ENFOPOL, si sa ma non si dice

ENFOPOL, si sa ma non si dice

Oltre Echelon: Il futuro dei sistemi di controllo globale delle comunicazioni. Cosa si sa sul sistemone di intercettazione alternativo al più celebre Echelon? Perché non se ne parla?
Oltre Echelon: Il futuro dei sistemi di controllo globale delle comunicazioni. Cosa si sa sul sistemone di intercettazione alternativo al più celebre Echelon? Perché non se ne parla?


Web – Echelon è un argomento di moda, questo è fuor di dubbio. Periodicamente vengono proposti scoop basati sulle rivelazioni di agenti segreti tardivamente pentiti o su documenti finiti erroneamente nelle mani di un ricercatore, con il susseguente carosello di commenti e l’inevitabile (e fugace) presa di posizione delle istituzioni comunitarie contro l’ingerenza della NSA nelle vicende europee.

A questa ricchezza di fonti sul sistema di controllo globale UKUSA, fa da contraltare la quasi totale mancanza di informazioni riguardo progetti simili che, si ritiene, siano stati intrapresi da altri stati. Vogliamo riferirci, in particolare, al sistema ENFOPOL, sviluppatosi in seno alla comunità europea, che presenterebbe, comunque, rispetto ad Echelon notevoli caratteristiche originali.

Coordinamento delle Polizie o intercettazione delle comunicazioni?
Enfopol è un progetto sviluppato in seno all’Unione Europea, quale risposta alla necessità di creare uno strumento per il coordinamento dell’attività delle differenti polizie europee e la polizia federale statunitense.

La creazione di un sistema in grado di intercettare le comunicazioni di contenuto criminoso, venne per la prima volta teorizzata nel 1991, nel periodo dell’invasione irachena del Kuwait, in seno alla conferenza europea sulla sicurezza denominata TREVI (Terrorism, Radicalism, Extremism,Violence) svoltasi in Lussemburgo.

Successivamente, nel 1994, in seguito ai lavori di una commissione tecnica in materia, viene elaborato il documento IUR (International user requirements for communications interception), comprendente gli standard ai quali le aziende di telecomunicazioni devono attenersi per consentire la più completa libertà di investigazione e di intercettazione alle forze di polizia internazionali.

Secondo le informazioni contenute nel rapporto redatto da Statewatch , però, questa generica collaborazione si concretizzerebbe in un progetto più vasto, attuato a partire dal 1998, che porterebbe all’imposizione a ogni tipo di società operante nel settore delle telecomunicazioni, degli standard IUR, ossia delle misure necessarie per permettere alle forze di polizia comunitarie di monitorare ogni scambio di informazione tramite telefono, e-mail o ogni altra forma di comunicazione elettronica.

I dati ricavati sarebbero in seguito analizzati e catalogati elettronicamente per poi essere trasmessi alle istituzioni interessate. Anche in questo caso ci troviamo di fronte alla creazione di una struttura di controllo globale dell’informazione che, rispetto al caso di Echelon, presenta comunque delle particolarità.

Echelon e Enfopol
In primo luogo il progetto Enfopol 98, prenderebbe corpo da un’intesa fra i governi dei paesi comunitari e non fra i rispettivi servizi segreti. La differenza non è solo formale, poiché, in base a ciò che sappiamo delle attività svolte nel passato dalla NSA, non sono stati rari gli usi impropri di strumenti di controllo così potenti.

In secondo luogo, rispetto al corrispondente sistema americano, le finalità del progetto Enfopol sono, almeno formalmente, note: l’intercettazione delle comunicazioni di carattere criminoso e lo scambio di informazioni fra le polizie dei diversi paesi.

Anche in questo senso la differenza non è piccola, in quanto uno degli aspetti che hanno portato la struttura di Echelon agli onori della cronaca è il mistero che ancora persiste sulle finalità del progetto.

In terzo luogo, la struttura stessa di Enfopol sarebbe finalizzata all’intercettazione delle comunicazioni nei soli paesi aderenti: come abbiamo accennato il nucleo del progetto consiste nell’applicazione di particolari standard, denominati IUR, in grado di consentire l’accesso alle informazioni da parte dell’autorità di polizia.

Questo significherebbe che sarebbe necessario, comunque, l’assenso da parte di uno stato per l’adozione di questi standard. In altre parole, sarebbe difficile l’utilizzo di questi strumenti per finalità come lo spionaggio o la raccolta di informazioni confidenziali in uno stato estero.

L’altra faccia della medaglia
Se queste considerazioni potrebbero dare l’impressione di trovarci di fronte ad un sistema di gran lunga meno pericoloso del suo equivalente Echelon, questo non significa che la sua azione non sia egualmente invasiva della privacy dei cittadini e che in prospettiva esso non possa dimostrarsi notevolmente più efficace del suo “fratello maggiore”.

Secondo le informazioni contenute nel rapporto Statewatch, sarebbe stata effettuata una potente operazione di lobbying da parte delle istituzioni aderenti al progetto nei confronti delle organizzazioni di standardizzazione IEC (International Electrotecnical Commission/Genf), ISO (International Organisation for Standardization/CH) e ITU (International Telecommunication Union/Genf), al fine di imporre lo standard IUR quale standard mondiale.

In pratica, l’operazione consisterebbe nell’imporre quale modello per le comunicazioni, un sistema in grado di lasciare sempre una “porta aperta” alle intercettazioni. L’utilizzo di questi standard tecnologici permetterebbe alle organizzazioni aderenti una facilità di controllo dell’informazione molto maggiore di quella portata da un progetto mastodontico, ma, oggettivamente, poco gestibile, come Echelon. Negli Stati Uniti lo standard IUR è diventato legge fin dall’ottobre del 1994.

Caccia ai fantasmi?
In Europa il Consiglio dei ministri ha votato nel 1995, nel vertice di Madrid, la risoluzione “Enfopol 95”, nella quale viene richiesto alle aziende di telecomunicazioni europee di adottare i requisiti tecnici IUR.

Il 7 Maggio 1999, il progetto “Enfopol 98”, che prevede l’utilizzo degli standard IUR per operazioni di monitoraggio delle comunicazioni, è stato approvato dal Parlamento europeo.

Tutto finito? Affatto, perché il documento è stato bocciato dal consiglio dei ministri europei, pochi giorni dopo, per ragioni mai rese pubbliche. Forse per il timore che la notizia dell’esistenza di un sistema di controllo del genere allarmasse la popolazione? Oppure per la nascita di contrasti interni fra gli stati dell’Unione riguardo la gestione di un strumento così potente?

Ogni ipotesi è plausibile, anche quella che sostiene, maliziosamente, che il progetto sia in realtà in atto e che la presa di posizione da parte del Consiglio dei ministri non sia che un’operazione di facciata al fine di non allarmare le associazioni per la tutela dei diritti civili.

E ‘ questa, ad esempio, la posizione di Duncan Campbell, autore del libro “Somebody’s listening” e redattore del secondo rapporto STOA su Echelon, e di chi, addirittura, sostiene che Enfopol sia destinata a sostituire la stessa Echelon, ormai inadeguata a gestire i crescenti volumi di informazione, nei piani dei governi europei e dell’amministrazione statunitense.

Conclusione
In realtà le informazioni su Enfopol, anche da fonti “non ufficiali” sono sorprendentemente scarse, soprattutto in considerazione dell’abbondanza di materiale che invece caratterizza Echelon, e risulta davvero complesso poter formulare delle ipotesi realistiche.

Pare certo che un piano di lavoro per il controllo dell’informazione finalizzato al coordinamento delle forze di polizia ed alla creazione di un efficace sistema di intercettazioni delle comunicazioni di carattere criminoso sia stato sviluppato nell’ultimo decennio in ambito UE, ma ogni altra considerazione, pur pertinente, deve essere comunque considerata con la massima cautela.

In tal senso, sembrerebbe quanto mai opportuno, da parte delle istituzioni comunitarie, chiarire in maniera precisa le finalità del progetto Enfopol e gli strumenti utilizzati a questo fine, anche in considerazione della necessità di circoscrivere chiaramente i limiti dell’azione dei governi nel campo della privacy.

Ferdinando Boccazzi Varotto

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Pubblicato il
28 lug 2000
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