Europa, proprietà intellettuale su misura

I cittadini riconoscono le ricadute positive della proprietà intellettuale sull'economia e l'importanza della sua protezione. Con le debite eccezioni: scaricare per uso personale sarebbe accettabile
I cittadini riconoscono le ricadute positive della proprietà intellettuale sull'economia e l'importanza della sua protezione. Con le debite eccezioni: scaricare per uso personale sarebbe accettabile

I cittadini dell’Europa, pur riconoscendo il valore della proprietà intellettuale , ammettono che in alcuni casi è lecito comprare prodotti contraffatti o scaricare contenuti illegalmente . A rivelarlo è lo studio “Cittadini europei e proprietà intellettuale: percezione, consapevolezza e comportamento” commissionato dall’Ufficio per l’armonizzazione del mercato interno (UAMI), che è l’organo dell’Unione Europea che da Alicante si occupa di marchi e diritto d’autore.

La statistica , elaborata dall’Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, conferma quanto evidenziato l’anno scorso da un’indagine della Direzione Generale in collaborazione con le Associazioni dei consumatori e mette il luce come gli europei considerano la proprietà intellettuale: l’86 per cento degli intervistati concorda sulla sua utilità nel promuovere una maggiore qualità di prodotti e servizi , il 69 per cento la ritiene utile alla creazione di posti di lavoro e il 71 per cento considera il mercato dei prodotti contraffatti legato al lavoro minorile e al traffico illegale. La quasi totalità (il 96 per cento) dei cittadini dell’UE concorda poi nel ritenere importante la retribuzione e la protezione del lavoro di inventori, creatori ed artisti .

Certo, l’altro lato della medaglia è che su 26.500 persone intervistate, il 34 per cento ritiene che l’acquisto di merci contraffatte possa apparire giustificato dal risparmio generato (una cifra che arriva al 76 per cento in Italia).

Inoltre, poco meno della metà (il 42 per cento) considera accettabile il download da Internet “per uso personale”, una cifra che arriva al 57 per cento se si prende in considerazione la popolazione compresa tra i 15 ed i 24 anni.
Insomma, va bene riconoscere valore al frutto del lavoro intellettuale o ad un marchio specifico, ma va bene anche far finta di nulla se si può risparmiare qualcosina e se non lo si fa a scopo di lucro.

D’altra parte quando bisogna confessare le cifre si abbassano: degli intervistati, solo il 9 per cento riferisce di avere avuto accesso o aver scaricato contenuti illegali da Internet negli ultimi 12 mesi (il 26 se si parla solo alla popolazione tra i 15 ed i 24 anni), e appena il 4 per cento di aver acquistato beni contraffatti in modo intenzionale (cifra che arriva al 6 per cento se ci si riferisce ad acquisti di beni contraffatti a causa di un inganno).

Le percentuali si alzano se si prende in considerazione il download di contenuti in violazione della proprietà intellettuale: in particolare il 22 per cento ritiene accettabile usufruire di contenuti ottenuti illegalmente se non vi sono alternative legali reali e, anche se il 55 per cento ritiene che “la qualità dei contenuti offerti dai servizi a norma di legge sia per lo meno pari a quella riscontrata tramite soluzioni illegali”, per un terzo dei giovani queste ultime sono addirittura di qualità migliore, probabilmente considerando i problemi legati ai DRM.

Claudio Tamburrino

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