Editoriale 6/2/2001

Negli ultimi quattro-cinque anni la Rete ha subito cambiamenti profondi, sia tecnici che culturali. Capire cosa ci siamo lasciati alle spalle può esserci d'aiuto per capire dove stiamo andando


Ormai quasi quattro anni or sono, nel mio primo editoriale per Punto Informatico, scrivevo:
?Che Internet stia cambiando, e con essa l’utilizzatore medio, non è una grossa novità. Se fino a pochissimo tempo fa il popolo di Internet si sarebbe a dir poco scandalizzato nell’apprendere le nuove rotte commerciali della Rete, oggi in gran parte accetta con più serenità questa tendenza. Cercare il lucro in Rete non è più un’eresia, quindi, ma un’adattarsi a ciò che inequivocabilmente sarà. Chi, come me, proviene dal periodo pre-web, ovvero da prima che la tecnologia World Wide Web si diffondesse ed arrivasse ad identificarsi con Internet stessa, può meglio percepire quella che viene definita la “maturazione” della Rete. Una maturazione che, mi auguro, non sacrificherà ciò che fin’ora ha contraddistinto la Rete da qualsiasi altro mezzo di comunicazione: piena libertà d’espressione, buone capacità d’autoregolamentarsi, costi d’accesso “popolari”. Internet da sempre è stata caratterizzata dal no profit, concetto che in essa si disgiunge da quello classico di “volontariato”. Il no profit della Rete non ha coscienza di se stesso, non è finalizzato ad un nobile scopo, ma è, direi, l’istinto umano dell’esprimersi per “essere”, del partecipare per “avere”. Questo è il propulsore primario del mondo del “freeware” e del “public domain” ed io spero possa essere ragione sufficiente perché la Rete continui, nel suo lungo cammino, a trattenere in sé anche queste sue cellule primordiali, queste sue radici che la hanno fin’ora sostenuta in assenza di governi, leggi, partiti, autorità.? .
In questi anni di cose ne sono cambiate parecchie. La fase di passaggio dall?Internet accademica all?Internet commerciale è ormai avvenuto così in profondità che Net Economy è ormai sinonimo di New Economy. Il concetto di ?freeware? non si è estinto, ma come si poteva prevedere si è per la gran parte riversato in quella rivoluzionaria filosofia nota come ?open source?. I costi d?accesso, e soprattutto la qualità, potrebbero essere migliori, ma di sicuro anche da questo punto vista di strada ne è stata fatta parecchia. Ma dal lato della libertà digitale, del no-profit, della capacità di auto governarsi della Rete, cosa è cambiato? Cosa ci siamo o ci stiamo lasciando alle spalle? Chi di voi ha assistito a questo cambiamento epocale provi a rispondermi: la prossima settimana ne riparliamo.
Alessandro Del Rosso

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  • Anonimo scrive:
    scusate le troppe scorregge
    ma i primi due post mi han dato result di errore..sara' stata colpa dei fagioli...sorry
  • Anonimo scrive:
    Commenti del cazzo
    commenti su come si scrive questo e quello..mentre il succo era un'altro.L'ho trovato divertente specialmente il bastardo finale :-)
  • Anonimo scrive:
    Commenti del cazzo
    commenti su come si scrive questo e quello..mentre il succo era un'altro.L'ho trovato divertente specialmente il bastardo finale :-)
  • Anonimo scrive:
    Una domanda sull'autore
    Volevo chiedere: ma è sempre la stessa persona che scrive il pezzo il Lunedì? Mi sembra di aver riconosciuto almeno tre stili diversi, due più "editorialisti" e uno (questo) più strettamente "articolista".Comunque questo spazio è un toccasana il Lunedì mattina: rassegna stampa e un sorriso.
  • Anonimo scrive:
    (nessun titolo)
    La cosa più divertente degli articoli di Giuda che pubblicate su Punto Informatico, sono gli interventi dei soloni del lunedì mattina che non capiscono che si tratta di articoli satirici. E' bellissimo.
    • Anonimo scrive:
      Re: (nessun titolo)
      - Scritto da: Gianfranco Mereghetti
      La cosa più divertente degli articoli di
      Giuda che pubblicate su Punto Informatico,
      sono gli interventi dei soloni del lunedì
      mattina che non capiscono che si tratta di
      articoli satirici. E' bellissimo.Ma, allora, incredibile...le persone intelligenti esistono ancora...mio Dio, son sconvolto...pensavo che nessuno se ne fosse accorto...grazie Gianfranco, mi sento meno solo...
  • Anonimo scrive:
    Che cosa si aspettava?
    E' normale che questi piccoli mostriciattoli sia no così bravi(??), nascono con le console già in mano e sopratutto continuano a tenerle, in mano, cosa che sinceramente mi fa rabbrividire.Io, comunque sono una schiappa con i videogiochi, dato che preferisco utilizzare i computer per altre cose.
  • Anonimo scrive:
    Ma neanche l'amico tuo è normale

    una persona con cui ci si ferma a chiacchierare
    del primo Monkey Island e delle configurazioni
    multiboot per Dos.Ma che sono discorsi normali fra persone che si incontrano per la strada?Ma parlare del tempo non era meglio?Ragà, l'informatica è il mezzo, non il fine.Non si può vivere di computers, ma CON i computers.
    • Anonimo scrive:
      ma non lo avete ancora inquadrato?
      ma non lo avete ancora in quadrato questo qua?scrive "new economy" per indicare qualsiasi cosa... ma che cazzo c'entreranno mai i videogame con la new-economy?Come dire che se prendo i soldi con il bancomat invece che andare allo sportello "lavoro con (o nella) new Economy".Ma per favore!Siccome probabilmente non sa esattamente di cosa parla, ti ficca dentro qualche termine ... il doppio avvio del dos, il tuo bel Monkey Island...--L'articolo però, per favore, questa volta concediamolo a questo poverEtto, come la volta scorsa, era davvero divertente.Se non fosse per le vane digressioni "new economy", io l'avrei trovato più che all'altezza!Divertente insomma!Diamo a Cesare quel che é di Cesare, no?ciao
      • Anonimo scrive:
        Re: ma non lo avete ancora inquadrato?
        Ah, forse abbiamo un esperto che ci erudira' sul profondo significato della parola "new-economy" Se vuoi un parere personale, la dizione corretta è "GNU Economy", ovvero l'economia degli gnu, che corrono dappertutto ed insieme (come i ruminanti omonimi) pur non sapendo dove vanno e perche'. Purche' si corra. Il presunto nuovo altare della "new economy" non e' altro che il tentativo strumentale di trasformare un economia di prodotto in una presunta economia di "servizio" al prodotto, non tenendo presente che l'innovazione di processo ha una "vita" economica limitata, in quanto "interiorizzata" dalla struttura cliente. E non venitemi a dire che sarete salvati dall'allargamento della banda.... - Scritto da: Cesare

        ma non lo avete ancora in quadrato questo
        qua?
        scrive "new economy" per indicare qualsiasi
        cosa... ma che cazzo c'entreranno mai i
        videogame con la new-economy?
        Come dire che se prendo i soldi con il
        bancomat invece che andare allo sportello
        "lavoro con (o nella) new Economy".
        Ma per favore!

        Siccome probabilmente non sa esattamente di
        cosa parla, ti ficca dentro qualche termine
        ... il doppio avvio del dos, il tuo bel
        Monkey Island...

        --

        L'articolo però, per favore, questa volta
        concediamolo a questo poverEtto, come la
        volta scorsa, era davvero divertente.
        Se non fosse per le vane digressioni "new
        economy", io l'avrei trovato più che
        all'altezza!
        Divertente insomma!
        Diamo a Cesare quel che é di Cesare, no?
        ciao
        • Anonimo scrive:
          Re: ma non lo avete ancora inquadrato?

          in una presunta economia di "servizio" al
          prodotto, non tenendo presente che l'innovazione
          di processo ha una "vita" economica limitata, in
          quanto "interiorizzata" dalla struttura cliente..bla bla bla..
          E non venitemi a dire che sarete
          salvati dall'allargamento della banda....voglio essere salvato da fenomeni come te.
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