DNA digitale contro la pirateria video

Un trio di cervelloni si inventa il "test genetico" per i contenuti video. Promettendo di debellare la pirateria grazie alla possibilità di individuare il materiale anche dopo le modifiche e le codifiche
Un trio di cervelloni si inventa il "test genetico" per i contenuti video. Promettendo di debellare la pirateria grazie alla possibilità di individuare il materiale anche dopo le modifiche e le codifiche

Alex Bronstein, Michael Bronstein e il professor Ron Kimmel sono le menti che si nascondono dietro la neonata BBK Technologies , una “società di ricerca e sviluppo e provider di tecnologie” che “sviluppa e fornisce in licenza tecnologia avanzata” per applicazioni video-indicizzazione su ampia scala. Ai tre cervelli di cui sopra andrebbe ascritta la creazione di una tecnica antipirata basata sulle “impronte genetiche” dei contenuti da proteggere .

La tecnologia realizzata da Bronstein&Bronstein e Kimmel sarebbe in grado di ridurre un film digitale a una serie di numeri univoci sempre uguali , riconoscibili anche dopo la modifica dei bordi o la conversione di formato applicata dagli “impenitenti” pirati del file sharing multimediale.

Grazie a questa caratteristica di univocità, dicono i ricercatori, un colosso hollywoodiano sarebbe in grado di individuare le diverse istanze “non autorizzate” dei contenuti disponibili online indipendentemente dalle trasformazioni applicate dagli uploader. Si tratterebbe di una vera e propria traccia genetica impossibile da cancellare , una caratteristica sconosciuta alle misure anti-pirateria di siti popolari come l’onnipresente YouTube.

In teoria la nuova tecnologia dovrebbe fornire all’industria un’arma molto efficace per combattere la pirateria cinematografica e televisiva, nella pratica il trio di ricercatori che l’ha sviluppata dice di non voler comunicare ulteriori dettagli – o eventuali limitazioni – per salvaguardare la propria proprietà intellettuale. “Abbiamo un prototipo perfettamente funzionante” dice Michael Bronstein, che aggiunge ci sarebbe già una società che lo commercializza e diverse – ancorché ignote – aziende interessate ad acquistare la licenza per il suo utilizzo.

Alfonso Maruccia

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04 01 2011
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