Droghe e Internet, caccia aperta

Sequestri e denunce, spesso percepite e vissute come vere e proprie ingiustizie. Cosa dice la legge? Come si muovono le forze dell'ordine? Dopo gli ultimi casi, Punto Informatico ne parla con la Polizia Postale
Sequestri e denunce, spesso percepite e vissute come vere e proprie ingiustizie. Cosa dice la legge? Come si muovono le forze dell'ordine? Dopo gli ultimi casi, Punto Informatico ne parla con la Polizia Postale


Roma – Nei giorni scorsi dodici utenti internet sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza di Imperia perché gestivano siti che, secondo gli inquirenti, istigavano alla coltivazione illegale di cannabis o perché da quei siti era possibile acquistare semi da tradurre poi in vere e proprie coltivazioni… Quando si ha a che fare con le droghe leggere, si sa, il limite fra lecito ed illecito è sempre sottile. Se poi di mezzo c’è anche il Web allora quella linea sfuoca e si fa rapidamente incerta. Nella comprensione della complessa questione -che è strettamente giuridica- intervengono spesso una certa suggestione ideologica, un’applicazione soggettiva delle norme vigenti e forse non manca nemmeno il fatto che tutto si svolge “all’ombra” di Internet (come se questo potesse accrescere la dose criminale di un atto punito allo stesso modo se compiuto per strada).

Sta di fatto che si intensificano sempre più i sequestri di siti ( mariuana.it su tutti) ed i provvedimenti restrittivi per chi maneggia (più o meno virtualmente) semi di cannabis, piante allucinogene oppure semplicemente manuali per la coltivazione e magari attrezzi per la cura delle fruttuose piantine. È allora importante capire cosa la legge prescriva , cosa sia lecito e cosa invece no. Tanto più che la chiusura di un sito come mariuana.it ha scatenato polemiche e discussioni e persino attacchi contro l’operato delle forze dell’ordine.

Il titolare dei siti sequestrati, Matteo Filla, è stato posto agli arresti, revocati dopo 5 giorni. In un comunicato si dice vittima di mistificazioni da parte dei media e di ingiustizie. Promette, inoltre, di rendere pubblica, appena possibile, tutta la documentazione in suo possesso per fare chiarezza. Situazioni complesse, dovute anche ad una giurisprudenza che in merito ai reati di coltivazione è ondivaga e non sempre orientata verso sanzioni penali. Particolari di non poco conto.

Punto Informatico ha parlato di queste problematiche con il sostituto commissario Giovanni Ledda della Seconda sezione del servizio di Polizia postale di Roma che ha seguito e coordinato molte delle recenti operazioni per sventare la vendita on line di sostanze che possano portare alla creazione di stupefacenti.

Punto Informatico: Commissario Ledda, vendere semi di marijuana è reato?
Giovanni Ledda: No, non è reato perché la nostra legge segue la logica dei “principi attivi” delle sostanze stupefacenti. Nel nostro caso i semi non contengono principi attivi e dunque non sono tecnicamente “droga”. Almeno non ancora.

PI: Invece, vendere manuali che spiegano le tecniche di coltivazione?
GL: Ovviamente non è reato.

PI: Ne deduco allora che nemmeno vendere piccole serre e fertilizzanti per prendersi cura di una piantina… Allora quando si commette reato?
GL: È opportuno studiare ogni caso in maniera approfondita e a sé stante. A grandi linee possiamo però dire che si configura il reato di istigazione alla coltivazione quando alla vendita dei semi si associano quelle di manuali e attrezzature da giardinaggio per la cura delle piante. Ecco, l’insieme di questi atti e l’attenzione sulla metodologia della produzione delle specie vietate può logicamente configurare l’istigazione alla coltivazione, cioè l’istigazione a commettere altri reati. È l’abbinamento di diversi fattori, in definitiva, a far sì che si vìoli la legge.


PI: Chi vende online con queste modalità commette reato di istigazione. E chi compra?
GL: La legge è uguale per tutti, nel senso che non prescrive reati specifici se commessi attraverso la rete Internet. Così, chi acquista potrebbe essere accusato di produzione, coltivazione, consumo di sostanze proibite ecc. Ricordo che in Italia la coltivazione di cannabis è vietata (artt. 28 e 73 del DPR 309/90) se non si è in possesso di apposita autorizzazione (art. 17 DPR 309/90). I semi che non rientrano nelle tabelle degli stupefacenti sono legali per altri fini, per esempio collezionismo…

PI: Collezionare semi magari è un passatempo affascinante che qualcuno pure sperimenterà ma non crede che forse sia solo un artifizio per insinuarsi nelle maglie larghe della legge?
GL: Questo non posso dirlo

PI: Tuttavia la legge dice: “Se i semi ti servono per collezionarli non hai bisogno anche dei manuali che ti spiegano come far crescere piante da quei semi”. Quando questo succede stiamo già sconfinando nel reato…
GL:…istigazione alla coltivazione, al consumo, alla vendita ecc.

PI: Ma gli stupefacenti trovano facilmente la via della rete?
GL: Ci sono moltissimi siti che propongono questo business (che noi monitoriamo quotidianamente con diversi mezzi) e si tratta sostanzialmente del commercio di semi. Èfacile spiegare perché: il prezzo. Il prezzo praticamente alla portata di tutti consente notevoli economie rispetto al prodotto finito spacciato. È chiaro.

PI: È ragionevole pensare che simili affari aumentino sempre più. Ma c’è un mezzo, un metodo per stroncare sul nascere queste prassi? Insomma riuscire ad interrompere la catena che inizia lecitamente ma spesso finisce nell’illegalità?
GL: È chiaro che se conduciamo ispezioni e perquisizioni e troviamo decine e decine di coltivazioni, quella del collezionismo si traduce in una scusa. Bisognerebbe cambiare la legge e vietare del tutto anche il commercio dei semi. Vede, nessuno nei siti si sogna di vendere cannabis, marjiuana, coaina o altro in maniera chiara e diretta, ovviamente. È reato: li scopriremmo subito. Vietando la vendita di semi si renderebbe la strada più difficile e si costringerebbe tutto questo mondo a cambiare metodo e trovare altre vie.

PI: Come vi comportate, invece, quando i siti coinvolti in queste vicende si trovano all’estero?
GL: Dipende dalle sostanze stupefacenti; se sono lecite nel paese di pubblicazione del sito mandiamo una segnalazione alla polizia del luogo (noi non abbiamo competenza) e in ogni caso sequestriamo la merce in arrivo in Italia e perseguiamo eventualmente gli acquirenti. Se le sostanze sono vietate anche nel paese del sito (per esempio i cosiddetti “precursori” soggetti a regime specifico scatta comunque la segnalazione alla polizia locale che può proporre il sequestro e la chiusura del sito.

a cura di Alessandro Biancardi

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01 09 2005
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