Display/ Dopo l'e-paper, ecco l'e-ink

Fra pochi anni nei nostri telefoni cellulari, PDA ed altri dispositivi mobili potremmo trovare l'inchiostro digitale, una tecnologia che mira a sostituire quella LCD offrendo una leggibilità molto vicina al foglio stampato


Abbiamo la penna elettronica, la carta elettronica e il libro elettronico: poteva mancare l’inchiostro elettronico? Certo che no. L’inventrice è E Ink, un’azienda fondata da alcuni ex geniacci del MIT fra i cui investitori figurano i nomi di Philips, Motorola e persino l’italiana Gruppo Espresso.

Secondo E-Ink l’inchiostro elettronico rivoluzionerà il modo in cui le informazioni vengono visualizzate su di uno schermo, rimpiazzando in buona parte le attuali tecnologie per la lettura di testi digitali su PDA, cellulari, e-book ed altre info appliance.

Ma cos’ha di così speciale questo e-ink? In primo luogo la sua grande duttilità: esso può infatti essere applicato a quasi ogni tipo di superficie e materiale, dalla plastica al metallo, o addirittura alla tradizionale carta, consentendo di produrre display più economici, leggeri (sottili meno di 1 millimetro) e leggibili in qualsiasi condizione di luce e angolazione.

L’inchiostro elettronico si pone dunque come alternativa alla tecnologia LCD, la stessa che oggi equipaggia ogni sorta di dispositivo mobile e che sta trovando sempre più diffusione anche nel mondo dei monitor per PC e nelle televisioni.

E-Ink sostiene però che la tecnologia LCD sia poco adatta per i dispositivi mobili, soprattutto per i suoi alti costi, l’alto consumo di energia e l’ancor non ottimale qualità di visualizzazione. Il mercato dunque più ambito da E-Ink è proprio quello mobile: e-book, PDA, telefoni cellulari, pager, orologi e handheld computer.

L’inchiostro elettronico promette di portare la stessa leggibilità della carta sui piccoli display, virtualmente in qualsiasi condizione e senza retroilluminazione. L’e-ink ha poi il grande vantaggio di mantenere la propria configurazione sul foglio elettronico anche in assenza di elettricità: questa è richiesta soltanto per mutare il disegno sulla pagina. Per ultimo, gli schermi e-ink posso essere applicati anche su superfici curve.

E ink prevede di lanciare il prodotto verso la fine del 2002, ma per lo sbarco sul mercato di massa bisognerà probabilmente attendere la metà del 2003.


L’inchiostro elettronico è formato da milioni di minuscole sfere chiamate microcapsule. Ognuna di esse ha un involucro trasparente ed è riempita da un liquido blu e di microscopiche particelle di pigmento bianco caricate positivamente. Il movimento di queste particelle viene controllato attraverso due strati conduttivi (elettrodi), con l’elettrodo superiore trasparente.

La tecnica si basa sul fatto che due cariche di segno opposto si attraggono, dunque basta far scorrere una carica negativa su uno dei due elettrodi per attirare le particelle cariche positivamente verso quello strato: quando queste ultime vengono attratte sullo strato superiore, la superficie del display si colorerà di bianco, nel caso contrario, si depositeranno sul fondo sprofondando nell’inchiostro blu in cui sono immerse.

Ognuna di queste microcapsule rappresenta un pixel (bianco o blu) dell’immagine o del testo visualizzato sul display: ogni pixel può essere attivato o disattivato individualmente. Pare che il tempo di latenza sia sufficientemente basso per permettere scritte scorrevoli o anche filmati.

Un display e-ink è costituito da due sottilissime pellicole di materiale plastico rivestite da un sottile strato di circuiti elettrici: questi ultimi costituiscono una trama di pixel che posso essere controllati da un driver video standard.

Una delle tecnologie rivali di e-ink è la Digital Paper di Iridigm Display. Questa consente di ottenere display LCD con una riflessività di oltre l’80 per cento, angoli di visione di circa 60 gradi ed un rapporto di contrasto che può arrivare fino a 12:1. Un altro vantaggio di questa tecnologia sembra essere quello di non richiedere nuovi processi produttivi rispetto a quelli già in uso e di consumare poca energia.

Alessandro Del Rosso

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