European Green Deal: tutti dentro tranne uno

Non tutti i paesi membri del vecchio continente sono pronti a sottoscrivere gli impegni fissati nello European Green Deal per l'ambiente.
Non tutti i paesi membri del vecchio continente sono pronti a sottoscrivere gli impegni fissati nello European Green Deal per l'ambiente.

Il vecchio continente fallisce nel primo vero banco di prova per gli impegni in tema ambiente sottoscritti dall’Accordo di Parigi in poi. Da Bruxelles arriva oggi un documento che in sostanza afferma come non tutti gli stati membri siano pronti per attuare il cosiddetto European Green Deal appena presentato da Ursula von der Leyen, il cui obiettivo di lungo termine è quello di azzerare (o quasi) le emissioni entro i prossimi trent’anni.

Green Deal: l’Europa c’è, ma non è compatta

Stando all’esito dell’incontro tra i membri del Consiglio Europeo riunito a Bruxelles, l’Unione condivide la volontà di intraprendere una strada verso un futuro più sostenibile avendo preso coscienza della minaccia posta dai cambiamenti climatici così come della necessità di intervenire con urgenza, ma alla luce di quanto emerso non tutti i paesi sono pronti a compiere il grande passo. Ne riportiamo un passaggio in forma tradotta.

Alla luce dei più recenti studi disponibili e nella necessità di approntare un’azione globale sul clima, il Consiglio Europeo appoggia gli obiettivi di raggiungere la neutralità climatica dell’Unione entro il 2050, in linea con il target dell’Accordo di Parigi. Uno stato membro, in questo momento, non può prendere l’impegno di implementare l’obiettivo nonostante l’interesse e il Consiglio tornerà a discuterne nel giugno 2020.

L’Europa scivola dunque proprio nel momento in cui gli occhi del mondo le sono puntati addosso. Voci in merito alla mancata sottoscrizione dell’impegno da parte della Polonia erano in ogni caso già circolate, con il primo ministro Mateusz Morawiecki che anche in recenti dichiarazioni non aveva fatto nulla per nascondere le intenzioni del paese.

Ci si attendeva ad ogni modo un esito diverso dal meeting, anche come stimolo a fare altrettanto per le superpotenze mondiali. Non c’è in ogni caso da sorprendersi: dopotutto già nel mese di giugno Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca avevano opposto il loro “no” alla prospettiva di un impegno collettivo per rendere il continente carbon neutral entro il 2050. Pareri discordanti sulla possibilità di ricorrere al nucleare come alternativa per la dismissione delle centrali elettriche in attività così come sulle tempistiche e i fondi necessari per il loro abbandono.

Nell’European Green Deal anche misure riguardanti trasporti, edilizia, energia rinnovabile, biodiversità, agricoltura sostenibile, gestione dei rifiuti, sostegno al riciclo, sfruttamento dell’acqua e del suolo. Si tornerà sul tema entro marzo quando dalla Commissione Europea è atteso un primo testo di quella che dovrebbe andare a costituire una normativa in contrasto ai cambiamenti climatici.

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