Diritti, la carta è un ostacolo

Suscita attenzione il caso del volume di Candido Cannavò sulle disabilità, tanto importante quanto inaccessibile a chi utilizza tecnologie assistive per la lettura. PI parla del problema con il suo autore
Suscita attenzione il caso del volume di Candido Cannavò sulle disabilità, tanto importante quanto inaccessibile a chi utilizza tecnologie assistive per la lettura. PI parla del problema con il suo autore


Roma – Ne ha parlato per primo Paolo Pietrosanti, esponente radicale, cieco, che sulla mailing list pdl3486 ha denunciato il fatto che il volume E li chiamano disabili? del giornalista Candido Cannavò è stato lanciato solo su carta e in nessuna versione accessibile ai disabili stessi (vedi anche la lettera aperta E li chiamano disabili? pubblicata da Punto Informatico).

Per comprendere come mai oggi possano verificarsi questo genere di problemi, e un libro tagliar fuori una fetta della popolazione abile alla lettura ma disabile all’inchiostro, Punto Informatico ha approfittato della grande disponibilità dello stesso Cannavò.

Punto Informatico: “E li chiamano disabili” è un libro che sta facendo parlare molto di sé in queste settimane in rete perché è stato lanciato sul mercato senza che ne fosse prevista una versione accessibile ai disabili. Come mai questa scelta?
Candido Cannavò: Ho risposto alle tante osservazioni che mi sono giunte con un parere inequivocabile: avete perfettamente ragione. La verità è che sino a quando l’alternativa era solo il braille, le società editrici non erano in grado di provvedere ai sacrosanti diritti dei non vedenti. Adesso è diverso perché ci sono mezzi tecnici facilmente perseguibili.
Ho subito sensibilizzato i dirigenti della Rizzoli.
In attesa della soluzione stabile del problema, è stata fatta una convenzione con la stamperia di Catania, disponibilissima a soddisfare tutte le richieste che le sono giunte e le giungeranno per l’edizione in file. Nei prossimi giorni ci sarà un comunicato.
Spero che da un episodio negativo emerga qualcosa di concreto: per il mio libro e per il futuro. Io sono un autore armato solo della mia buona volontà e della voglia di lottare.

PI: Pietrosanti, esponente radicale, cieco e da sempre attento alla questione dell’accessibilità, sostiene che nulla gli impedisce di leggere quel libro, non essendo inabile alla lettura, se non il fatto che è su carta e non, ad esempio, su file, dove diffuse tecnologie assistive sono in grado di consentire la lettura anche a chi non vede. Cosa pensa della posizione di Pietrosanti? E’ vero che, per usare le sue parole, in questa occasione “è stato reso disabile”?
CC: La posizione di Pietrosanti è assolutamente legittima. Lui si batte per una causa giusta. Dovrebbe tenere conto, comunque, della mia disponibilità e della risposte che gli ho immediatamente dato. Ma ha perfettamente ragione.

PI: In questi anni, di accessibilità delle opere da parte dei disabili si parla sempre di più in virtù di tecnologie sempre più evolute che consentono di facilitare la lettura anche a chi non può scorrere il nero su bianco di un volume cartaceo. Secondo lei cosa possono fare gli editori per rendere più “agibili” i libri che pubblicano?
CC: Non conosco tutte le possibilità tecniche. Sono certissimo che i mezzi ci sono e sono assolutamente abbordabili. A parte il dovere sociale che resta primario.

PI: Ci sono problemi di diritti d’autore, di accordi con i distributori, di rapporti con i circuiti tradizionali di diffusione: stante tutto questo, i libri oggi stampati esistono ben prima della stampa su file elettronico. La mancata possibilità di acquistare il file anziché il libro viene sempre più vissuto da chi il libro non può leggerlo, ma il file sì, come una insopportabile limitazione. E’ solo un problema di proprietà intellettuale e di mercato o a suo dire c’è anche un problema di tipo culturale?
CC: Assolutamente no: non c’è nessun problema. Io non invoco alcun diritto di autore per l’edizione in file e per qualsiasi altra rivolta ai non vedenti. E la società editrice dà la sua autorizzazione senza chiedere nulla: almeno per questo libro.
Quanto al problema culturale, esso esiste su un piano generale, nel rapporto tra la società e il mondo dei disabili. Molti passi sono stati fatti. Io spero che il mio libro dia un piccolo contributo in questo cammino di civiltà. Confesso che l’incidente con i non vedenti mi ha molto rattristato.

Intervista a cura di Paolo De Andreis

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06 12 2005
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