Download/ Conti e liste, e pop RSS!

Liste e conti multipiattaforma (Win, OSX), il guru della clipboard, alberi genealogici open, la posta su RSS e altre chicche

a cura di PI Download

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Derby scrive:
    ma perchè non scrive in italiano?
    non è punto-informatico. IT ?
  • Roberto Dadda scrive:
    L'economia basata sul dono
    Mafe che senso ha chiedersi se possa funzionare anche nel mondo reale una forma economica che è nata migliaia di anni prima di Internet?bob
    • Gianluca scrive:
      Re: L'economia basata sul dono
      Concordo. L'articolo di Anderson è carino, ma non dice assolutamente nulla di nuovo. Basterebbe rileggere "Age Of Access" di Rifkin tanto per fare un esempio. Inoltre porta anche degli esempi che non sembrano sostenere la sua tesi (a partire da quello Ryanair).In ultimo ache l'articolo scritto qui non è molto chiaro e mescola cose tra loro diverse.
    • Derby scrive:
      Re: L'economia basata sul dono
      - Scritto da: Roberto Dadda
      Mafe che senso ha chiedersi se possa funzionare
      anche nel mondo reale una forma economica che è
      nata migliaia di anni prima di
      Internet?

      bobnon ti aspetterai mica una risposta no?sono GLI ALTRI che devono essere attenti al dialogo.
  • Parolaro scrive:
    Tutto gratis?
    Sfugge a qualsiasi legge economica. Se qualcuno ti offre gratis qualcosa, ha solo trovato il modo di spostare su un altro mercato collaterale il ricavo. Maggiorato, si intende. Se il signor gillette ti offre gratis il rasoio, è perchè ti fa pagare 10 o più euro 4 lamette. Se qualche ditta offre a pochi euro la stampante, vuol dire che le cartucce le paghi ben care. Il ricavo si sposta maggiorato dal mercato delle stampanti a quello più lucroso delle cartucce. Così vale per numerosi altri mercati, telefonia mobile, tv satellitare, eccetera. Rasoi, cellulari, ricevitori satellitari sono esempi di commodities. E questo era l'esempio iniziale. Che c'entra relativamente con l'introito pubblicitario di dopo, tranne per il fatto, appunto, che da una parte o dall'altra qualcuno deve pagare, e se è vero che il costo di banda, storage, capacità di calcolo cala continuamente, è anche vero che il costo complessivo di utilizzo cala molto meno. Se cala il costo della banda, nascono servizi nuovi come youtube che ne usano di più, lasciando il costo complessivo invariato. Se cala il costo dello storage, escono fuori i filmati in alta definizione. E se ti offrono questi servizi gratis, da qualche altra parte in un modo o nell'altro li paghi. E tutto questo non si capisce nuovamente cosa c'entra con il concetto di coda lunga, dove per coda lunga si intendono mercati marginali che hanno bisogno di grossi numeri per essere produttivi. Se il mercato di orologi da cucù resistenti all'acqua interessa lo 0,1% della popolazione, farò la fame se il mio potenziale mercato è di 100.000 persone, ma ci possono vivere con Internet, dove posso contare su milioni e milioni di persone.Insomma, sinceramente non ho capito qual'è la tesi di questo articolo. Che è possibile il tutto gratis? Che ti offrono una caramella gratis mentre ti derubano il portafogli? Che le leggi della scarsità non valgono su internet (falso: le scelte sono sempre governate sia dalla percezione della scarsità sia dalla scarsità reale)?
    • Joliet Jake scrive:
      Re: Tutto gratis?
      Ottima recensione.Perchè non mandi il curriculum a PI?Magari ti prendono per degli articoli sull'economia e il marketing. Ce ne sarebbe bisogno... ;)
    • ale scrive:
      Re: Tutto gratis?
      quoto al 100%niente è veramente gratis
    • iluvatar scrive:
      Re: Tutto gratis?
      Le rispote alle tue domande si trovano nell'articolo linkato di Anderson su Wired .
      Che c'entra relativamente con l'introito
      pubblicitario di dopo, tranne per il fatto,
      appunto, che da una parte o dall'altra qualcuno
      deve pagareC'entra perchè non lo paga l'utente, o meglio, non lo paga in moneta ma in "fastidio".
      e se è vero che il costo di banda,
      storage, capacità di calcolo cala continuamente,
      è anche vero che il costo complessivo di utilizzo
      cala molto meno. Se cala il costo della banda,
      nascono servizi nuovi come youtube che ne usano
      di più, lasciando il costo complessivo invariato.
      Se cala il costo dello storage, escono fuori i
      filmati in alta definizione. E' però indubbio che anche il costo complessivo scenda, all'aumentare dei servizi offerti. Un computer in grado di utilizzare le più avanzate tecnologie offerte dalla rete costa poche centinaia di euro mentre una connessione in grado di sfruttarle dieci euro al mese. E in america (dove l'articolo è stato scritto) ancora meno.Inoltre il punto è "Not too cheap to meter but too cheap to matter".
      E se ti offrono
      questi servizi gratis, da qualche altra parte in
      un modo o nell'altro li paghi.
      Se li paghi, allora lo fai attraverso una o più di queste modalità: "Freemium", Advertising, Cross-subsidies, Zero marginal cost, Labor exchange, Gift economy
      E tutto questo non si capisce nuovamente cosa
      c'entra con il concetto di coda lunga, dove per
      coda lunga si intendono mercati marginali che
      hanno bisogno di grossi numeri per essere
      produttivi. Se il mercato di orologi da cucù
      resistenti all'acqua interessa lo 0,1% della
      popolazione, farò la fame se il mio potenziale
      mercato è di 100.000 persone, ma ci possono
      vivere con Internet, dove posso contare su
      milioni e milioni di
      persone.La long tail c'entra quando si devono affrontare degli elevati costi fissi costi marginali pari a zero. Se io compro un rack di server ed una connessione bradband, per coprire i miei costi (fissi) dovrò procurarmi l'attenzione del mercato, far utilizzare i servizi presenti sui miei server a quante più persone possibile, visto che i costi marginali sono talmente bassi da potersi considerare nulli. Se milioni di persone utilizano il mio servizio gratuito, la pubblicità da una parte, i servizi "premium" che una piccola parte di utenti sottoscriveranno dall'altra o anche le donazioni spontanee mi copriranno i costi, fornendomi anche un profitto. Long tail.
      Insomma, sinceramente non ho capito qual'è la
      tesi di questo articolo. Che è possibile il tutto
      gratis? Che ti offrono una caramella gratis
      mentre ti derubano il portafogli? Che le leggi
      della scarsità non valgono su internet (falso: le
      scelte sono sempre governate sia dalla percezione
      della scarsità sia dalla scarsità
      reale)?Che i servizi su internet in generale sono free (anche se sarebbe più corretto dire "gratis", ma vabbò, penso che dovrò mettere il cuore in pace).Ovvero non dovrai cacciare la carta di credito, o fare telefonate a costi fissi, o, in generale, pagare in euri, per poterli utilizzare. Li pagherai in altri modi, con un banner pubblicitario (bloccabile), ricevendo quel risultato pagato invece del più meritevole (sui motori di ricerca), con il tuo semplice uso di una piattforma invece che un altra (per quei mercati su cui ancora non si è affermato uno standard), oppure attraverso i servizi "premium" che qualcun'altro ha pagato, o attraverso la beneficenza (sempre di qualcun'altro).La scarsità c'è, ma non è dell'offerta. L'offerta è potenzialmente infinita e gratuita, grazie agli effetti della long tail. La scarsità stà nell'attenzione e nella reputazione che hanno gli utenti (la domanda).
      • Ondina scrive:
        Re: Tutto gratis?
        - Scritto da: iluvatar
        Li
        pagherai in altri modi, con un banner
        pubblicitario (bloccabile), ricevendo quel
        risultato pagato invece del più meritevole (sui
        motori di ricerca), con il tuo semplice uso di
        una piattforma invece che un altra (per quei
        mercati su cui ancora non si è affermato uno
        standard), oppure attraverso i servizi "premium"
        che qualcun'altro ha pagato, o attraverso la
        beneficenza (sempre di
        qualcun'altro).(sono un'altro)La teoria e' naive e completamente falsa.Quell'articolo e' stato scritto per via della long tail dei quotidiani informatici internet, dove non conta cosa scrivi, basta che scrivi spazzatura cosi' gli utenti web usano il tuo server e cliccano i banner.Questo articolo su punto informatico e' stato scritto per lo stesso motivo: punto informatico ha tanta banda, quindi a qualsiasi costo cerca di fare arrivare gente affinche' clicchino i suoi banner (e io gli sto pure dando corda!), poco importa se cio' che scrive non ha niente di informatico ed e' aria fritta.La pubblicita' ha senso quando serve far conoscere al mercato l'esistenza di un prodotto o di un servizio, la pubblicita' al giorno d'oggi invece e' pervertita e fine a se stessa: compri un prodotto che non e' migliore dei prodotti non reclamizzati per pagarne la pubblicita'.Io preferisco pagare per quello che scelgo di comprare.A meno che non sia un prodotto veramente particolare, preferisco pagare di meno per un prodotto non reclamizzato invece che pagare di piu' per un prodotto reclamizzato dove la pubblicita' va a ingrassare agenzie pubblicitarie che non fanno altro che da intermediari (o ingrassare Berlusconi ma lo sai quanto costa un singolo spot sulle televisioni?)Non voglio "fastidi", banner, messaggi subliminali e compagnia bella.Mi sa che la maggior parte della gente deve ancora sviluppare gli anticorpi al marketing perverso ma un giorno o l'altro i markettari pervertiti rimarranno a piedi.
        • iluvatar scrive:
          Re: Tutto gratis?
          - Scritto da: Ondina
          - Scritto da: iluvatar


          Li

          pagherai in altri modi, con un banner

          pubblicitario (bloccabile), ricevendo quel

          risultato pagato invece del più meritevole (sui

          motori di ricerca), con il tuo semplice uso di

          una piattforma invece che un altra (per quei

          mercati su cui ancora non si è affermato uno

          standard), oppure attraverso i servizi "premium"

          che qualcun'altro ha pagato, o attraverso la

          beneficenza (sempre di

          qualcun'altro).

          (sono un'altro)

          La teoria e' naive e completamente falsa.

          Quell'articolo e' stato scritto per via della
          long tail dei quotidiani informatici internet,
          dove non conta cosa scrivi, basta che scrivi
          spazzatura cosi' gli utenti web usano il tuo
          server e cliccano i
          banner.Non sono d'accordo. E' un dato di fatto che esistano dei servizi gratuiti oramai per qualunque cosa. Account di posta elettronica? gratuiti ed illimitati, con limitazioni solo nella grandezza degli allegati e della pubblicità.Video online? Gratuito, con la limitazione della grandezza del file, ampia visibilità e programmi di pagamento per i "content creator" più prolifici. Musica? Preview gratuite, e se sei un musicista puoi mettere online i tuoi brani e farti pagare per ascolti. Passando alla grey zone ci sono alcuni servizi russi che vanno ben oltre le preview...Informazione? Giornali gratuiti ovunque, c'è talmente tanta informazione che non riesco a stare dietro ai miei stessi feed rss, che non solo sono dei brevi abstract degli articoli, ma lo sono solo di _alcuni_ giornali più vicini ai miei interessi.Social Networking? Qui non c'è bisogno di dir nienteChe altro? Mancano ancora i film gratuiti, ma non ti preoccupare, anche le major dovranno piegarsi al mercato (per ora solo illegale)
          Questo articolo su punto informatico e' stato
          scritto per lo stesso motivo: punto informatico
          ha tanta banda, quindi a qualsiasi costo cerca di
          fare arrivare gente affinche' clicchino i suoi
          banner (e io gli sto pure dando corda!), poco
          importa se cio' che scrive non ha niente di
          informatico ed e' aria
          fritta.Sicuramente Anderson tratta più di economia che di informatica, ma io sono uno studente di economia informatica, e devo ringraziare questo articolo scritto male se ho trovato quell'articolo per me interessante. Wired solitamente lo seguo, ma ultimamente non ne leggevo più i feed, e mi era scappato.Ma l'economia dell'attenzione è una stupidagine, vero?
          La pubblicita' ha senso quando serve far
          conoscere al mercato l'esistenza di un prodotto o
          di un servizio, la pubblicita' al giorno d'oggi
          invece e' pervertita e fine a se stessa: compri
          un prodotto che non e' migliore dei prodotti non
          reclamizzati per pagarne la
          pubblicita'.Chiaramente la pubblicità ha effetti distrosivi sul mercato, e può entrare a far parte della barriera all'entrata di un mercato, ma non penso la si possa biasimare se ci permette di ottenere altri servizi gratuiti. Un pò come lamentarsi della pubblicità sulle reti televisive... è proprio quella che permette di ottenere i programmi gratuitamente. Se non si vuole la pubblicità si paga (ed anche sky ne ha, anche se molta di meno).

          Io preferisco pagare per quello che scelgo di
          comprare.

          A meno che non sia un prodotto veramente
          particolare,


          preferisco pagare di meno per un prodotto non
          reclamizzato invece che pagare di piu' per un
          prodotto reclamizzato dove la pubblicita' va a
          ingrassare agenzie pubblicitarie che non fanno
          altro che da intermediari (o ingrassare
          Berlusconi ma lo sai quanto costa un singolo spot
          sulle
          televisioni?)Fai bene, questo ti permette di ottenere un vantaggio doppio. Da un lato guardi la televisione (privata) gratuitamente, dall'altra non paghi le pubblicità che ti hanno permesso di vedere gratuitamente la televisione comprando prodotti concorrenti ad un costo chiaramente più basso.Peccato che il livello della tv italiana è talmente basso che anche se è gratuita quando non ho niente da fare preferisco pagare per fare altro (libri, internet etc...).Effettivamente non sò quanto costi di preciso uno spot televisivo, immagino tanto, ma comunque a seconda dell'orario e dello share.

          Non voglio "fastidi", banner, messaggi
          subliminali e compagnia
          bella.
          Scaricati adblock plus e noscript per firefox. Io non vedo pubblicità da mesi, ma sò che c'è, e che stà pagando per me servizi che ricevo gratuitamente (e ne uso tanti)
          Mi sa che la maggior parte della gente deve
          ancora sviluppare gli anticorpi al marketing
          perverso ma un giorno o l'altro i markettari
          pervertiti rimarranno a
          piedi.Se la gente sviluppa questi anticorpi, il virus (o batterio) del marketing dovrà mutare, assumere nuove forme, e questo costringerà chi già adesso ha gli anticorpi a dover reimparare a difenersi.Comunque, non ho capito perchè secondo te la teoria è sbagliata. Non esistono servizi gratuiti? Esistono ma solo perchè non ci sono costi? I profitti per ripagare i costi vengono da altre fonti?
  • FinalCut scrive:
    Brutto articolo
    una volta che si faceva interessante ...è finito. :@secondo me la via non è per niente facile, anzi i problemi sono all'orizzonte e tanto per cambiare sono d'accordo con questo articolo:http://www.minimarketing.it/2008/02/online-advertising-geomap-2008.html (linux)(apple)
  • shasha scrive:
    Articolo illeggibile
    A dire il vero non lo so perche' non l'ho neanche letto, volevo solo anticipare alcuni commenti. :D
  • picchiatello scrive:
    Gratis ?
    Beh la forzatura dell parola "gratis" e' tipica dei pubblicitari. In effetti qualunque prodotto o servizio con accanto "gratis" fa ancora gola anche al piu' esperto consumatore-fruitore. La cosa e' ciclica ed ogni tanto c'e' qualche benefattore ( sopratutto nei telefonici) che se ne esce fuori.
  • Norberto Bau scrive:
    Freakonomics
    più che altro.
Chiudi i commenti