linux.
2600.com ritiene che sbarrare la strada al DeCSS è anticostituzionale. Ricordiamo che il sito ha per primo pubblicato il DeCSS che poi è stato costretto a rimuovere. Essendo poi ricorso ai link ai siti che lo pubblicano, è stato costretto a rimuovere anche quelli.

Vista la “potenza di fuoco” delle majors, la richiesta da parte del giudice d’appello di “saperne di più” viene vista dagli osservatori come un dato positivo per il DeCSS. Per condannarlo, dice qualcuno, gli argomenti presentati dalla MPAA, l’associazione degli industriali del cinema, non sarebbero sufficienti.

Nell’ultima ordinanza il giudice ha rivolto alle parti un elenco di domande alle quali dovranno rispondere entro la fine di maggio. Domande come: “Il DeCSS è composto da soli elementi che rappresentano una forma di espressione o anche da altri elementi?”; “La distribuzione del DeCSS riguarda solo la libera espressione o no?”; “Se il DeCSS non rientra nel Primo emendamento, quali modifiche o aggiunte dovrebbero essere apportate al programma perché ricada in quell’ambito?”.

Contro 2600.com, al momento, gioca la diffidenza finora mostrata dalla Corte verso la possibilità che il linguaggio di programmazione possa essere considerato un mezzo di espressione alla pari della scrittura e che, dunque, il listato di un programma abbia li stessi “diritti” di un testo scritto. Ma la questione del Primo emendamento è così densa di implicazioni che, evidentemente, i giudici sentono di doverne capire di più, un elemento che, come detto, dovrebbe giocare a favore di 2600.com.

Dopo il 30 maggio, data ultima di consegna delle “risposte” da parte delle parti, i giudici potranno emettere la sentenza in qualsiasi momento.

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13 05 2001
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