Dial up, la rivalsa della flat

Teleconomy Internet potrebbe tornare: Telecom si rivolge ai giudici per salvarla. Intanto alcuni provider si preparano alla controffensiva e migliorano le proprie dial-up flat


Milano – Sarà un giudice della Corte di Appello di Milano a decidere il 16 febbraio il destino di Teleconomy Internet, dial-up flat amata dagli utenti non coperti da ADSL ma morta per volontà di un altro giudice poco prima di Natale . Telecom Italia a quanto pare ha a cuore la propria flat e quindi ha deciso di fare reclamo contro quella sentenza, la quale era frutto di un ricorso presentato dai provider Internet (nelle associazioni AIIP e Assoprovider).

Un reclamo con cui Telecom ribadisce la propria tesi : cioè che Teleconomy Internet non sia anticoncorrenziale e che possa quindi essere replicata dagli altri provider. Le possibilità che Teleconomy torni sono alte, perché la questione è complessa, richiede conoscenze tecniche approfondite per essere dibattuta. Tanto che i provider si stanno già preparando al ritorno dell’odiata flat: nell’attesa stanno affinando le proprie offerte.

Come NGI, che qualche giorno fa ha deciso di dimezzare i prezzi della propria flat serale . La speranza è anche riuscire a riguadagnare almeno parte degli utenti perduti . La cui emorragia, infatti, è andata avanti dal giorno in cui Punto Informatico ne ha parlato per primo: “A luglio avevamo 5.000 utenti flat dial-up, ora sono 1.000”, spiega Luca Spada, amministratore delegato del provider. Due cifre, prima e dopo l’arrivo di Teleconomy Internet, testimoniano come Telecom con una sola offerta abbia potuto divorare un mercato di nicchia prezioso per la sopravvivenza di molti piccoli operatori. “A dicembre l’80 per cento degli utenti non ha rinnovato il contratto e non ce ne sono stati nuovi. Stavamo coltivando da anni un piccolo grazioso mercato e Telecom in un colpo solo se l’inglobato”. Mercato piccolo ma importante, come dimostrano tre eventi in successione: prima il ricorso di quasi tutti i provider in massa contro Teleconomy, poi la replica di Telecom per tentare di salvarla e adesso lo sforzo di alcuni di loro per recuperare terreno. I provider non si arrendono a cedere il boccone a Telecom: “Ho dimezzato il canone mensile, ora di 11,88 euro al mese, per la flat serale F4 Family”, dice Spada. Costa meno di Teleconomy Internet (il cui canone era di 12 euro mese su 56 K e 24 euro mese su ISDN fino a 128 K), ma permette l’accesso solo da lunedì al venerdì dalle 17.30 alle 9.30 del giorno successivo; sempre durante il weekend e nei giorni festivi. In quelle ore assicura almeno 16 ore di connessione al giorno, su media settimanale. A differenza di Teleconomy Internet, include inoltre un’e-mail da 1 GB di capienza, con antivirus e antispam.

Anche Wooow (del gruppo Eutelia) ha una semiflat competitiva con i prezzi Teleconomy: Night e Weekend, a 11,40 euro al mese; ma si sforza di differenziarsi soprattutto con una novità: Turbo Wooow Flat. È la promessa di navigare dial-up a 150 Kbps grazie a un servizio Web accelerator integrato. I canoni partono da 22,80 euro al mese per la versione normale e 14,4 euro al mese per quella Night and Weekend. Prezzi IVA inclusa. Un altro operatore noto nel mondo delle flat, SìPortal , combatte questa guerra a colpi di semiflat per diversi gusti: si parte da 2,376 euro al mese, IVA inclusa, per la flat notturna (dall’una alle sei di notte). È chiaro però che è una lotta a denti stretti.

“Ovviamente vado in perdita, adesso, con la flat serale- aggiunge Spada- ma ne ho tagliato i prezzi guardando al futuro con ottimismo: nella speranza che Agcom, l’Autorità Garante TLC imponga a Telecom di abbassare i prezzi all’ingrosso FRIACO per le flat dial-up”. È il nocciolo della questione, per i provider: se i prezzi all’ingrosso calassero, sarebbero salvi capre e cavoli: Teleconomy Internet potrebbe vivere e le offerte dei concorrenti costerebbero di meno, per la felicità degli utenti.

Telecom non intende per ora diminuire i prezzi, però; Agcom potrebbe intervenire con una delibera, a riguardo, dopo aver terminato l’analisi dei mercati all’ingrosso che impattano sui costi delle dial-up flat. Come previsto dalla Commissione Europea nel nuovo Codice delle Comunicazioni Elettroniche , le Autorità dei vari Paesi europei sono chiamate infatti ad analizzare 18 mercati TLC e introdurvi di conseguenza nuove regole. Agcom è in ritardo, rispetto ad altre autorità nazionali (come quella britannica), ma sta cercando di recuperare il tempo perduto nelle analisi e nelle relative delibere. È l’orizzonte degli eventi; nell’immediato sarà invece la sentenza di febbraio a incidere sul mercato dial-up flat.

Il problema è che la questione è molto tecnica e complessa per un giudice non addetto ai lavori. Telecom cerca di dimostrare che un operatore dotato di sufficienti economie di scala possa replicare Teleconomy e che basti mescolare, sullo stesso flusso di interconnessione, utenti flat e dial-up a consumo in grande quantità. In questo modo, Telecom dice di aver dato a Teleconomy Internet un concentration rate di 1:12,5 (mentre le altre flat tendono a non superare il rapporto di 1:3). Per gli operatori i calcoli di Telecom sono infondati, ma riusciranno a farsi capire dal giudice?

Ci sono quindi buone possibilità che Teleconomy Internet torni a vivere tra un mese, perché, nel beneficio del dubbio, il giudice potrebbe rinviare la questione all’Agcom. Una cosa simile è già accaduta prima di Natale, per una causa che contrapponeva , di fronte alla Corte di Appello di Milano, Telecom Italia a Tele2. Tele2 aveva vinto il ricorso (la prima udienza); il giudice aveva stabilito che Telecom non dovesse far più pagare un monte minimo di ore mensile, ai provider, per ogni utente ADSL a consumo. Nell’udienza di replica, però, un altro giudice ha annullato la sentenza precedente: ha stabilito che la questione era troppo complessa e che quindi dovesse essere Agcom a decidere. In una situazione normale sarebbe giusto così: è l’Agcom l’ente preposto. Ma la situazione in cui versa Agcom normale non è: è in deficit di risorse umane e finanziarie ; ed è stato a causa delle sue lentezze che molti provider hanno deciso di rivolgersi ai giudici negli ultimi mesi . Non solo: quando Agcom alla fine riesce a prendere posizioni contro un’offerta (come ha già fatto , invano, appunto con Teleconomy Internet), Telecom può anche permettersi di disubbidire . È quindi in questo impasse- la debolezza dell’Agcom e la difficoltà dei giudici nell’affrontare problemi molto tecnici- che le ferite della concorrenza in Italia rischiano di incancrenirsi.

Alessandro Longo

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Anonimo scrive:
    Che business mancato...
    Qui in Italia ci sarebbe stato materiale sufficiente, con tutte le intercettazioni che ci sono state, da incassare miliardi di euro dagli editori dei giornali...
Chiudi i commenti