DL Urbani e broad band nel pallone

Ne parla in una lettera al direttore l'avv. Alvise Rebuffi, che analizza il conflitto tra la contestata normativa e gli stanziamenti e le politiche per lo sviluppo della banda larga


Roma – Egregio direttore,
anni fa lessi un intervento al Senato dell’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema: “E’ ormai del tutto evidente che siamo di fronte a un processo votato a modificare in un futuro prossimo la natura dello sviluppo economico. Sta nascendo una nuova infrastruttura essenziale per la produzione, il lavoro, il commercio, l’educazione, il tempo libero. Vanno modificandosi abitudini e modalità di fruizione di servizi e consumi. Consideriamo questo capitolo prioritario e sarà nostro impegno presentare, in tempi brevi, un Piano d’azione nazionale sulla materia rispondendo positivamente alle sollecitazioni che giungono dalla stessa Commissione europea”.

Il 18 dicembre 1999 venne approvata la legge finanziaria 2000. La legge destinò rilevanti risorse finanziarie per lo sviluppo della Società dell’Informazione. Nella relazione di accompagnamento si legge che “le nuove tecnologie sono un fattore fondamentale per lo sviluppo economico, sociale ed umano perché concorrono allo sviluppo della produzione, del lavoro, del commercio e dell’istruzione”.

Il governo Amato nei suoi 398 giorni di durata non cambiò orientamento, o per lo meno non si adoperò particolarmente in questo settore.

Il Governo Berlusconi si insediò il 17 giugno 2001.
Pochi mesi dopo il Comitato dei ministri per la società dell’informazione, più precisamente nella riunione del 13 febbraio 2002 presieduta eccezionalmente dal Presidente del Consiglio dei Ministri, rese note le “Linee guida del piano nazionale per la diffusione e lo sviluppo della larga banda”.

Mi permetto di riportare a fondo pagina il contenuto di questo documento, lungo, tecnico, un po’ noioso, ma utile per comprendere alcune mie conclusioni. Per chi va di fretta, riporto una frase “La larga banda si configura… come un irrinunciabile strumento per rendere possibile quella trasformazione del sistema culturale, economico-sociale e produttivo, senza la quale il Paese rischia di essere escluso dalla competizione internazionale.” Se questi erano gli intendimenti del governo, il D.L. Urbani li ha drasticamente rovesciati.

La mia sensazione è che molti utenti provvederanno a disdire i loro contratti con chi offre connessioni in fibra ottica o DSL, con ovvie conseguenze sul settore strategico anzidetto. Il motivo della disdetta non sarà, come penseranno i malevoli, addebitabile al fatto che oggi non è più possibile il download selvaggio dei file coperti dal diritto d’autore: le norme della legge n. 633/41 esistevano già da tempo. Il motivo è causato dal fatto che gli utenti, mitragliati dalle minacce del Ministro e delle varie associazioni che tutelano il diritto d’autore, dagli strepiti della SIAE e dal tentativo di rendere assoggettabile a brevetto qualunque software, anche open source, non sanno più cosa sia possibile condividere e cosa sia vietato e sanzionato con il carcere.

A dire il vero, gli utenti sembrano essere accomunati ai politici per quanto riguarda le incertezze sul da farsi. Personalmente sono rimasto amareggiato dalle dichiarazioni dell’On. Folena: “Quando il Decreto Urbani è stato presentato, subito l’opposizione ha chiesto sostanziali modifiche al testo. In particolare i Ds hanno presentato una pregiudiziale di costituzionalità, poi ritirata a seguito delle promesse del governo di rivedere le norme contestate (promessa almeno in parte non mantenuta, come tante altre). Il successivo iter in Commissione cultura (di cui peraltro non faccio parte), tuttavia, non ha colto tutti gli aspetti critici del decreto ed è vero che l’opposizione s’è lasciata sfuggire la modifica sul fine di lucro. È stato un errore e su questo non ci piove. E tuttavia non vorrei si dimenticasse che l’opposizione si è battuta per la modifica tendente ad escludere dalla punibilità l’uso personale del materiale scaricato. Modifica che l’effetto perverso della dizione “trarne profitto” rischia di inficiare. Anzi, come è stato notato, se il giudice ritenesse che scambiarsi file, sia pure a titolo gratuito, vuol dire “trarre profitto” allora potrebbe addirittura condannare il malcapitato utente al carcere.” E’ paradossale che i parlamentari non si siano accorti di quanto stesse accadendo. Oltre che paradossale è anche avvilente.

La confusione e le incertezze generate dalle minacce, dall’assenza di preparazione tecnica di chi decide il futuro della rete, dal disinteresse dimostrato anche da chi si era fatto inizialmente paladino degli interessi degli utenti, produrrà probabilmente guasti difficili da riparare a breve.

Per rendersi conto del clima, basta collegarsi a qualunque forum dedicato alle problematiche giuridiche del P2P o del file sharing in generale.

Rimangono solo due speranze: che in Senato i nuovi emendamenti rendano impossibile la conversione nei sessanta giorni previsti e che si decida una buona volta di scrivere una legge adeguata ai tempi, alla società delle informazioni, alle nuove forme di comunicazione, sentite le parti interessate, ascoltate le esigenze della società informatica e non solo gli strepiti di chi, per proprio tornaconto personale, rischia di affossare un bene più prezioso.

Con ossequi e viva stima
Avv. Alvise Rebuffi

di seguito le Linee guida


La posizione del Governo italiano, per cui la larga banda è “una condizione essenziale per lo sviluppo economico del Paese”, è stata confermata dal Rapporto della Task Force. In particolare è emerso come la diffusione della larga banda possa consentire al Paese, ai cittadini, alle imprese ed alla Pubblica Amministrazione di cogliere a pieno le opportunità della Società dell’Informazione.

La larga banda si configura quindi come un irrinunciabile strumento per rendere possibile quella trasformazione del sistema culturale, economico-sociale e produttivo, senza la quale il Paese rischia di essere escluso dalla competizione internazionale.

La posizione del Governo Italiano è in linea con le più recenti conclusioni raggiunte dalla Commissione europea (Comunicazione per il Consiglio europeo di Barcellona, Brussels 15.1.2002), la quale ha definito la larga banda un fattore chiave per lo sviluppo economico dell’Europa, raccomandando il 2005 come target per un’ampia e diffusa disponibilità delle tecnologie a larga banda in tutta l’Unione europea.

Lo sviluppo della larga banda in Italia deve pertanto essere considerato un obiettivo prioritario di politica economica.

La situazione italiana in termini di infrastruttura evidenzia dinamiche di mercato, modalità di sviluppo delle tecnologie e condizioni geo-socio-economiche che nei prossimi anni possono determinare uno sviluppo lento, disomogeneo e non ottimizzato delle infrastrutture a larga banda sul territorio. Anche nelle aree dove l’infrastruttura è già presente esistono ostacoli per lo sviluppo dei servizi a larga banda dovuti ad un inadeguato livello della competizione.

In tale contesto è necessario pertanto un intervento del Governo per favorire uno sviluppo il più possibile omogeneo e tempestivo della larga banda in Italia.

In particolare gli indirizzi del Governo dovranno:
” consentire l’ottimizzazione dell’utilizzo delle tecnologie nelle diverse aree in diversi orizzonti temporali
” favorire un’accelerazione delle condizioni di mercato e del suo sviluppo
” favorire l’innovazione tecnologica in sinergia con lo sviluppo del mercato

Occorre inoltre far sì che la Pubblica Amministrazione ricopra un ruolo determinante anche sul lato della domanda, ponendosi come utilizzatore di infrastrutture e come promotore di servizi, contenuti e applicazioni.

Gli obiettivi del Governo sopraelencati dovranno essere tradotti nel Piano Nazionale per la diffusione e lo sviluppo della larga banda, che costituisca il riferimento per gli operatori, le imprese, i cittadini e le Pubbliche Amministrazioni.

Lo strumento del Ministro delle Comunicazioni e del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie per la definizione e l’attuazione del piano sarà costituito dal Comitato Esecutivo per lo sviluppo e la diffusione della Larga Banda in Italia. Per l’attuazione delle iniziative di diretta competenza delle singole amministrazioni (politiche di settore), tale Comitato svolgerà principalmente un ruolo di supporto, contribuendo a valorizzare le potenzialità della larga banda all’interno delle specifiche iniziative.

OBIETTIVI DEL PIANO

Il principale obiettivo del piano sarà quello di individuare i livelli minimi indispensabili di interattività che devono essere garantiti alla fascia più ampia possibile della popolazione entro il 2005.

A questo fine sarà necessario affrontare il problema della disomogenea distribuzione del potenziale di diffusione della larga banda nel paese. E’ possibile effettuare un’aggregazione delle diverse aree, riconducendo le stesse a tre principali categorie:
” Zona A, caratterizzata da un elevato potenziale di diffusione e sviluppo dei servizi a larga banda (tipicamente zone metropolitane e urbane,?).
” Zona B, caratterizzata da un medio potenziale di diffusione e sviluppo dei servizi a larga banda (tipicamente centri urbani minori,?).
” Zona C, caratterizzata da un basso potenziale di diffusione e sviluppo dei servizi a larga banda (tipicamente zone extraurbane remote,?).

Per ciascuna zona l’obiettivo del piano sarà quello di individuare gli incrementi percentuali obiettivo ed i provvedimenti che, per ciascuna delle zone definite, garantiscano livelli di interattività superiori a quelli che risulterebbero dalla naturale evoluzione del mercato.

A questo scopo il piano dovrà prevedere un intervento iniziale del Governo sulle infrastrutture pari a circa 500 Milioni di Euro, ammontare necessario ad alimentare investimenti addizionali degli operatori (rispetto agli attuali piani di business) pari ad almeno 2500 Milioni di Euro. Tali investimenti dovranno essere prevalentemente orientati alla copertura in larga banda delle aree a minore sviluppo.

Il fattore tempo è determinante per la realizzazione dell’approccio proposto; in particolare per la Zona A i provvedimenti dovranno essere attivati con estrema tempestività, per poter sfruttare “effetti di contagio tecnologico” sulle altre 2 zone.
Il piano, oltre alle iniziative già avviate dai Ministri competenti, dovrà individuare politiche di intervento che consentano di raggiungere gli obiettivi sopraelencati.
È a tal fine necessario un coinvolgimento diretto degli altri Ministeri, delle Autorità e degli operatori di mercato, congiuntamente ai quali dovranno essere definite le modalità più opportune per la progettazione degli interventi.

Con riferimento alle iniziative già avviate dal Ministro delle Comunicazioni e dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, è importante in questa sede sottolineare come alcuni degli interventi siano già in una fase di attuazione o di avvio e pertanto costituiscono concrete opportunità per il conseguimento dei primi risultati nel breve periodo.

Interventi in fase di attuazione o di avvio relativi all’infrastruttura ed ai servizi:
” Individuazione di risorse nell’ambito dei fondi strutturali, per finanziare lo sviluppo e l’implementazione dei servizi digitali con elevata incidenza infrastrutturale nelle aree di Obiettivo 1 (attività effettuata dal Gruppo di Lavoro “Società dell’Informazione”, all’interno del Comitato di Sorveglianza del Quadro Comunitario di Sostegno)
” Pubblicazione di bandi di gara che favoriscono aggregazioni della domanda di servizi e applicazioni di enti locali in ambito territoriale, quali comuni, province e regioni (attività del Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie, nell’ambito del piano di e-government)
” Recepimento delle indicazioni riportate nel VII Rapporto sullo stato di implementazione del Pacchetto Regolamentare sulle Telecomunicazioni (Commissione Europea, novembre 2001)
” Interventi di carattere regolatorio, quali la equiparazione OLO/ISP (in corso di approvazione in Parlamento)
” Pubblicazione del bando di gara per l’assegnazione delle licenze sull’ultimo miglio via radio (Wireless Local Loop)
” Riconoscimento nella Legge Obiettivo della Larga Banda come infrastruttura strategica per il paese ed il conseguente superamento di vincoli alla realizzazione di infrastrutture civili.

E’ in corso di avvio la definizione regolamentare di attuazione (stesura del decreto delegato) che dovrà consentire di:

– definire una legislazione quadro di raccordo che consenta di omologare le diverse regolamentazioni degli enti locali
– fare sì che il rilascio della licenza individuale da parte dell’AGCOM costituisca titolo idoneo anche per la posa della rete locale (necessità di ottenere un’autorizzazione e non una concessione dagli enti locali)
– precisare gli adempimenti procedurali e informativi ai quali i comuni sono tenuti
– regolamentare i diritti di passaggio sul suolo privato per accelerare le procedure di accesso all’edificio
– aumentare il livello di chiarezza sulla disciplina del canone di occupazione del suolo pubblico (ad esempio circoscrivendo l’applicazione delle maggiorazioni alla COSAP solo al caso in cui l’ente locale debba effettuare per suo conto lavori di manutenzione).
” Attuazione delle disposizioni presenti nella Legge Finanziaria 2002 in relazione a:
– Art. 35 – Norme in materia di servizi pubblici – Gestione delle reti ed erogazione dei servizi pubblici di rilevanza industriale
– Art. 47 – Finanziamento delle grandi opere e di altri interventi – Intervento della Cassa depositi e prestiti per il finanziamento del piano straordinario delle infrastrutture e delle opere di grandi dimensioni a livello regionale e locale, individuate dal CIPE.

I Ministri competenti hanno inoltre avviato una fase di consultazione con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e con l’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni in relazione a possibili interventi di carattere regolatorio:
” Interventi dell’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni per disciplinare:
– un nuovo sistema di contabilità dei costi dell’Incumbent
– gli obblighi di natura civica e i regolamenti dei Comuni per l’installazione di nuove reti: diritti di passaggio (tasse, autorizzazioni, tempistiche)
– il monitoraggio dell’applicazione, da parte degli Enti Locali, delle norme sui diritti di passaggio.
” Interventi dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per assicurare e facilitare lo sviluppo del mercato delle infrastrutture e dei servizi attraverso pareri in materia di:
– abusi di posizione dominante
– metodologie non consentite di difesa di posizioni consolidate.

Questi interventi sono fondamentali per consentire l’affermazione di un adeguato livello di competizione sul mercato dell’infrastruttura a larga banda in rete di accesso e sono da considerarsi una precondizione per garantire l’efficacia degli altri interventi di seguito proposti.

Sarà di assoluta importanza orientare tutte le iniziative in corso in un’ottica di sviluppo della larga banda, condividendone le modalità operative con i singoli Ministeri di volta in volta coinvolti.

Con riferimento alle politiche di intervento, che prevedono un coinvolgimento diretto degli altri Ministeri, vengono di seguito illustrate le direttrici di azione del Governo ed una prima lista di possibili interventi.

Ulteriori interventi

Interventi di stimolo all’offerta e alla domanda
” Introduzione della larga banda nella definizione del nuovo piano di e-government: previsione di disponibilità finanziarie per la realizzazione di progetti che utilizzano la larga banda (coinvolgimento delle Pubbliche Amministrazioni Locali e del Dipartimento per gli affari regionali)
” Attivazione di strumenti di project financing per favorire la realizzazione di infrastrutture in rete di accesso (con particolare focalizzazione sulle aree del mezzogiorno), lo sviluppo di contenuti multimediali e interattivi e lo sviluppo delle tecnologie di trasmissione (coinvolgimento del Ministero per le attività produttive, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del Ministero dell’economia e delle finanze e dei Dipartimenti per gli affari regionali e delle politiche comunitarie)
” Attivazione di spin-off accademici (coinvolgimento del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica e del Ministero per le attività produttive)
” Sviluppo di accordi con le imprese private per la ricerca applicata e la sperimentazione in tema di interattività e multimedialità (coinvolgimento del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica e del Ministero per le attività produttive)
” Programmi finalizzati alla trasformazione di centri di ricerca universitaria sul tema dei contenuti multimediali e interattivi in poli di aggregazione di innovazione per distretti industriali e parchi digitali (coinvolgimento del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica e del Ministero per le attività produttive).
Sviluppo di servizi digitali ad elevata interattività per la Pubblica Amministrazione
” Sviluppo di programmi di formazione erogati via e-learning all’interno della Pubblica Amministrazione: aggiornamento professionale dei dipendenti pubblici (coinvolgimento del Dipartimento per la funzione pubblica)
” Sviluppo di programmi di telemedicina (coinvolgimento del Ministero della salute)
” Telelavoro per i dipendenti della Pubblica Amministrazione (coinvolgimento del Dipartimento per la funzione pubblica)
” Sviluppo di programmi di e-inclusion, per le fasce deboli della popolazione: anziani, disabili, portatori di handicap (coinvolgimento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali)
” Interventi per consentire la fruizione in digitale del patrimonio culturale (coinvolgimento del Ministero per i beni e le attività culturali)
” Sviluppo di programmi di e-security: sicurezza e monitoraggio ambientale (coinvolgimento del Ministero dell’interno e del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio).
Questi interventi, alcuni dei quali già in fase di lancio, consentiranno alla Pubblica Amministrazione di ricoprire in concreto un ruolo determinante per lo sviluppo e la diffusione della banda larga in Italia.
Aggregazione della domanda pubblica di infrastrutture e servizi
” Aggregazione della domanda pubblica di enti locali in ambito territoriale, quali comuni, province e regioni (coinvolgimento delle Pubbliche Amministrazioni Locali e del Dipartimento per gli affari regionali)
” Aggregazione della domanda pubblica di enti locali in ambito settoriale, quali ad esempio scuole, università, ospedali, musei, tribunali, uffici delle forze dell’ordine, ecc. (coinvolgimento del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica, del Ministero della salute, del Ministero dei beni culturali, del Ministero della giustizia, del Ministero dell’interno, ecc.)
Interventi per accrescere l’alfabetizzazione digitale
” Promozione di centri di formazione certificata sull’ICT (coinvolgimento del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica)
” Programmi per favorire l’utilizzo delle tecnologie informatiche nelle scuole e nelle università (coinvolgimento del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica)
” Utilizzo di contenuti digitali all’interno dei programmi didattici (coinvolgimento del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica)
” Programmi finalizzati a delocalizzare la fruizione di alcune fasi della didattica (coinvolgimento del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica)
” Programma di sensibilizzazione all’interno delle Pubbliche Amministrazioni sui benefici della larga banda (coinvolgimento del Dipartimento per la funzione pubblica)
” Sviluppo di programmi di e-governance, attivando nuove forme di partecipazione dei cittadini alle attività di Governo (coinvolgimento del Dipartimento per la funzione pubblica e del Dipartimento per i rapporti con il Parlamento)
” Utilizzo dei chioschi digitali per attività di sensibilizzazione e per la raccolta di feedback da cittadini e imprese: customer satisfaction (coinvolgimento delle Pubbliche Amministrazioni Locali e del Dipartimento degli affari regionali)
” Programma di sensibilizzazione per cittadini e imprese utilizzando road-show di comunicazione (coinvolgimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri).

Interventi di carattere fiscale di stimolo all’infrastruttura ed ai servizi
” Sull’offerta (coinvolgimento del Ministero dell’economia e delle finanze):
– detassazione di componenti di reddito
– agevolazioni fiscali sui finanziamenti
– sospensione del pagamento dell’IVA
– soppressione del contributo ex canone di concessione
– estensione della possibilità di riporto a nuovo delle perdite pregresse
” Sulla domanda (coinvolgimento del Ministero dell’economia e delle finanze):
– bonus fiscale all’utente finale

Gli interventi fiscali dovranno “detassare il futuro”, non dovranno cioè comportare aggravi per l’Erario, ma incentivare ulteriori investimenti degli operatori, creando un maggiore volume di affari e quindi un maggiore gettito fiscale futuro. Tali interventi dovranno altresì determinare benefici indotti in termini occupazionali.

Attivazione di strumenti di monitoraggio
Al fine di verificare lo stato di attuazione degli interventi e di valutarne l’efficacia, è già stata promossa un’attività di monitoraggio della domanda e dell’offerta di banda larga in Italia.

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  • Anonimo scrive:
    ma quante interpretazioni
    ma questi giuristi quando la smettono di fornire interpretazioni spesso fuori luogo e generate da cattive abitudini interpretative derivanti da un sistema legislativo diverso dal quello che ha generato la norma sulla protezione dei dati personali?durante il primo corso del garante ho "felicemente" visto molti illuminati giuristi spegnersi miseramente dopo aver ascoltato le corrette interpretazioni del garante.E' gia' stato apmiamente detto dal garante stesso che le vecchie notifiche non esistono più e che sono tutte da rifare secondo i nuovi criteri, per cui no tutti dei delle vecchie notifiche sono da rifare. d'altronde la legge 675/96 non esiste piu'.ma a parte cio' perche' parlare di "proroga" quando quello dettto dal garante non e' assolutramente una proroga?. smettiamola di fare i classici italiani amanti delle virgole e della ricerca continua per no fare le cose.questa legge costringe ad un nuovo modo di pensare , qui si e' colpevoli per il solo fatto di esistere. ai miei corsi suggerisco ai clienti di appoggiarsi solo ed unicamente ad avvocati e giuristi esperti in materia di armi e trattamenti pericolosi, non sicuramente a penalisti e civilisti comuni. ma tornando alla proroga, il garante ha solo concesso 5 giorni di tempo rispetto al normale per completare le notifiche iniziate entro la scadenza originariamente indicata , nessuna proroga ma solo ed unicamente un tempo tecnico di completamento dovuto a problemi contingenti tecnici facilmente riconoscibili da ogni tecnico , ovviamente non da coloro che da anni dibattono sul significato di "rete pubblica" ; dimenticavo costoro sono quelli che in ogni caso hanno sempre da guadagnarci sia che si vinca sia che si perda , loro la parcella la incassano sempre , noi che invece quotidinamente accompagnamo l'utente nel difficile viaggio imposto dalla norma siamo corresponsabili e in caso di errori ci rimettiamo in prima persona.rino
    • Anonimo scrive:
      Re: ma quante interpretazioni
      in verità l'unico che ci guadagna è il garante (costa 150 euro rinotificare!)... per il resto se ognuno di noi facesse quello che sa fare sarebe meglio! e certamente chi ha csritto queste fesserie non è un giurista! e capire le differenze tra le letture del garante (che non è il legislatore) e quelle di un raffinato giurista non spetta certo a qualcuno che ha assistito acriticamente a un corso (a pagamento) del garante!Che belo per il garante sapere che ci sono sprovveduti come te! Auguri! e salutami gli esperti in armi pericolose!!!!!!!!!:(
    • Anonimo scrive:
      Re: ma quante interpretazioni
      la vecchia legge 675/96 non esiste più,ma non esiste nemmeno nel nuovo Testo Unico un obbligo di rinotificare un trattamento già notificato che non ha subito alcun cambiamento. se bastasse la voce del Garante in un seminario di aggiornamento per dettare le norme staremo freschi...ma per fortuna il Garante non è la Corte di Cassazione, e quest'ultima almeno le interpretazioni le scrive con sentenza pubblica....
  • Anonimo scrive:
    Re: Dubbio... domanda
    Nessun obbligo di notifica, restano tutti gli altri obblighi (DPS, lettere d'incarico ecc.) di cui all'allegato B.Consiglio di leggerlo o di rivolgersi ad un consulente...Il 30 giugno è vicino ....
  • Anonimo scrive:
    Re: Dubbio... domanda
    e io che ho un negozio, prendo dati come indirizzo, telefono, celluare... devo notificare qualcosa io??Grazie
  • Anonimo scrive:
    olè !!!! :-)
    Caro Giancarlo, finalmente c'è qualche giurista che ragiona in Italia! ;-)Mi sembra che la maggior parte dei nostri colleghi (o almeno quelli che poco conoscono la normativa sulla "privacy") pendano dalle labbra del garante confondendo la legge con le personali (e poco disinteressate) interpretazioni dell'authority!Avevo scritto sempre su punto informatico cose simili alle tue e confermo pienamente la tua linea di lettura delle norme (vedi http://punto-informatico.it/p.asp?i=47405) .Un caro saluto e a presto! Andrea Lisi (www.studiodl.it)
  • Anonimo scrive:
    Se si è tenuti, forse è meglio farla.
    La posizione dell'avvocato Barbon è chiara, la condivido e penso sia sacrosanta.Nel frattempo, però, siamo in questa situazione: il Garante dice che i soggetti obbligati alla notifica ai sensi della nuova normativa, la devono trasmettere anche se già l'avevano fatto prima del 2004. E' vero che il Garante non è un giudice, ne' un legislatore. Tuttavia è un organo di controllo, per cui è verosimile pensare che un'eventuale verifica da parte della Guardia di Finanza (l'istituzione preposta ai controlli) si muova sulle indicazioni prescritte dal Garante. E il soggetto che non avesse prodotto la nuova notifica, se obbligato, potrebbe incorrere in sanzioni, che potranno in seguito essere contestate ai sensi dell'interpretazione dell'avvocato Barbon. Ma in che modo si può avviare un contenzioso?Ce lo possiamo permettere? O troveremo qualche legale disposto ad assisterci "pro bono"?
  • Anonimo scrive:
    Re: Dubbio... domanda
    No non devi notificare nulla. Stai tranquillo.
  • Anonimo scrive:
    Dubbio... domanda
    Ma io che come tanti ho un sito internet su cui gli utenti si registrano con email e specificano facoltativamente sesso, nome, età e provincia di residenza sono tenuto a comunicare questo tipo di trattamento al garante?Da quel che ho capito no, ma vorrei togliermi il dubbio...:|Grazie a chiunque sia in grado di rispondermi! :)
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