Edward Snowden, professione talpa

L'uomo che ha aperto il vaso di Pandora del Datagate statunitense risponde ai lettori del Guardian, mentre il dibattito e le polemiche su PRISM e la tecnosorveglianza infuriano: la crittografia serve? Gli americani sono spiati? E quanto?
L'uomo che ha aperto il vaso di Pandora del Datagate statunitense risponde ai lettori del Guardian, mentre il dibattito e le polemiche su PRISM e la tecnosorveglianza infuriano: la crittografia serve? Gli americani sono spiati? E quanto?

Dalla sua posizione non meglio identificata in quel di Hong Kong, Edward Snowden continua a tenere vivo il Datagate statunitense e ad alimentare il dibattito sulla sorveglianza globale operata dalla NSA: l’ex-analista della CIA risponde alle domande dei lettori del Guardian , tra i primi organi di stampa a far esplodere lo scandalo grazie al prezioso contributo giornalistico di Glenn Greenwald e colleghi.

E proprio Greenwald aiuta a moderare la chat pubblica tra Snowden e i netizen , una conversazione da cui emergono novità e una ulteriore conferma sulla ferma volontà del “fuggitivo” di far piena luce sulle pratiche di sorveglianza divenute consuetudine in seno all’intelligence statunitense.

Snowden continua a ribadire il fatto che la NSA e i responsabili dell’intelligence USA hanno mentito al Congresso e stanno mentendo al pubblico, e che anche i riferimenti alle intercettazioni “domestiche” sono fuorvianti perché gli analisti della NSA avrebbero quotidianamente a che fare con dati, telefonate e informazioni riguardanti i cittadini statunitensi.

Snowden conferma l’utilità delle tecnologie di comunicazione sicura protette dagli algoritmi crittografici, anche se in questo caso molto dipende dalla robustezza dell’intero canale di transito dell’informazione, dove le vulnerabilità si trovano in genere a uno dei due punti di avvio e ricezione della comunicazione cifrata, mentre i funzionari governativi tedeschi sostengono di poter “generalmente” superare tali algoritmi senza problemi.

Snowden parla in spregio al pericolo, anche personale, e dice che questa volta il governo statunitense non potrà coprire il vaso di Pandora del Datagate nemmeno silenziandolo o assassinandolo. “La verità sta arrivando” e nessuno la può fermare, dice l’ex-contractor dell’intelligence, nemmeno Obama che prova a rassicurare con interviste imbarazzate e risposte generiche che promettono improbabili – a questo punto della vicenda – conciliazioni tra sicurezza nazionale statunitense e rispetto della privacy.

Nel dibattito sul – ma soprattutto contro il – Datagate intervengono anche Al Gore e Julian Assange, con il primo che ribadisce la natura incostituzionale di PRISM e dello spionaggio della NSA e il secondo che accusa in maniera diretta Google di volersi trasformare nel braccio (digitale) armato del governo USA.

Apparentemente anche la Corea del Nord ha da ridire sul comportamento degli Stati Uniti , vero e proprio “boss” nell’abuso dei diritti umani con la sua piovra tentacolare e tecnologica sguinzagliata contro l’intero genere umano. E la Wikimedia Foundation rassicura : non abbiamo partecipato in alcun modo al programma PRISM e studiamo il modo di chiedere maggiore trasparenza alle autorità federali di Washington.

Alfonso Maruccia

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19 06 2013
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