Digilandia, il Governo Monti nel Paese delle Meraviglie Digitali

di A. Lisi (www.studiolegalelisi.it) - Una giostra di proposte, una girandola di norme, un rimandare a tempo indeterminato. Il decreto Digitalia e il gioco della digitalizzazione dello Stivale

Giro-Girotondo
Eccola la rivoluzione digitale italiana. Un susseguirsi di innovazioni, a partire proprio dai suoi organismi rappresentativi: AIPA, CNIPA, DigitPA e oggi Agenzia per l’Italia Digitale. Un inno al Nominalismo ha contraddistinto la nostre importanti riforme in materia durante tutti questi anni!
E poi tante, tantissime leggi: siamo partiti prima di tutto con il “Nuovo” Codice dell’amministrazione digitale. Così è stata chiamata con una certa supponenza quella riforma piccola piccola e un po’ confusa voluta dall’ex ministro Brunetta e contenuta nel Decreto 235/2010. E poi c’è stato un succedersi di mirabolanti normative, tutte a rincorrersi in un impeto schizofrenico di innovazione legislativa!

Ne dimenticherò qualcuna perché vado a memoria, ma ricordo:
– la fantastica decertificazione : art. 15 L. 183/2011 + Direttiva Pres. Consiglio Ministri 14/2011
– le favolose semplificazioni : DL 9 febbraio 2012 n. 5 convertito in Legge 4 aprile 2012 n. 35 (Agenda Digitale)
– le mirabolanti misure urgenti per la crescita del Paese : DL 22 giugno 2012 n. 83 convertito in Legge 7 agosto 2012 n. 134 (Agenzia per l’Italia Digitale).

Come ho già avuto modo di riferire , in realtà c’è veramente poco di nuovo in tutta questa recente normativa così impetuosa e galoppante e che si interessa in modo ostinato del miracolo digitale. Si continua a ruotare sempre intorno ai soliti princìpi generali, imponendo in qualche timoroso articolo qualche termine (non) perentorio e si rinvia ai soliti decreti attuativi (che nella maggior parte dei casi non arrivano). Sembra quasi che si tratti di un catartico girotondo normativo, quello a cui è sottoposto il nostro povero ordinamento in questi anni.
Davvero il nostro Governo pensa che i processi di digitalizzazione porteranno non solo efficienza, ma anche e soprattutto risparmi immediati e concreti a tutte le PA italiane? Chi sta raccontando queste frottole in giro per l’Italia?

In realtà, digitalizzarsi costa ed è bene ricordarlo . Costa in termini di risorse (dipendenti da formare e cittadini da informare), in termini di strumenti (hardware e software) e soprattutto in termini di modelli e processi organizzativi da sviluppare. È un cammino inesorabile e necessario, ma non si può pensare di percorrerlo inzuppando le norme qua e là di bellissimi principi generali, tutti da concretizzare (prima o poi…).

E arriviamo adesso agli ultimi giorni. Perché è alle porte l’ultimo decretone “Digitalia” contenente le “Disposizioni urgenti per l’Agenda digitale italiana e le start up innovative e ulteriori disposizioni per la crescita e lo sviluppo del Paese”. Il testo del decreto è stato diffuso nella sua forma pressoché definitiva, ma non certo per una democratica “pubblica consultazione”, in modo da ricevere critiche e apportare necessarie correzioni, ma si presume solo per ricevere in modo presuntuoso i primi applausi ancora prima della sua pubblicazione. Gli applausi, infatti, quasi all’unanimità sono arrivati, ma in verità la montagna ha partorito un topolino.

Un, due, tre stella!
Leggendo questo fiume in piena contenuto nel Decreto Digitalia, pieno zeppo di princìpi e impegni entusiasmanti, in un fantasioso e spumeggiante brindisi al miracoloso bit, non ho potuto fare a meno di pensare al gioco “un, due e tre stella”. Lo ricordate?
Ho immaginato il serioso prof. Monti (insieme ai suoi ministri) intento a contare, mentre dietro di lui tutte le PA italiane, in una controversa sarabanda, fanno qualche saltino qua e là per arrivare non si sa bene a quale traguardo. Anche perché le normative e gli strumenti (come i nomi degli organismi istituzionali) cambiano ogni volta. Qualche PA arriva anche vicina a toccare il muro, ma poi la regola cambia e si ritorna indietro!
Questo sta succedendo in Italia. E non si può che essere sconcertati, se si ha davvero a cuore la normativa su queste delicate materie, osservando lo scempio che si sta compiendo in questi anni.

Le amministrazioni sono in una paralisi deprimente. Basta guardare l’ indagine sviluppata dall’associazione ANORC sul reale stato della digitalizzazione in Italia per rendersi conto di quanto siamo lontani dal raggiungimento di risultati concreti e di quale rischio corrono i nostri archivi quando si impongono processi delicati (si pensi, per fare qualche esempio, alla pubblicità legale online o ai certificati medici digitali ) senza organizzare con pazienza certosina l’innovazione informatica.

Giochiamo a nascondino?
Ho sfogliato oggi le 115 pagine dell’ ultima bozza del Decreto Digitalia . C’è di tutto, altro che Codice dell’amministrazione digitale! E mi viene spontaneo chiedermi: ma qualcuno nelle PA italiane ha mai avuto l’incredibile coraggio di sfogliarlo davvero quel Codice? Si ricorda che esiste ancora? E adesso il legislatore italiano ha l’ardire di propinare alle PA e ai cittadini italiani un nuovo testo ancora più lungo e farraginoso?

A proposito, ricordo che il CAD contiene una norma di chiusura (art. 89) che recita espressamente: ” la Presidenza del Consiglio dei Ministri adotta gli opportuni atti di indirizzo e di coordinamento per assicurare che i successivi interventi normativi, incidenti sulle materie oggetto di riordino siano attuati esclusivamente mediante la modifica o l’integrazione delle disposizioni contenute nel presente codice “. Invece, nonostante questo importante articolo, ancora una volta il CAD viene in parte rattoppato, in parte dribblato e in parte superato da questa nuova, caotica normativa. E poi, mi chiedo ancora: ma l’Agenda Digitale Italiana non avrebbe dovuto essere inserita nel CAD? Non ha meritato l’Agenda Digitale di essere inserita lì o è stato il Codice ad essere ritenuto troppo modesto per cotanta innovazione? Oppure, peggio, il legislatore italiano non si è proprio posto il problema? Eppure sempre di digitale si parla, no?
E continuiamo allora a procedere in parallelo, con normative che tra loro giocano a nascondino in un vorticoso avvicendarsi di leggi piene zeppe di princìpi, magari anche lungimiranti, ma inevitabilmente non concretizzabili.

Il gioco del dottore
C’è di tutto in questo Decretone-Minestrone . Dal documento digitale unificato, al domicilio legale del cittadino; dalla trasmissione dei documenti in via telematica tra PA e tra privati sino alla conservazione degli atti notarili; dall’istruzione digitale alla sanità digitale; dalla moneta elettronica al commercio elettronico; dalle start up innovative alla giustizia digitale; sino ad arrivare all’eliminazione del registro dell’alcool etilico e all’ampliamento delle attività delle imprese ittiche!
Il disorientamento è inevitabile quando si ha la sventura di leggere il testo. Ma poi si guarda un po’ in giro, qua e là in questa maionese impazzita, e si ha modo di osservare le grandi novità: cartella clinica digitale (entro il 1° gennaio 2013), fascicolo sanitario elettronico , per passare poi alle nuove regole dell’amministrazione digitale , all’ istruzione completamente digitalizzata (fascicoli elettronici per gli studenti, centri scolastici digitali, e-book e così via), giustizia digitale a suon di PEC.

Un caos disarmante di tanti – e nella maggior parte dei casi vecchi – princìpi generali.
Ma ci ricordiamo tutti che il CAD aspetta ancora da anni oltre 40 decreti attuativi per essere concretizzato? Vogliamo ancora riempirci la bocca di proclami senza speranza di realizzazione? Non ne abbiamo abbastanza?
Come si può parlare senza arrossire di documenti digitali se si attendono le regole tecniche sulla gestione e conservazione informatica dei documenti? Dove si sono arenate le regole tecniche sulla firma elettronica avanzata? Quanto si deve aspettare ancora per la pubblicazione in GU delle Linee guida per la dematerializzazione della documentazione clinica in diagnostica per immagini (documento su cui si sta lavorando da più di sei anni!)?

Forse il legislatore gioca a fare il timido con questi documenti così delicati e riservati che magari, invece, sono già pronti. Forse sono lì, proprio lì, ma occorre giocare un po’ per arrivare a leggerli e farli finalmente approvare a chi di competenza.

Di certo con la privacy degli italiani il legislatore gioca meno, e incredibilmente nel decretone-panettone che avrebbe dovuto interessarsi di tutt’altro ha ritenuto utile infilare anche una norma (l’art. 62 del testo) che intende incidere ancora una volta sulle definizioni del Codice per la protezione dei dati personali, senza pensare che una riforma del genere (che vorrebbe avvicinare concettualmente l’interessato al trattamento alla figura del consumatore) andrebbe a violare importanti princìpi comunitari in materia.

Il “fai da te”
Alla fine, con queste leggi così disordinate e contraddittorie e con questo modo di procedere a tentoni, con l’avvicendarsi di normative generali che non vengono mai completate dalle ormai necessarie e indispensabili normative tecniche, continueranno a farsi strada solo e soltanto quelle poche, sopravvissute pubbliche amministrazioni che ancora sono capaci oggi di fare innovazione e sviluppare best practice, pur in assenza di certezze. Perché in un quadro normativo del genere la certezza del diritto si è persa da tempo.

E, come sempre, noi italiani ci arrangeremo come abbiamo sempre fatto (e con rischi altissimi per i cittadini digitali, perché – ricordiamocelo – il web e il digitale sono strumenti importantissimi e innovativi, ma sono delicati e vanno utilizzati con cura). Ma poi, insomma, alla fin fine… che ci importa delle norme? Evviva il “fai da te”! Del resto, ” la masturbazione è gratuita, pulita, comoda, e non presenta il pericolo di fare torti ad altri… e poi non devi tornare a casa al freddo. Ma è solitaria ” (Robert A. Heinlein). E l’Italia, con o senza Agenda Digitale, procedendo in questo modo, si isolerà dall’Europa e dal resto del mondo.
Ed Ennio Flaiano, in proposito, ci ha ricordato che ” chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà “… quanto aveva ragione, e come lo sanno bene ormai tutte le PA italiane!

Avv. Andrea Lisi
Digital&Law Department – Studio Legale Lisi
ANORC (Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Conservazione digitale)

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  • napodano scrive:
    a questo punto..
    a questo punto perché non un bel cellulare senza tasto di accensione, così si risolve il problema alla radice?
  • max scrive:
    Il problema è lo stesso....
    Dalla descrizione...è chiaro...che questa giacca...ha una taschino apposito... per schermare il telefonino.....Ora...se uno non si ricorda di spegnere il telefonino...perchè diavolo dovrebbe ricordarsi di riporre il telefonino nello specifico taschino isolante....Io sono più dell'idea che questa invenzione...serva solo ai manager che vogliono trovare una scusa ufficiale per sparire per qualche ora dal radar delle mogli e andarsene con le amanti......"scusa cara..ho dimenticato il telefonino nel taschino isolante dopo la riunione"
    • . . . scrive:
      Re: Il problema è lo stesso....
      Ma quali amanti... farsi un paio d'ore di pennica in santa pace .. eh poveretti !!!Così provati dal "duro" "lavoro"... :D
  • Vecchio scarpone scrive:
    Per me
    [yt]Zcb4Kpfi2oM[/yt]
  • Alessio scrive:
    Ignobel
    Hanno già fatto le premiazioni?
  • 4shared scrive:
    Lo capirebbe anche un bambino di 5 anni
    La cavolata piu' grossa e' che, siccome so che nella giacca non prende, normalmente lo tero' da qualche altra parte. Percio', se mi dimentico di spegnerlo, mi dimentichero' anche di metterlo dentro la giacca, e quindi squillera' ugualmente.Lo capirebbe anche un bambino di 5 anni.
  • ingiurioso scrive:
    Ma che bella CRETINATA!
    Una giacca che impedisce al telefonino di ricevere in modo che non disturbi quando siete in una riunionie, l'invenzione di un vero "GEGNO"! Utilissima devo dire, perché mica esistono i telefonini che si possono spegnere, NO! E soprattutto quelli con il la suoneria-vibro... NO, mai sentito in vita mia! Ci vuole proprio questo GIACCONE IMMONDO, soprattutto d'estate.
  • DR.House scrive:
    non capisco...
    qual'è la novità ? Gli utenti di Iphone fanno la stessa cosa solo tenendolo in mano.
  • no problem scrive:
    spegnere
    spegnere quel ca%%0 di cellulare no eh?
    • becker scrive:
      Re: spegnere
      - Scritto da: no problem
      spegnere quel ca%%0 di cellulare no eh?o mettere muto, vibrazione..ecc.Creano un gabbia di Faraday in una giacca una cavolata
      • uno di noi scrive:
        Re: spegnere
        - Scritto da: becker
        - Scritto da: no problem

        spegnere quel ca%%0 di cellulare no eh?

        o mettere muto, vibrazione..ecc.

        Creano un gabbia di Faraday in una giacca una
        cavolatameglio ancora, infilacelo dentro e rimanere irraggiungibile tutto il giorno, perndendo affari e clienti.
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