Egitto, gravissimo caso di censura web

Rete in tumulto per la decisione delle autorità egiziane di arrestare un celebre blogger, notissimo nel suo paese. Già partite alcune iniziative, compresi petizione internazionale e Googlebombing
Rete in tumulto per la decisione delle autorità egiziane di arrestare un celebre blogger, notissimo nel suo paese. Già partite alcune iniziative, compresi petizione internazionale e Googlebombing

Roma – Le autorità egiziane questa volta l’hanno fatta grossa: l’arresto lo scorso 7 maggio del celebre blogger egiziano Alaa Abd El-Fatah sta infatti sollevando molta più attenzione di quanto probabilmente preventivato dall’efficiente polizia de Il Cairo.

La notizia, diffusa da Human Rights Watch , sta rapidamente facendo il giro della rete. Nei giorni scorsi la polizia ha infatti arrestato Alaa insieme ad altri 10 attivisti superando così quota 100 negli arresti nelle ultime due settimane di cittadini che si battono per la libertà di espressione.

Il presidente egiziano “Metà degli arrestati – spiega l’organizzazione internazionale sui diritti umani – sono membri della Fratellanza Musulmana che distribuiscono volantini e affiggono poster contro l’estensione decisa il 30 aprile per altri due anni delle leggi di emergenza”. Si tratta di leggi che restringono sostanzialmente la libertà degli egiziani e che sono in vigore dal 1981, da quando è arrivato al potere il presidente Hosni Mubarak (nella foto). Secondo il vicedirettore della divisione mediorientale di Human Rights Watch, Joe Stork, “questi nuovi arresti indicano che il presidente Mubarak intende costringere al silenzio tutta l’opposizione pacifica”.

Se tre degli arrestati sono stati rilasciati poco dopo il fermo, questo non è accaduto ad Alaa, un blogger che ha acquisito fama internazionale non solo per le sue battaglie, l’ultima delle quali rivolta proprio alla liberazione degli arrestati di queste settimane, ma anche per aver realizzato un sito, manalaa.net , studiato per “raccogliere” la blogosfera egiziana e avvicinare le molte voci, spesso isolate, dei sostenitori delle libertà civili. Anche per questo lo scorso dicembre Alaa era stato premiato da Reporters sans frontières con l’award Best of Blogs . Sul suo capo, ora, pesano accuse che vanno dalla turbativa dell’ordine pubblico alla diffusione di notizie false, alla sedizione fino alle ingiurie al presidente.

Il blogger arrestato E mentre una parte degli arrestati ha iniziato uno sciopero della fame in molti sulla rete si mobilitano. È partita già una campagna che chiede a tutti di sottoscrivere una petizione sostenuta anche da HAMSA (Hands Across the Mideast Support Alliance), un documento che verrà trasmesso al Primo ministro egiziano, al ministro degli Interni e agli ambasciatori egiziani negli USA.

Molti i siti che in queste ore vanno pubblicando i banner della mobilitazione, come quello pubblicato qui a fianco, che ritraggono Alaa. Altre iniziative in corso comprendono un’ operazione di Googlebombing sul termine Egypt in modo tale che il primo risultato su Google con la parola Egypt dia la home page del blog Free Ala che in queste ore dà conto delle diverse iniziative in atto. Il Googlebombing, come noto, consiste nella promozione di certi termini associati a determinati link da parte di molti siti, un’operazione che finisce per condizionare i risultati di Google.

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10 05 2006
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