Domini .eu, questa è la volta buona

Ecco perché la barzelletta dei domini europei sta per tradursi in realtà, nel nome del business continentale ma anche dell'identità sovranazionale. Intervista a tutto campo con Claudio Corbetta (Register.it)
Ecco perché la barzelletta dei domini europei sta per tradursi in realtà, nel nome del business continentale ma anche dell'identità sovranazionale. Intervista a tutto campo con Claudio Corbetta (Register.it)


Roma – Se ne parla da quasi cinque anni ma pochi sono stati fin qui i risultati concreti: ora finalmente tira un’aria diversa, quella che indica proprio nel 2005 l’anno del varo di domini internet che per la prima volta sono destinati a rappresentare un intero continente, un’unione politica ed economica unica al Mondo: i domini sono i .eu , nuova frontiera per le aziende e i privati dell’Unione Europea.

Per capire come stanno le cose Punto Informatico ne ha parlato con Claudio Corbetta, amministratore delegato di Register.it, una delle società più impegnate in questo ambito in Italia e in Europa. Ecco cosa è emerso.

Punto Informatico: Il percorso dei domini.eu è iniziato davvero molto tempo fa e ancora non sono disponibili sul mercato: i processi decisionali attorno alle nuove estensioni Internet sono adeguati alle necessità di sviluppo della rete?
Claudio Corbetta: L’intera vicenda dei domini.eu ha percorso un lungo iter burocratico, il più lungo e complesso di questi anni. In questo mondo così veloce che ha bisogno di decisioni rapide, la burocrazia ha richiesto troppo tempo. E questo senza calcolare le problematiche di natura tecnica che un dominio di questo genere si porta dietro.

PI: Se ne parla da anni…
CC: Tre anni per decidere se farlo, mesi per decidere a chi dare la gestione, a chi firma i contratti… Tutta questa lentezza ha fatto passare mezzo decennio e ha creato molte aspettative a più riprese, regolarmente deluse: ora però le cose sembrano muoversi davvero, oggi si sta viaggiando e siamo sulla dirittura finale.

PI: Da dove nascono tutte queste difficoltà?
CC: Tutto è stato reso difficile, di mezzo c’era l’Unione Europea e le sue esigenze, come quella di avere una società dedicata di gestione in ciascun paese, per ciascuna lingua, nell’epoca dell’allargamento dell’Unione. E ci sono complicazioni ulteriori che hanno rallentato tutto.

PI: Ad esempio?
CC: Basti pensare che per garantire che ci sia un registrar a Malta o a Cipro le società locali devono farsi avanti e finché questo non avviene tutti sono costretti ad attendere. Paesi come l’Italia, la Germania o il Regno Unito, che hanno milioni di domini già registrati e una forte aspettativa, sono costretti ad attendere. Nello stesso tempo è un fatto comprensibile, vista la natura del tutto speciale di questi nuovi domini.

PI: Il consorzio EurId prevede per l’ultimo trimestre del 2005 l’apertura del Sunrise Period. Le sembra una previsione realistica o sono possibili ulteriori intoppi?
CC: Noi come tanti stiamo parlando con EurId per essere registrar e partner, molte cose si stanno muovendo, come l’individuazione dei certificatori… il processo sta andando avanti: se ottobre è una scadenza un po’ ottimistica, entro la fine dell’anno il Sunrise Period partirà, non vedo ragioni che dovrebbero impedirlo.

PI: Il Sunrise Period dovrebbe consentire ai detentori di trademark e alle pubbliche amministrazioni di rivendicare il dominio.eu corrispondente. Basterà a togliere di mezzo le controversie sui domini?
CC: Tra tutte le soluzioni possibili il Sunrise Period è probabilmente quella più democratica. E’ senz’altro auspicabile una fase iniziale forse rigida come saranno i mesi del Sunrise Period perché questo toglie di mezzo molti problemi successivamente.

PI: Problemi di assegnazione e legittimità delle registrazioni?
CC: Bisogna considerare che le grandi società si registreranno subito e, a parte qualche caso di omonimia, penso a cose come Ferrari auto e lo spumante Ferrari, non si dovrebbero registrare problemi. A dover rincorrere saranno invece quelle piccole e medie imprese che ancora non sanno dei nuovi domini, o non ne sono state informate: arrivando in ritardo, magari oltre il Sunrise Period, potrebbero aprirsi nuove dispute.

PI: Tutto questo, in realtà, per contrastare il cybersquatting
CC: Sì, un aspetto pregevole del processo legato ai domini.eu sta proprio nel fatto che si lavora per eliminare i fenomeni di accaparramento dei domini almeno nella fase iniziale. Basti pensare alle tariffe di registrazione più elevate per l’accesso al Sunrise Period: se si pagano 80 o 90 euro per un dominio, e comunque in un’ottica di rispetto dei trademark, per i cybersquatter professionali le difficoltà non saranno poche, forse persino invalicabili.

PI: Come funzionerà la registrazione dei domini.eu? L’iter sarà semplice come quello con cui oggi si registrano i.com,.net ecc?
CC: Nei primi quattro mesi, quelli del Sunrise Period, i criteri di assegnazione saranno due, ovvero a parità di diritto verso un certo dominio varrà la regola del first come first serve . Ma nella fase successiva le registrazioni avverranno in tempo reale, e registrare un.eu sarà come registrare un.com e certo non sarà complicato come registrare un.it.

PI: L’introduzione dei domini.eu è, tra le molte cose, anche un’affermazione di identità europea: questo contribuisce ad aumentare l’interesse verso le nuove estensioni? Le difficoltà che in queste settimane attraversa il processo di integrazione europea non rischia di far scemare l’attenzione verso le opportunità dei nuovi domini?
CC: I domini.eu potranno essere registrati soltanto da aziende e privati europei, una limitazione che è però anche la più forte caratterizzazione dei nuovi domini.
Quanto è accaduto recentemente con i vari referendum sulla Costituzione europea o con l’euroscetticismo di alcuni paesi ha poco a che fare con tutto questo: parliamo di qualcosa che sta a monte, che attrae chi si sente europeo e che lo è al di là delle contingenze politiche e degli schieramenti. Il fatto stesso che già vi sia un forte interesse verso i nuovi domini lo testimonia.


PI: In queste ore ICANN ha fatto sapere che non esclude la possibilità di varare, in tempi non definiti, i nuovi domini.xxx dedicati alle attività online “per adulti”. Cosa risolverebbero estensioni di questo tipo? Servono davvero? La mia impressione è che le società del porno difficilmente accetteranno di essere “bollate” con un dominio univoco, come tale facilmente filtrabile
CC: Da un punto di vista generale di business non abbiamo nulla in contrario ed anzi abbiamo supportato in ICANN la creazione del maggior numero di estensioni possibili: questo non aumenta il mercato dei domini ma lo può segmentare. Questo, ad ogni modo, non si traduce necessariamente in una opportunità.

PI: Cosa intendi?
CC. Che alcune estensioni, pensiamo ai.name, si sono rivelate un totale insuccesso, e questo perché non esiste una corrispondenza tra aumento delle estensioni e crescita del mercato.

PI: Quindi i domini.xxx non saranno granché utili
CC: L’introduzione di domini particolari come questo non si tradurrà nella migrazione verso.xxx di tutti i siti che presentano contenuti per adulti. Questo in effetti potrebbe accadere, ma parliamo di ipotesi, se un motore del mercato come Google decidesse, ad esempio, di indicizzare i siti per adulti solo se hanno l’estensione.xxx.
In realtà, dal punto di vista della comunicazione i nuovi domini.xxx sono un successo ma se ne può prevedere una diffusione non dissimile da quella che è lecito attendersi per qualsiasi nuova estensione.

PI: Più in generale, le diverse estensioni di dominio già oggi disponibili, registrabili a condizioni diverse e per scopi diversi, sono sufficienti a coprire le esigenze? Andiamo verso una rete dove ad ogni settore-comparto-attività potrebbe corrispondere una diversa estensione?
CC: Sì, sono sufficienti, come detto si va verso una maggiore frammentazione e segmentazione.. Ma il successo di queste estensioni dipende da società che, come la nostra, sono impegnate nel settore nei diversi paesi: per capirci, la società che gestisce un dominio come.biz o.info non si rivolge direttamente al mercato per proporre quelle estensioni, si rivolge invece a società come Register.it, intermediari che hanno il compito di proporre il nome a dominio. A nostra volta proviamo queste iniziative e scopriamo cosa è richiesto dal mercato: da una parte c’è più scelta e una sorta di selezione naturale delle estensioni, perché non si dedicano grandi risorse a domini che non sembrano avere grandi prospettive.

PI: Nonostante i molti avvertimenti che su questo giornale e altrove sono apparsi, ancora in molti scrivono alla redazione di Punto Informatico interrogandoci sulla legittimità di offerte di pre-registrazione dei domini.eu. Che consiglio si puo’ dare a chi desidera un dominio con la nuova estensione per non cadere in facili trappole ai limiti della legalità?
CC: Dal momento in cui EurId pubblicherà la lista dei registrar accreditati, queste società saranno ufficialmente autorizzate a prendere quelle che potremmo definire “prenotazioni”, più che pre-registrazioni.

PI: Nello specifico questo cosa significa?
CC: Chi prenoterà un dominio.eu con un’azienda come Register.it potrà ad esempio essere il primo nella lista di quei domini. La società invierà le richieste in lista ad EurId quando le registrazioni saranno attivate.

PI: Questo perché ci sarà una corsa…
CC: Le grandi imprese, in particolare, vorranno certo essere in cima alle liste di domini richieste dai vari registrar, perché a parità di diritti, come ho detto, vige il principio del first come first serve e, in quest’ottica, le prenotazioni assumono un senso importante.

PI: Nulla a che vedere con le pre-registrazioni che si vedono in giro, dunque…
CC: Chi ha scelto oggi di chiedere denaro offrendo una pre-registrazione lo ha fatto senza nulla sapere del processo di accreditamento dei registrar, quindi senza nemmeno sapere se la propria azienda sarà in grado di offrire quel dominio. Ma anche senza sapere nulla dei costi, o delle procedure: qui c’è chi ha preso soldi per un evento futuro… Posso anche vendere la torre di Pisa sperando che un giorno sia in vendita…

PI: Soggetti sul mercato che non sono affidabili, in altre parole
CC: Il concetto di base è che ci sono aziende che operano in questo settore da anni, con un’esperienza consolidata, che seguono procedure condivise, poi c’è chi va all’arrembaggio e come tale c’è da chiedersi quali garanzie possa offrire. In altre parole sono aziende che puntano sulle aspettative per fare business. Chi opera in modo scorretto nel nostro mercato va contro tutto il mercato e ancora una volta dà ragione a chi vuole vedere in Internet la casa di tutti i mali. Con i domini.eu in arrivo c’è da scommettere che saranno molte le nuove imprese che si getteranno nel settore: dovrà essere l’utente, azienda o privato, a scegliere, cercando non solo prezzi buoni ma anche affidabilità e garanzie.

Intervista a cura di Paolo De Andreis

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06 06 2005
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