Don Benzi assolve le chat

Il religioso spiega che non è lo strumento a fare dell'uomo un peccatore e incalza: le chat sono mezzi aggregativi che possono rappresentare una risposta all'isolamento. Chiesa e Internet, rapporto più facile?
Il religioso spiega che non è lo strumento a fare dell'uomo un peccatore e incalza: le chat sono mezzi aggregativi che possono rappresentare una risposta all'isolamento. Chiesa e Internet, rapporto più facile?

Roma – Non si può e non si deve criminalizzare gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia, perché è l’uomo che determina il loro utilizzo e il proprio rapporto con essi, dunque i nuovi strumenti della comunicazione vanno assolti, a partire dalle chat. Questo in sintesi il pensiero espresso ieri da don Oreste Benzi, cuore della comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini.

Il religioso ha spiegato che “usare Internet in chat non è peccato. Dipende invece da cosa vuole ottenere e dove vuole arriva ogni individuo”. Parole espresse dalla tribuna di un singolare convegno dal titolo “Il diavolo in Rete: Chiesa, codice e costume di fronte al fenomeno chat”. Convegno che si è tenuto alla Fiera di Padova nell’ambito di Mitexpo.com.

Don Benzi è sembrato voler proporre una “riconciliazione” tra Chiesa ed Internet, un rapporto complesso altalenante tra entusiasmi e critiche, sostenendo che “non è certo usando uno strumento avanzato che si commette peccato. E ‘ sempre l’uomo che deve scegliere ciò che è oggettivamente bene e ciò che è oggettivamente male”.

Abolita la intrinseca soggettività delle scelte, don Benzi ha incalzato il pubblico della Fiera sostenendo che il Diavolo non ha una casa su Internet, perché “è dentro l’uomo e non nel Web. Il diavolo è colui che tenta l’uomo al male e che stravolge il normale senso delle cose e va oltre la moralità”.

Secondo don Benzi, troppo spesso si associa la “questione chat” al disagio giovanile, un’operazione di sintesi non felice perché se c’è un dramma nei giovani di oggi, sostiene don Benzi, sta nella difficoltà di crescere e di riconoscersi come adulto.

In questo senso, dunque, ben venga la chat che consente ai giovani di “stare in gruppo”. “La società oggi – ha spiegato il prelato – vuol far loro mettere la testa nell’ammasso. Essi, invece, devono difendersi creando dei mondi virtuali nuovi dove affrontare la realtà e discutere i problemi per trovarne la soluzione”. Di recente il Papa si era espresso “a favore” di Internet, spiegando: “Consideriamo le trasmissioni satellitari di cerimonie religiose che spesso raggiungono un pubblico mondiale, o la capacità positiva di Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti di carattere religioso oltre le barriere e le frontiere. Nella nostra epoca è necessario un utilizzo attivo e creativo dei mezzi di comunicazione sociale da parte della Chiesa”.

Secondo il Papa “Il mondo dei mezzi di comunicazione sociale può a volte sembrare indifferente e perfino ostile alla fede e alla morale cristiana. Questo è dovuto al fatto che la cultura è imbevuta di un senso tipicamente postmoderno, che la sola verità assoluta è che non esistono verità assolute o che, se esistessero, sarebbero inaccessibili alla ragione umana e quindi irrilevanti”.

Qualche tempo prima, invece, sull’informazione online, si era espresso ben diversamente l’arcivescovo di Bologna, cardinale Giacomo Biffi, che aveva parlato delle “nuove piccole strade di salvezza” proposte dalla società moderna. Strade tra le quali “un’arte informatica sempre più sofisticata” in cui ormai in molti “si spendono totalmente e si perdono, e così in tempo reale riescono a sapere tutto, tranne ciò che davvero vale per dare senso all’esistere”.

Che il rapporto tra Chiesa e Rete stia migliorando, inoltre, lo sottolinea l’incessante dibattito che da qualche tempo ha preso vigore sul dare ad Internet un “santo patrono”. Un dibattito ripreso con una certa ilarità dai media ma che sembra essere centrale in una strategia di “riavvicinamento” ad Internet da parte del Vaticano, che ha peraltro abbracciato in grande anticipo le nuove tecnologie di comunicazione, come sua tradizione.

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22 03 2001
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