Dude.it/ Le verità del G8

di Mafe de Baggis e Luca Vanzella. Dopo gli scontri fisici, il G8 di Genova è alla mercé del delirio mediatico: quale ruolo ha giocato Internet in questi giorni?


Web – “Don’t hate the media. Become the media” (“Non odiare i media. Diventa i media”) è l’efficace slogan di IndyMedia , sito di informazione indipendente che è stato uno degli indiscussi protagonisti dell’informazione prima e durante le giornate campali del G8 di Genova. Mai come in questi giorni l’informazione di massa ha mostrato la corda; mai come in questi giorni abbiamo dovuto constatare come un’immagine possa sì parlare più di mille parole, ma anche raccontare più di una verità.

A prescindere da qualunque presa di posizione (lo speciale su Dude chiarisce fin troppo bene come la pensiamo) sui torti e le ragioni dei manifestanti e degli oggetti della protesta, emerge con assoluta chiarezza la potenza della rete nel dare voce a chi voce non ha, nonostante sgomberi, botte e rastrellamenti (basta pensare a RadioGap , che ha dovuto interrompere le trasmissioni ma continua ad aggiornare il sito).

Basta scorrere le migliaia di post sui newsgroup (it.eventi.g8-genova, italia.genova.discussioni, ma anche it.arti.cinema e naturalmente tutti gli it.politica.*), le migliaia di righe in IRC e nelle chat, l’intersecarsi di notizie, denunce, lamentele, rabbia sui siti amatoriali e ufficiali per scoprire una realtà che viaggia su un doppio binario ma che non ha fatto notizia.

Da un lato, la sostanziale uniformità dei racconti di chi a Genova c’era: senza sbavature e senza possibilità di fraintendimenti e di manipolazioni. Genova come Belfast, come una dittatura sudamericana: botte per tutti senza motivo, ai giornalisti nonostante il pass, ai boy scout, alle donne, a chiunque mostrasse le spalle.

Dall’altro lato, il mondo di chi a Genova non c’è andato e non per paura o per mancanza di tempo, ma per disaccordo con le ragioni della manifestazione. Soprattutto sui newsgroup c’è una piccola folla – non sempre definibile politicamente – di persone che considerano l’intero movimento di protesta un enorme spreco di energie, colpevole di quello che è successo, una sorta di banda di deficienti con frange di estrema violenza.

Chi ha avuto tempo e voglia di seguire i fatti di Genova in rete si è trovato di fronte a una realtà completamente diversa da quella presentata dalla copertura dei media di massa, praticamente appiattiti sulle gesta dei Black Block. Tra gli innumerevoli perdenti di questi giorni da dimenticare, la rete esce vincitrice da parecchi punti di vista: fatti, commenti, informazioni, persone. E la rete che vince è quella amatoriale e indipendente, anche se è una vittoria che la rende ancora più pericolosa (e quindi in pericolo). Se le forze dell’ordine hanno picchiato anche giornalisti con il pass stampa, cosa succederà quando si accorgeranno con quale potenza e profondità migliaia di persone possono informare e comunicare tramite un qualunque computer? Ci aspettano tempi in cui la legge sull’editoria sembrerà un simpatico cavillo?

Dude, giornale per caso

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