Dude.it/ Il mio cent per il nuovo governo

di mafe de Baggis. Quando si parla di analfabetismo informatico si fa riferimento, di solito, alla formazione necessaria per usare passivamente i computer. Ma i computer sono macchine da usare soprattutto attivamente
di mafe de Baggis. Quando si parla di analfabetismo informatico si fa riferimento, di solito, alla formazione necessaria per usare passivamente i computer. Ma i computer sono macchine da usare soprattutto attivamente


Web – 1986, liceo linguistico. Corso di Basic: un’ora alla settimana, facoltativa, consigliata solo a chi “era bravo in matematica”. L’insegnante era la prof. di matematica, naturalmente: aveva fatto un corso di aggiornamento di una giornata in cui le avevano insegnato il Basic – non a “programmare in”. Non ho seguito il corso: non ero brava in matematica.

1988, diploma universitario in relazioni pubbliche. C’era un esame di informatica, si chiamava Teoria e tecnica dell’elaborazione automatica dei dati, mesi di lezione teorica e due settimane di laboratorio in cui ci insegnavano a usare Lotus 1,2,3 (sic).

1996. Corso di laurea in scienze della comunicazione, facoltà di lettere e filosofia. Finalmente mi insegnano l’HTML, a progettare un database e cos’è un algoritmo. Seguo il corso e tutti i laboratori (facoltativi): mi cambia la vita.

Recriminazioni pelose sui dieci anni persi a pensare che i computer fossero roba “per chi era bravo in matematica”. D’altra parte, a scuola non ci insegnano quasi niente su come si produce informazione (le rotative, le macchine da presa, l’agenda setting) e imparare a usare un computer significa soprattutto avere l’opportunità di imparare a produrre informazione. Informatica, giusto? Le parole non mentono.

Per chi non se ne fosse accorto, Internet cambia le regole del gioco soprattutto perché permette a chiunque abbia qualcosa da dire di dirlo, senza passare nessuna selezione di nessun tipo, né economica, né estetica, né morale. Ma il gioco è accessibile solo a chi non ha “paura” dei computer, che è diverso da chi sa usarli – magari benissimo – per assolvere a compiti specifici. Il computer è una macchina programmabile, anche da me.

Un compito importante della scuola quindi dovrebbe essere non tanto insegnare a usare i computer, quanto aiutare bambini e adulti a familiarizzare con loro almeno al punto di capire quanto è facile “fare cose”. Familiarizzare con la loro cultura, la loro filosofia, la loro logica: spazzare i luoghi comuni dell’informatica come scienza arida, ripetitiva e adatta solo alle persone prive di fantasia. Il governo che guiderà l’Italia nei prossimi cinque anni vede al timone di un nuovo ministero, quello dell’Innovazione, un ex pezzo grosso dell’IBM. Un piccolo consiglio: collaborare prima con le scuole che con le aziende, e non per insegnare a usare Word, ma per insegnare che per imparare a usare Word basta un pizzico di curiosità, indipendenza e qualcosa da dire.

mafe De Baggis
Dude, giornale per caso

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11 06 2001
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