Diritti d'autore, denunciata la SIAE

A testimoniare la complessità del mondo del diritto d'autore ecco la difficile questione dei diritti connessi, che hanno spinto un gruppo di emittenti a denunciare SIAE, SCF e Guardia di Finanza
A testimoniare la complessità del mondo del diritto d'autore ecco la difficile questione dei diritti connessi, che hanno spinto un gruppo di emittenti a denunciare SIAE, SCF e Guardia di Finanza


Roma – Il primo giugno presso la Procura della Repubblica di Tivoli sono state denunciate dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) la SIAE, l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, la Guardia di Finanza, la SCF (Società Consortile Fonografici) ed altri soggetti minori. L’accusa, si legge in una nota diffusa dalla REA, è un “imbroglio dei diritti connessi” che avrebbe danneggiato i titolari delle emittenti. Una questione complessa che riguarda diritto d’autore, normativa e supporti.

I diritti “connessi” al diritto d’autore sono improvvisamente emersi dalla vecchia legge 633 datata 22 aprile 1941. A rivendicarne l’incasso da radiotelevisioni e dagli utenti consumatori sono società italiane e straniere organizzate in consorzio che producono, o meglio stampano, dischi in vinile e compact disk di opere musicali e video. “E’ un’attività industriale – afferma la REA – che nulla ha a che fare con le opere dell’ingegno e dell’arte prodotte dagli autori e promosse dagli editori”.

Ebbene, a tale segmento di attività industriale la legge ha riservato il privilegio di incassare un diritto cosiddetto connesso al diritto d’autore che la REA descrive come obolo perpetuo ogni volta che una emittente radiotelevisiva mette in onda una canzone o un’opera video stampata su un supporto magnetico prodotto dalla casa discografica e ciò indipendentemente dall’assolvimento del primario diritto d’autore tutelato dalla SIAE.

“Per analogia – commenta la REA – sarebbe come riconoscere all’industria automobilistica un diritto connesso al primario diritto d’invenzione o di brevetto da riscuotere ogni volta, e per cinquant’anni, che l’automobilista mette in moto l’autovettura benché questi sia il legittimo possessore per averla regolarmente pagata!”

“Ci rendiamo così conto – afferma la REA – che il diritto connesso non trova più una valida ragione d’esistere. Andrebbe abrogato per non ulteriormente appesantire le imprese radiotelevisive locali con oboli e gabelle di varia natura, per scongiurare la paralisi totale della distribuzione dei prodotti audiovisivi e fonografici , per non vedere compromessa la diffusione delle opere fonografiche e, soprattutto per non penalizzare il consumatore con dei costi parassitari. Ma il diritto è diritto e finchè c’è una legge che lo riconosce occorre rispettarlo. Infatti, fino ad oggi, le emittenti locali in regola con la SIAE hanno automaticamente assolto tale diritto”.

REA ha contestato a SCF la riscossione diretta dell'”obolo” anziché far passare tale riscossione tramite la SIAE, come sarebbe invece previsto dalla normativa di settore. “Tuttavia – si legge nella nota diffusa dalla REA – lo sdegno e la conseguente reazione in sede giudiziaria e politica della REA nasce dalla intromissione della Guardia di Finanza in una questione che non le compete e, per di più, eseguendo indiscriminate ispezioni e sequestri giudiziari a carico delle piccole e medie emittenti locali per non aver pagato direttamente alla SCF i “diritti connessi”.”

REA ha anche sottolineato che sulla questione sono già state prodotte interrogazioni parlamentari. “Ora – conclude l’associazione – nel maledetto imbroglio dei diritti connessi i principali soggetti coinvolti (…) dovranno probabilmente risponderne in sede penale, con diverse motivazioni e responsabilità, per essersi associati contro le emittenti locali contravvenendo di comune accordo alle disposizioni di legge in vigore”.

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03 06 2004
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