Ebooks/ Intervista a Virginio Sala

Stand By ha incontrato Virginio Sala, direttore editoriale di Apogeo ed autore di: Ebook, dal libro di carta al libro elettronico


Web – Quello che segue è il sunto di un lungo scambio di email con Virginio B. Sala, direttore editoriale di Apogeo e autore di “Ebook, dal libro di carta al libro elettronico” sulle prospettive e i rischi del libro elettronico. La casa editrice Apogeo e Longanesi, prime in Italia, hanno recentemente annunciato la messa in opera di una piattaforma di vendita di libri in formato elettronico tratti dai rispettivi cataloghi. Il libro di Virginio Sala è scaricabile gratuitamente dal sito web di Apogeo.

Le cito alcune recenti previsioni e statistiche sul futuro degli ebook che certamente conosce: Microsoft sostiene che nel 2009 molti tipi di libri saranno maggiormente disponibili in formato elettronico rispetto alla corrispondente versione cartacea; eppure a tutt’oggi in USA non sono stati venduti più di 50.000 ebook reader e, secondo una recente inchiesta di Seybold Reasearch, la percentuale di quanti li vorrebbero acquistare o sarebbero felici di leggere ebook sul proprio PDA non supererebbe il 12% dei lettori. Qual è la sua personale idea sui tempi e le modalità di questa rivoluzione che molti definiscono inevitabile?

Se si parla di letteratura, le mie personali previsioni sugli e-book sono caute: mi sembra che il libro elettronico (hardware o software) aggiunga poco. Dal punto di vista della comodità, la carta è comodissima. L’ultimo romanzo di Ken Follett va benissimo su carta, e immagino andrà bene così ancora a lungo, a meno di problemi ecologici legati alla produzione della carta, ai quali peraltro mi sembra siano sensibili in pochissimi. Il discorso è, secondo me, del tutto diverso quando si parla di libri “da lavoro” o “da studio”. Non succede mai che qualcuno all’alba di mezzanotte di sabato senta l’irrefrenabile impulso di leggere per forza un certo romanzo e gli spunti una voglia di inchiostro sul mento se non riesce a procurarselo subito scaricandolo dalla Rete per leggerlo sul PC, su un reader dedicato o sul PDA.

Può succedere benissimo invece – per restare a un campo che conosciamo tutti e due bene – che un programmatore, alla prese con la soluzione di un problema tecnico, abbia bisogno di leggere o consultare un certo libro sulle API di Windows, o sull’utilizzo di Perl con DBI, e che gli serva lì e subito. Se quel libro è in rete come libro elettronico scaricabile e consultabile nel giro di pochi minuti, potrebbe salvargli la vita o quantomeno fargli risparmiare un sacco di tempo. Qui il confine fra documentazione tecnica, newsgroup, siti specializzati e e-book è labile: semplicemente l’e-book è un oggetto in qualche modo “chiuso” e a pagamento, mentre il resto è “di pubblico dominio” (in qualche senso del termine).

Un vantaggio specifico dell’e-book potrebbe anche risiedere nel fatto che le tecniche crittografiche permettono anche di “certificarlo”: posso essere sicuro che viene veramente da quel tale autore, da quel tale editore, che non è stato manomesso, che qualcuno se ne assume la paternità e la responsabilità. Posso pagare per avere informazioni utili subito da qualcuno che, in qualche modo, me le garantisce. Allora è interessante anche il fatto che la tecnologia e-book permetta la vendita, per esempio, per parti o capitoli: basta confezionare il prodotto in modo che sia “smontabile”, senza bisogno di costruire libri diversi.

Vedo come molto promettente anche un altro settore: quello dell’editoria “aziendale”. La tecnologia e-book offre un metodo interessante per la distribuzione controllata di materiali documentali, documentazione interna ecc. ecc. Banche, assicurazioni, aziende varie, producono una gran quantità di documentazione cartacea che vogliono poter mantenere “a circolazione controllata”: se la mettono in forma di e-book possono controllare con molta precisione l’assegnazione delle licenze, risparmiare carta e avere un controllo migliore sulla distribuzione.

In sintesi: vedo tempi relativamente lunghi per la diffusione della letteratura in e-book, a meno che non compaiano in poco tempo sul mercato reader di eccellente qualità ad un prezzo contenuto; tempi intermedi per i libri specialistici e tecnici; tempi relativamente brevi per la diffusione in campo aziendale.


Eppure l’impressione è che grandi movimenti siano in atto proprio in campo consumer. Si sono già disegnati scenari molto precisi di alleanze fra editori, produttori di software, grandi librai online. E sembra che ognuno come al solito segua la propria strada velocemente, quasi si trattasse di una nuova corsa all’oro. Non si tratta di progetti per il futuro ma di iniziative spesso già commercialmente attive. Anche Apogeo e Longanesi sembrano aver imboccato questa strada. Come mai tutta questa precipitazione? Non trova che sia troppo presto?

Si direbbe che molti editori abbiano molta paura di essere scavalcati. L’e-book, come è concepito nel 2000, sembra essere un modo di rendere “merce” l’informazione digitale, quindi consente all’editore, che teme di vedersi portar via il suo prodotto tradizionale, di contare su un nuovo prodotto la cui commercializzazione sia controllabile.

Non credo però che sia giusto generalizzare. Che cosa fa un editore? Di solito non è semplicemente uno stampatore che stampa tutto quello che gli viene propinato. Sceglie argomenti e autori, studia i modi migliori di presentazione (caratteri, formati, impaginazione, stile dei disegni, e così via), aiuta gli autori a raggiungere gli obiettivi. Poi promuove il libro, lo distribuisce, ne favorisce la vendita. In altre parole, contribuisce a generare informazione, la elabora, la distribuisce. E ‘ un tipo particolare di intermediario: aiuta l’autore ad arrivare ai suoi lettori, ma, operando anche nell’altro senso, cerca di farsi interprete delle esigenze, delle richieste dei lettori. E svolge una funzione da “esperto della comunicazione”: cerca di studiare i modi migliori per comunicare, in funzione di ciò che deve essere comunicato e del destinatario inteso. Così, se sa fare bene il suo mestiere, fornisce una sorta di garanzia implicita di qualità (del contenuto, non necessariamente del processo). Certi editori ci sono riusciti bene: pensiamo ad Adelphi, per esempio.

In tutto questo processo, l’editore guadagna qualcosa dalla vendita del prodotto che ha realizzato, e con lui guadagna qualcosa l’autore. Questo è quello che succede oggi, con la carta. Che cosa cambia con il digitale? Che il digitale si duplica facilmente. I costi di creazione rimangono identici (anzi, aumentano, se si vogliono fare dei prodotti che non imitino semplicemente la carta, ma sfruttino tutte le potenzialità, di multimedialità e interattività), mentre la generazione delle copie ha un costo praticamente nullo. Il digitale ha così un interesse per l’editore, permette di fare cose che prima non erano quasi nemmeno pensabili.

Però, una volta che le ha realizzate, che fa? Le distribuisce liberamente, sperando che qualcuno gliele paghi? Spera che tale distribuzione gratuita aiuti la vendita del cartaceo? (Non credo sia facile imitare Seth Godin e il suo Unleashing the Ideavirus) Gli editori più percettivi hanno capito che la forma digitale (Web) è una strada significativa, se non proprio ineluttabile, ma non sono ancora riusciti a inventare un “modello di business” che permetta loro di rimanere in attività con il digitale “aperto”.
L’interesse per l’e-book è probabilmente questo: ho un prodotto digitale, con tutti i vantaggi del digitale, ma lo posso vendere. L’e-book, poi, come ho tentato di raccontare in quel mio librino digitale, ha delle peculiarità interessanti in sé (indipendentemente dai problemi di commercializzazione): a me sembra che possa diventare un equivalente del CD-ROM multimediale per il futuro, non appena qualcuno penserà non più solo a trasferire in digitale le opere cartacee tradizionali, ma anche a creare “libri” nuovi, che sfruttino tutte le potenzialità del mezzo.

Pensi a un libro di analisi musicale, per esempio di una sinfonia di Beethoven, in cui invece di riprodurre il rigo musicale (che la maggior parte della gente non sa leggere) ci fosse il file mp3 o midi con la citazione musicale, con la possibilità magari di isolare la parte degli archi o quella dei legni, e di rendere percepibile all’orecchio quello che si sta dicendo, di far sentire effettivamente il primo o il secondo tema. A me piace soprattutto questa parte. Certamente non si differenzia troppo da quello che si può fare con i CD multimediali, ma ha un volto meno intimidatorio, più adatto per il Web e plausibile anche per piccole opere.


Esiste un rischio concreto di una “napsterizzazione” (mi passi la parolaccia) letteraria? Sembrerebbe di sì se si osserva quanta attenzione viene posta alla protezione degli ebook. Da molti punti di vista tali sistemi sembrano poco rispettosi dei diritti del lettore. In nome di un copyright “comunque” di difficile protezione si limita moltissimo la gestione del bene acquistato da parte del suo “legittimo” proprietario. Niente stampa, minima o nulla portabilità, complicazioni inaudite a cui sottoporre il lettore in caso di formattazioni del disco o cambi di hardware, raccolta di dati (seriale della cpu o del disco, ma anche e soprattutto dati personali al momento della registrazione di web buy o passport). Non si tratta di un sistema pensato unilateralmente e senza concrete possibilità di accettazione? Perché mai dovrei pagare la versione elettronica dell’ultimo romanzo di Follet allo stesso prezzo di quella cartacea, se non lo posso prestare né copiare, se per comprarlo devo regalare i miei dati alla casa editrice? Lei ha letto quanto scrive Stalmann in proposito?

Beh, il mio “e-book” è online gratuitamente. Lo si scarica come e-book seguendo tutta la procedura perché volevamo che tutti potessero sperimentare il procedimento senza pagar nulla, ma vedendo come funziona. Apogeo ha parecchi libri gratuiti sul suo sito, e crediamo di essere fra le case editrici che hanno meno paura a sperimentare strade nuove.

Stallman dice cose interessanti e sembra convincente. Però io ho potuto permettermi di scrivere “e-book” e di offrirlo gratuitamente ai miei due potenziali lettori perché Apogeo mi paga per fare il direttore editoriale, quindi in linea di massima porto già a casa di che sfamare la famiglia. Se così non fosse, e dovessi campare scrivendo libri, potrei permettermi, come dice Stallman, di distribuirli liberamente, sperando che qualcuno faccia clic su un pulsante e mi mandi un dollaro? Pensando a Machiavelli ( “E, se li uomini fussino tutti buoni, questo precetto non sarebbe buono”), immagino che in una situazione di quel genere mi terrei per me le informazioni più interessanti, sperando di usarle per ottenere un “vantaggio competitivo” da qualche altra parte.

Napsterizzazione? Possibilissima, la tecnica è raffinata e adattabile credo a qualsiasi cosa. Solo che la lettura di un buon libro sembra attirare meno dell’ultima canzone di Madonna. Si immagina frotte di persone in rete alla ricerca della “Critica della ragion pratica” di Kant? O di “L’essere e il nulla” di Sartre?

Un musicista può forse cercare di far girare liberamente la sua musica registrata, pensando di guadagnare poi facendo concerti a pagamento (ammesso che ci riesca), ma lo scrittore di romanzi come fa? Organizza letture pubbliche a pagamento? Fa un altro mestiere per cui qualcuno sia disposto a pagarlo? E se fa un altro mestiere, perché mai dovrebbe scrivere libri? Per la gloria? Forse sì, allora forse scriverebbero solo quelli molto motivati, o quelli abbastanza ricchi da poterselo permettere. Anche se mi affascina l’utopia di Stallman (l’ho incontrato una volta, e anche lui è un personaggio affascinante), mi sembra purtroppo utopia: reggerebbe bene se tutto fosse “non a pagamento”; in alternativa potrebbe rischiare di produrre meno circolazione di idee, anziché di più. Temo che la sua posizione comporti un ripensamento totale dell’economia. Non è detto che non sia auspicabile, ma non è più solo un problema di e-book.

Per quanto riguarda Apogeo la nostra intenzione è quella di realizzare e-book dando anche la possibilità di legare la chiave a un CD, invece che all’hardware della macchina: così il CD lo puoi prestare, però intanto che lo presti non lo puoi usare tu, e se lo copi non funziona perché cambia il numero di serie.

Inoltre è nelle nostre intenzioni dare la possibilità di stampare almeno una copia (quando la tecnologia permetterà effettivamente di “contare” le copie, daremo la possibilità di due). Se poi uno ne vuole di più, sarà costretto a farsi le fotocopie, esattamente come fa oggi per i libri.


Ho lasciato per ultimo il problema fondamentale, quello della circolazione del pensiero. Con la preoccupazione di garantire autori ed editori dal rischio pirateria pare lecito oggi pensare qualsiasi forma di contromisura. Il risultato è che spessissimo i diritti dell’utente (il lettore in questo caso) ne escono indeboliti. In USA il Digital Millenium Copyright Act del 1998 sembra una legge pensata esclusivamente in quest’ottica; il computer e Internet diventano, invece che amplificatori di conoscenza, potenziali strumenti di controllo. Lei nel suo testo cita alcune iniziative come il progetto Gutemberg e Liber Liber ma sembra di capire che oggi gli editori il compito di moltiplicatore culturale, preferiscano lasciarlo ad altri. Tranne poi lamentare il trattamento fiscale che lo Stato applica agli ebook rispetto ai corrispettivi cartacei che potrebbe limitare la diffusione di questo “nuovo strumento tecnologico fondamentale per la diffusione della cultura e dei contenuti di qualità in Internet.” Lei nella doppia veste di autore e direttore editoriale di Apogeo ritiene che questo rischio esista?”

C’è un bel libro di Shapiro, che si intitola “The Control Revolution”, in cui l’autore sostiene, in estrema sintesi, che il computer e Internet determinano una “rivoluzione” in cui ciò che è in gioco è proprio il controllo. La tecnologia dà strumenti di controllo che possono andare in entrambe le direzioni.

Pensi alla vicenda di Amazon che tenta di applicare i prezzi differenziali; se ne è parlato qualche settimana fa. Da parte di Amazon è un tentativo di controllo dei suoi clienti basato sulle informazioni che può raccogliere (natura ed entità degli ordini fatti in passato, codice postale che dice se stai in una zona ricca o meno ecc. ecc.) grazie alla rete; la stessa rete però ha dato agli utenti gli strumenti (in questo caso, a quanto mi risulta, elementari: un gruppo di discussione) per smascherare quel tentativo, che si è risolto direi con una cattiva pubblicità per Amazon.

Se da un lato è più facile tentare di fare i furbi, dall’altro è più facile scoprire chi fa il furbo….. alla fine, sembrerebbe che l’equilibrio si raggiunga sulla “fiducia”. Sto con chi dimostra di meritare fiducia, lui da parte sua probabilmente finirà per continuare a comportarsi bene perché diversamente per me raggiungere il suo concorrente è molto facile (basta un clic, come si suol dire). Sembrerebbe una di quelle tipiche situazioni da teoria dei giochi, in cui la strategia vincente è la cooperazione. I rischi ci sono, ma ci sono anche le contromisure.

Se una grande azienda di software vuole a tutti i costi reprimere la pirateria e riesce a far approvare una legislazione molto rigida, che per sconfiggere i fenomeni di pirateria vera (quelli che duplicano il software a livello industriale, per mettere in commercio le copie) finisce per colpire indiscriminatamente tutti, per evitare di finire nei guai in molti cominceranno a scoprire suite di prodotti liberi e ad adottarli. Nel caso dei libri di carta: se un editore continua a pubblicare libri illeggibili io smetterò di acquistarli. Nel caso degli e-book: se le pretese diventano assurde, il lettore andrà da un’altra parte. Ci sarà un periodo di confusione e di difficoltà, immagino, ma prima o poi si raggiungerà un equilibrio sensato. O almeno lo spero.

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