Digitale, soldi pubblici anche per SKY

Gasparri apre ai contributi pubblici per tutti i decoder interattivi, anche quelli satellitari. Mediaset annuncia nuovi investimenti. Fine della tv analogica in due regioni a gennaio. Consumatori sul piede di guerra
Gasparri apre ai contributi pubblici per tutti i decoder interattivi, anche quelli satellitari. Mediaset annuncia nuovi investimenti. Fine della tv analogica in due regioni a gennaio. Consumatori sul piede di guerra


Roma – La televisione digitale interattiva avanza e il Governo vuole rassicurare tutti: i contributi pubblici per i decoder non sono destinati necessariamente al digitale terrestre ma anche al satellitare , a patto che i decoder dell’uno o dell’altro tipo assicurino l’ interattività .

Questo è quanto ha dichiarato il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri rispondendo sì a Paolo Gentiloni della Margherita ma soprattutto a Rupert Murdoch : sono ormai molti mesi che “SKY Italia” preme affinché i contributi non siano “discriminanti” e, in particolare, da quando proprio Murdoch lo scorso settembre è venuto in Italia .

I famosi 70 euro per ogni decoder , dunque, sono legati “alla prestazione tecnica – ha affermato Gasparri – e all’utilizzo di analoghi protocolli”. “Noi – ha continuato – guardiamo al contenuto e alle prestazioni che danno diritto all’incentivo e quindi a tutte quelle che garantiscono l’interattività”. Resta da vedere, evidentemente, se i contributi a pioggia distribuiti finora per dare credito alla tv sperimentale siano finiti effettivamente in decoder interattivi (sono quasi due i milioni di decoder acquistati grazie al finanziamento pubblico).

Sia come sia, la strada è segnata e Gasparri lo ha ribadito affermando che quella della televisione digitale “è una scelta dell’Europa” definendolo anche “un vantaggio” e “un obiettivo da perseguire” e descrivendo l’Italia come “una locomotiva in questo campo”.

Sulla stessa linea Mediaset che in queste ore ha confermato un nuovo forte investimento pari a 230 milioni di euro nel digitale terrestre, dobloni che assieme all’intervento pubblico daranno ulteriore spessore economico all’intera operazione di migrazione dalla tv analogica.

Ma è un segnale anche il fatto che Valle d’Aosta e Sardegna si apprestino a dare l’addio alla televisione tradizionale già al 31 gennaio dell’anno prossimo, con 11 mesi di anticipo rispetto alla scadenza “nazionale” della tv analogica. Un primato che ha fatto guadagnare ad entrambe sui media mainstream il curioso epiteto di regioni “all digital”.

L’Italia riuscirà a rispettare la scadenza di fine 2006 per la transizione definitiva alla tv digitale? Gasparri ne è convinto. “Lavoriamo – ha dichiarato – per mantenere la scadenza indicata per il passaggio alla televisione digitale terrestre”. A suo dire “c’è una copertura ampia della popolazione, ci sono già due milioni di decoder, c’è una industria italiana ed estera al lavoro”. Inoltre, ha affermato, “si comincia a discutere della possibilità di erogare servizi ai cittadini proprio attraverso questo sistema” (vedi anche T-gov anno zero: la sperimentazione stenta ).

Tutto bene? Non proprio. Proprio ieri in un comunicato congiunto Adiconsum e Movimento Difesa del Cittadino hanno spiegato di aver presentato un esposto all’Autorità TLC per quelli che definiscono gli sprechi del Governo per la pubblicità al digitale terrestre negli stadi.

“E? inaccettabile anzitutto che un Ministero faccia pubblicità per servizi gestiti da privati, come sono Mediaset e Telecom (La 7) ? affermano Paolo Landi, Segretario generale Adiconsum e Antonio Longo, presidente MDC – Oggi l?unica offerta appetibile del digitale terrestre è il calcio, che viene appunto proposto solo da Mediaset e La7. Per lanciare questo business si stanno spendendo enormi risorse pubbliche, come gli oltre 230 milioni di euro tra il 2004 e il 2005 per incentivare l?acquisto dei decoder, mentre si tagliano servizi essenziali come gli insegnanti di sostegno ai bambini disabili nelle scuole. Oltretutto, si ingannano gli utenti facendo passare per numero verde gratuito a cui chiedere informazioni un numero che in realtà è a pagamento. Quanto costa questa campagna pubblicitaria? E perché i contribuenti devono finanziare con i propri soldi le tecnologie e i servizi di due aziende private, in spregio alle più elementari regole di una sana concorrenza e del libero mercato?”.

Le due associazioni stanno anche verificando la sussistenza di elementi penali per una denuncia contro Gasparri alla Procura della repubblica e alla Corte dei conti per truffa ai danni dello stato e abuso di ufficio, “prevalendo – dicono – l?interesse privato di due aziende sulla finalità pubblica nell?impiego di questi finanziamenti”.

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17 04 2005
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