Domini .it, registrazione nel pallone

Situazione gravissima: lesi i diritti di privati ed imprese. Ritardi inaccettabili nelle procedure. Emerge fortissima l'esigenza di una revisione totale del sistema di registrazione


Web (internet) – Con chi prendersela? Cosa dovrebbe dire o fare un’azienda che sta aspettando da mesi la registrazione di uno o più domini .it,senza i quali non può far partire i propri progetti? A chi chiedere i danni? Chi può rispondere del danno causato sul piano giuridico, amministrativo e, naturalmente, economico?

Quello che sta accadendo in queste settimane precipita il sistema dei domini italiani .it in una situazione che si sarebbe potuta e dovuta evitare. Questo inferno, che non consente le registrazioni dei domini .it, ha infatti una causa scatenante: le nuove regole che consentono alle Partite Iva (e solo a loro) di registrare quanti domini desiderano. Dopo anni di “compressione” in un unico dominio .it ci sono imprese che hanno registrato in un mese migliaia di domini.

Non previsto, questo fenomeno era invece scontato e annunciato e ha ora provocato il blocco totale delle registrazioni perché la Registration Authority (Consiglio Nazionale delle Ricerche) non riesce a starci dietro, con danni inevitabili alle attività economiche delle imprese, alle attività online dei privati, alle attività dei registri di dominio .it che ancora offrono agli utenti internet la possibilità di registrare domini ma senza, in realtà, poter garantire che ciò avvenga effettivamente.

Basti pensare che un aspetto essenziale della procedura di registrazione è l’invio via fax alla Registration Authority della “Lettera di assunzione di responsabilità”, fax che risulta sempre occupato da giorni e giorni. E gli espertoni della RA lo sanno tanto bene da aver piazzato un paradossale disclaimer sulla loro home page : “Il fax (anche se sempre occupato) è funzionante e il numero è rimasto invariato: 050-503479”. Come a dire: “voi provate a mandare la lettera senza la quale non potete avere il dominio, ma non ci riuscirete”. Tocca quindi ricorrere a raccomandate e corrieri, ben più obsoleti del già obsoleto fax. Il tutto per “trasmettere” rapidamente una lettera che non si sa quando verrà “elaborata”.

In redazione sono arrivate decine di segnalazioni di ritardi. Il blocco totale è un fatto, e ora si deve correre ai ripari. Ricostruendo la situazione si evincono anche le responsabilità del caos.


La registrazione dei domini .it avviene attraverso dei “mantainer”, per lo più fornitori di accesso, che trasmettono le richieste dei propri utenti alla Registration Authority. Quest’ultima opera secondo le regole decise dalla Naming Authority.

La RA ha un compito decisivo, perché oltre all’attività di registrazione deve occuparsi anche di gestire i registri operativi del Top Level Domain .it. I compiti della RA sono svolti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso il Reparto Applicazioni Telematiche dell’Istituto IAT.

E qui il “dramma”. Lo IAT è infatti autorizzato a questo compito nientemeno che dallo IANA, l’autorità internazionale degli “Internet Assigned Number”. Autorizzazione che risale però a diversi anni fa, quando la rete internazionale e quella italiana erano ben diverse, per numero di utenti, per attività svolta, per infrastrutture e via dicendo.

Una “svolta”, stando alla versione ufficiale fornita dal CNR, sta nell’elaborazione da parte del Ministero della Ricerca scientifica e tecnologica di un “contratto di servizio” che legherà, se verrà perfezionato, le attività di registrazione al MURST stesso. In pratica si va verso una “istituzionalizzazione” dei servizi di registrazione.

In questo processo di migrazione da uno status ambiguo ad uno più ufficiale, si colloca il caos di queste settimane. Se tra qualche tempo gli utenti e le imprese potranno rivalersi direttamente sul ministero per chiedere conto, dal punto di vista legale ed economico ma anche politico, della “malagestione”, oggi si è tutti in balìa di quello che fanno, decidono e prevedono i responsabili CNR.

Al di là degli addetti alla registrazione che devono fare fronte ad un oceano di richieste e a cui vanno le simpatie di tutti, è ora di chiedere conto al CNR di quanto sta accadendo. Il CNR deve assumersi le proprie responsabilità e tutti ci dobbiamo chiedere se davvero vogliamo che anche in futuro i domini che contraddistinguono l’Italia in rete siano gestiti in malo modo da questi uffici.

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