Domini/ Le regole della NA vincono ancora

Importante ordinanza del tribunale di Monza, che riconosce di nuovo la legittimità delle procedure MAP sui domini e del lavoro della Naming Authority


Roma – Nel momento più difficile per la Naming Authority (NA), l’ente che ha formulato le regole italiane sulla gestione dei domini.it, è stata resa nota una ordinanza del tribunale di Monza che sembra attribuire alla NA un ruolo e un peso che ultimamente le viene negato da tanti. Al punto che, come si ricorderà, dalla Registration Authority è giunto un progetto formale destinato a spazzare via la NA stessa.

Il caso affrontato dal tribunale di Monza riguarda un procedimento promosso dalla Cybersearch s.a. nei confronti di Francesca Sansone per impedire l’uso di un dominio di cui la società riteneva fosse in proprio diritto disporre. Nell’ordinanza del 25 maggio 2001, il tribunale in più occasioni fa esplicito riferimento alle regole di naming, sostenendo anche che, come richiesto dalla difesa, la legittimità della pendenza di “giudizio arbitrale irrituale relativo alla stessa controversia qui azionata in sede cautelare; la resistente infatti ha dimostrato l’avvio del procedimento arbitrale previsto dall’art. 15 delle regole di Naming (prodotte in parte dalla ricorrente, ma agevolmente reperibili all’interno del sito www.nic.it, sì da considerarsi rientranti addirittura nella sfera del “notorio”), da parte della stessa ricorrente, ove le argomentazioni esposte sono sovrapponibili in buona sostanza a quelle redatte a corredo del ricorso;”

In pratica, con queste ed altre parole, il magistrato di Monza ha attribuito un’effettiva valenza, tutt’altro che secondaria, alle procedure di naming realizzate dalla Naming Authority e si è basato anche su quelle per arrivare a rigettare il procedimento di Cybersearch.

Non è però l’unica occasione in cui questo è accaduto. La semplice citazione della Naming Authority come ente normatore delle attività della Registration Authority si ha anche nell’ ordinanza del tribunale di Pistoia del 16 novembre del 2000 dove si afferma: “…La gestione dei nomi di dominio è affidata ad organismi preposti alla assegnazione e registrazione dei nomi, organismi che – nell’ipotesi di più richieste aventi ad oggetto il medesimo nome – operano sulla base della mera priorità temporale della richiesta (principio del first come, first served), privilegiando il soggetto che per primo abbia domandato la registrazione; in Italia, tale compito è svolto da una Registration Authority (RA), la quale, in applicazione delle norme stabilite dalla corrispondente Naming Authority, è competente ad assegnare i nomi di dominio con suffisso.”

A fronte delle rarissime contestazioni sui domini.it (poco più di 250 su quasi 600mila domini), la decisione del tribunale di Monza appare come una ulteriore conferma della sensatezza delle regole introdotte, seppure a fatica, dalla NA. Eppure, sentendo quanto arriva dal NIC italiano, la NA ha davanti a sé ancora solo poche settimane di vita. Il senso della sua esistenza, ancorata ad un articolo del contratto tra Registration Authority e mantainer, potrebbe venir annientato proprio dalla RA alla fine di quest’anno…

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  • Anonimo scrive:
    Internet non e' una faccenda privata
    Riscrivo qui pari pari quello che ho gia' detto in un altro post (http://punto-informatico.it/pol.asp?mid=108319&fid=38041):Internet e' una grande risorsa, ma lo e' proprio perche' non esistono confini e non esiste privacy.Se un utente della rete non vuole che la sua privacy vada a spasso per il web, non deve pubblicarle. Anceh se gli viene detto che e' sicuro al 100%. Altra cosa e' invece se i dati sono pubblicati sul web da qualcun'altro (prelevandoli magari dal suo cassetto del comodino), a sua insaputa.Prafrasando un antico detto indiano, pubblicare su internet "e' come lanciare un sasso: sai da dove e' partito ma non sai dove cadra' ".E chi ama la privacy non e' fatto per la Rete.L'articolo e' a dir poco inquietante.Non solo chi lo ha scritto dimostra di non aver capito un bel niente del Grande Fratello di Orwell, ma lo usa per cosa? Per promuovere l'uso di programmi di protezione della privacy (???) realizzati non si sa da chi e non si sa se veramente per quello scopo. E gli utenti chi li protegge dalla invasione della privacy di questi programmi?E' un anello senza fine. Il vero Grande Fratello non e' internet, non e' la televisione, non e' niente di tutto questo. E' la nostra mente.
    • Anonimo scrive:
      Re: Internet non e' una faccenda privata
      - Scritto da: Te Web Master
      Riscrivo qui pari pari quello che ho gia'
      detto in un altro post
      (http://punto-informatico.it/pol.asp?mid=1083Sorry, ma se li potevo essere quasi daccordo qui no.
      Internet e' una grande risorsa, ma lo e'
      proprio perche' non esistono confini e non
      esiste privacy.La privacy e l'anonimato ci sono, e sono quelli la "grande risorsa".Qualcuno legge la mia posta "normale"? No.Allora perche deve poter leggere la mia e-mail? E' facile archiviare e catalogare l'informazione elettronica. Ma con quale scopo?
      Se un utente della rete non vuole che la sua
      privacy vada a spasso per il web, non deve
      pubblicarle. Anceh se gli viene detto che e'
      sicuro al 100%. Altra cosa e' invece se i
      dati sono pubblicati sul web da
      qualcun'altro (prelevandoli magari dal suo
      cassetto del comodino), a sua insaputa.Ecco. Ma PGP non viene usato per pubblicare pagine web. viene usato per criptare testi, o anche per firmarli certificando csi' l'autenticita' dello stesso.
      Prafrasando un antico detto indiano,
      pubblicare su internet "e' come lanciare un
      sasso: sai da dove e' partito ma non sai
      dove cadra' ".Vero. Ma che c'entra con questo articolo? Se io mando una mail lancio un sasso?
      E chi ama la privacy non e' fatto per la
      Rete.? me la spieghi ?
      L'articolo e' a dir poco inquietante.Tante cose che ho sentito ultimamente sono inquietanti. FBI, Carnivore, Echelon, monitor... l'articolo secondo me e' rassicurante.
      Non solo chi lo ha scritto dimostra di non
      aver capito un bel niente del Grande
      Fratello di Orwell, ma lo usa per cosa? Per
      promuovere l'uso di programmi di protezione
      della privacy (???) realizzati non si sa da
      chi e non si sa se veramente per quello
      scopo. E gli utenti chi li protegge dalla
      invasione della privacy di questi programmi?? Parliamo del significato del grande fratello allora... il libro descrive un mondo dove tutto e' controllato da un' entita' superiore, dove se sbagli sei punito dove la tua liberta' non esiste... forse il "mondo occidentale" e' convinto di essere al di sopra di questo rischio? Io credo di no. La conoscenza e' potere, e c'e' sempre qualcuno che cerca di avere potere.
      E' un anello senza fine. Il vero Grande
      Fratello non e' internet, non e' la
      televisione, non e' niente di tutto questo.
      E' la nostra mente.Nessuno ha detto che internet e' il grande fratello. Il "Grande Fratello in erba" sono le varie organizzazioni che vorrebbero schedare gli utenti internet.E' diverso.
    • Anonimo scrive:
      Re: Internet non e' una faccenda privata
      - Scritto da: Te Web Master
      promuovere l'uso di programmi di protezione
      della privacy (???) realizzati non si sa da
      chi e non si sa se veramente per quello
      scopo.Per piacere, non diciamo eresie.Ed informiamoci prima di scrivere: http://www.gnupg.org/it/gnupg.html
      E gli utenti chi li protegge dalla
      invasione della privacy di questi programmi?Mi devi scusare, ma non ho proprio capito il senso di questa frase.
      • Anonimo scrive:
        Re: Internet non e' una faccenda privata
        - Scritto da: villo
        - Scritto da: Te Web Master



        E gli utenti chi li protegge dalla

        invasione della privacy di questi
        programmi?

        Mi devi scusare, ma non ho proprio capito il
        senso di questa frase.te lo dico io:ci sono persone che NON SANNO il significato dell'espressione "open Source", e non capiscono che i programmi *possono* essere rilasciati in condizioni di TRASPARENZA.Questa ignoranza è sicuramente dovuta anche alla cultura imperante dell'uso del SOLO software chiuso e proprietario, che occulta le menti di chi avrebbe tutto l'interesse a cercare qualcos'altro di più libero. Queste persone si sono rassegnate all'inevitabilità dell'invasione della privacy da parte di chi ne ha capacità (ad esempio il MONOPOLISTA microsoft).
    • Anonimo scrive:
      Re: Internet non e' una faccenda privata


      E chi ama la privacy non e' fatto per la
      Rete.

      Non solo chi lo ha scritto dimostra di non
      aver capito un bel niente del Grande
      Fratello di Orwell, ma lo usa per cosa? Per
      promuovere l'uso di programmi di protezione
      della privacy (???) realizzati non si sa da
      chi e non si sa se veramente per quello
      scopo. E gli utenti chi li protegge dalla
      invasione della privacy di questi programmi?Quando non si capisce un tubo di una cosa è meglio stare zitti e sembrare ignoranti che aprire bocca e dimostrarlo inequivocabilmenteInformati meglio e ritenta. Forse puoi farcela.Comunque...un conformista è uno schiavo volontario. Impossibile liberarlo. E poi...perchè?Ciao SF
    • Anonimo scrive:
      Re: Internet non e' una faccenda privata
      - Scritto da: Te Web Master
      L'articolo e' a dir poco inquietante.Le cose che descrive sono inquietanti ....
      Non solo chi lo ha scritto dimostra di non
      aver capito un bel niente del Grande
      Fratello di Orwell, ma lo usa per cosa? Per
      promuovere l'uso di programmi di protezione
      della privacy (???) realizzati non si sa da
      chi e non si sa se veramente per quello
      scopo. E gli utenti chi li protegge dalla
      invasione della privacy di questi programmi?Senti, non so da dove cominciare, perche' sei cosi' lontano dall'aver capito qualcosa della questione che mi metti l'angoscia.Se mai tu volessi dedicare un po' di tempo a studiare ed imparare, invece che a scrivere eresie, prova a leggere Kriptonite, che trovi quihttp://www.kyuzz.org/anon/kriptonite.htmlSe poi me lo chiedi per favore ti mando la versione pdf.Ciao. Marco
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