ESA rilancia il viaggio spaziale

L'agenzia europea cerca nuovi esploratori galattici. Per portare a termine i progetti della ISS. E poi magari per un viaggetto sulla Luna o su Marte. A Punto Informatico lo racconta Umberto Guidoni
L'agenzia europea cerca nuovi esploratori galattici. Per portare a termine i progetti della ISS. E poi magari per un viaggetto sulla Luna o su Marte. A Punto Informatico lo racconta Umberto Guidoni

AAA, astronauti cercansi. ESA, l’organizzazione inter-governativa europea che si occupa di progettazione, sviluppo e gestione delle missioni spaziali per conto delle nazioni rappresentate, ha bandito per la prima volta dopo 10 anni un concorso per il reclutamento di una nuova squadra di astronauti . Da destinare al completamento delle operazioni e delle sperimentazioni a bordo della stazione spaziale internazionale ( ISS ) e, forse, anche a qualcosa di più.

L'on. Umberto Guidoni “C’è un problema di carta d’identità, gli attuali astronauti ESA iniziano ad invecchiare” spiega a Punto Informatico l’onorevole Umberto Guidoni , già impegnato in due missioni a bordo dello Space Shuttle e oggi euro-parlamentare : “Inoltre – prosegue – siamo in una fase in cui bisogna ripensare e rilanciare la strategia per i prossimi anni: siamo quasi alla fine del programma ISS, abbiamo ancora 10 anni di lavoro davanti e tanti esperimenti da portare a termine, e dobbiamo anche cominciare a pensare alle prossime tappe”.

Diverse le novità di questa tornata: “La selezione di quest’anno sarà svolta direttamente a livello europeo, mentre in passato la prima fase avveniva a livello nazionale – racconta Guidoni – Tutti potranno prendere parte alle selezioni, visto che in una prima fase sarà richiesto soltanto un certificato medico di classe 3 (lo stesso richiesto per i piloti che intendono conseguire un brevetto civile), che sarà lo strumento utile per effettuare una prima scrematura delle domande”

Una volta che queste ultime saranno state analizzate, si passerà ad una seconda fase più approfondita. Coloro che saranno selezionati dovranno affrontare prove mediche più specifiche, sottoporsi ad una serie di prove psicoattitudinali: “Quanti supereranno la prima fase saranno invitati a partecipare alle sessioni successive, che verranno sovvenzionate da ESA”. L’intero processo dovrebbe durare circa un anno, e già nel 2009 sarà dunque possibile conoscere i nomi dei 4 o 5 fortunati che inizieranno il programma di addestramento: “Ma probabilmente ci sarà spazio anche per qualche idoneo ” suggerisce Guidoni, che lascia intendere che l’impegno spaziale europeo potrebbe crescere.

Sul piatto non c’è solo la stazione spaziale: c’è anche il programma Aurora , che dovrebbe portare sulla Luna e su Marte le sonde automatiche ESA, ma in prospettiva ci potrebbe essere uno passo ancora più ambizioso: “Il programma potrebbe anche comprendere l’esplorazione umana di Marte – prospetta – e anche se l’Europa difficilmente potrà fare tutto questo senza una adeguata collaborazione internazionale, noi continueremo comunque ad andare avanti su questa strada”.

“I compiti e le attività diventano sempre più complessi, e c’è bisogno di personale scientifico specializzato, con un buon background scientifico”: se poi ESA e la UE decidessero di puntare decisamente all’esplorazione umana , allora “serviranno piloti, soprattutto se si deciderà di avere una piattaforma di lancio completamente indipendente”. I presupposti per questi progetti di ampio respiro sono ottimi: ATV , il veicolo automatizzato sviluppato per rifornire la ISS, è un modulo pressurizzato che potrebbe essere anche adattato al trasporto degli esseri umani. Resta il problema del vettore, visto che al momento Ariane 5 non è ancora abbastanza maturo per poter essere utilizzato nelle missioni con equipaggio umano, ma l’accordo stipulato con l’agenzia russa per realizzare una rampa di lancio Sojuz a Kourou (Guyana Francese), ovvero nella base di lancio per l’attività spaziale ESA, rassicura su queste ambizioni.

Astronauta tedesco nello spazio “Con i russi ci sono molti programmi di collaborazione” precisa l’onorevole: si è parlato ad esempio di Kliper , il velivolo che potrebbe sostituire uno Space Shuttle ormai pronto alla pensione e che potrebbe vedere la luce proprio grazie alla collaborazione tra Europa e Russia. Prima che tutto possa essere definito, occorrerà anche che ESA ridefinisca il suo ruolo : “Al momento non ci sono risposte definitive – chiarisce Guidoni parlando del futuro dell’agenzia – forse potrebbe diventare una agenzia dell’Unione Europea, ma è presto per dirlo”.

Non si tratterebbe in ogni caso di un processo immediato, ma è sempre più probabile che tra ESA e UE si sviluppino collaborazioni sempre più strette anche se non necessariamente queste dovranno passare per accordi ufficiali. Ad esempio, ora che l’Unione ha deciso di voler riportare in vita la rete di posizionamento globale Galileo , sarà proprio ESA a gestire il sistema per conto della Comunità Europea.

“Il futuro di Galileo mi sembra decisamente più tranquillo rispetto a qualche mese fa – prosegue Guidoni – e l’impegno che la UE si è presa per realizzare questa infrastruttura è una garanzia del ruolo che intende svolgere nel programma spaziale”. Al momento, tuttavia, non esiste omogeneità tra le nazioni che fanno parte di ESA e i membri che aderiscono alla UE, ed è dunque probabile che presto nuove nazioni facciano il loro ingresso nell’agenzia , che rimarrà una organizzazione di tipo internazionale di connotazione europea.

L’Europa e l’ESA, comunque, non intendono chiudere la porta neppure alla collaborazione con la NASA: “Dopo l’avvio del più recente programma spaziale di Bush, che è più che altro una iniziativa interna agli Stati Uniti, c’è stato un cambiamento nella strategia che hanno avuto gli USA ad esempio con la ISS” spiega Guidoni. Ciò nonostante, “Noi cercheremo a tutti i costi la collaborazione” poiché “sarà difficile che l’Europa da sola sia in grado di mettere in campo tutti i fondi necessari all’esplorazione spaziale”.

Se collaborazione ci sarà, sarà però una collaborazione con una connotazione diversa: “Occorre puntare ad ottenere una certa indipendenza tecnologica su settori chiave come il trasporto degli astronauti e la capacità di comunicazione a lunga distanza: se bisogna prepararsi per Marte – conclude Guidoni – bisognerà prima realizzare le adeguate infrastrutture di supporto a Terra”.

a cura di Luca Annunziata

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21 05 2008
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