Faccia da mouse

Ovvero come legare i movimenti del puntatore ad una qualsiasi parte del corpo capace di muoversi: una rivoluzione per moltissimi disabili. Punto Informatico intervista l'ingegnere che ha messo a punto uno straordinario ausilio informatico


Roma – Potrebbe essere la chiave perfetta dell’integrazione fra i diversamente abili ed il pc. Se così sarà lo scopriremo solo fra qualche tempo. Per ora, FaceMouse fa sognare moltissime persone per le quali far muovere il puntatore sullo schermo è un’impresa impossibile. E’ la bella storia di Simone Soria, 24 anni, modenese, fresco laureato in Ingegneria -lo scorso 17 febbraio- con una tesi che illustra questo innovativo progetto destinato alla produzione in serie.

Parlare, scrivere, utilizzare il PC è possibile ora grazie ad una tecnologia che, secondo il suo inventore, permette di scegliere una qualsiasi parte del corpo che l’utente riesce a muovere volontariamente per comandare il cursore sullo schermo. Da qui al governo completo e totale del computer è cosa fatta.

Subire dalla nascita una tetraparesi spastica grave può creare ostacoli insormontabili nelle piccole azioni quotidiane ma, grazie alla tecnologia, il ventaglio delle cose da poter fare sembra aumentare di giorno in giorno. Simone questo lo sa e si è impegnato in prima persona per quanti -come lui- respirano il computer come l’aria e senza di questo rischierebbero una pericolosa asfissia: il totale isolamento.

L’invenzione: Facemouse
L’idea è semplice quanto originale: legare il puntatore del mouse ad una qualsiasi parte del corpo che si riesce a muovere volontariamente. Non è più indispensabile, dunque, la mano che fa scivolare sul tappetino il prezioso oggetto.

Come funziona? Attraverso una normale telecamera di quelle comuni ed economiche. La parte prescelta, opportunamente “evidenziata”, viene riconosciuta dalla webcam ed associata al puntatore che così corre libero per lo schermo imitando i movimenti del disabile. Il gioco è fatto.

Si può scegliere il naso, il mento, un gomito o un piede: con una di queste parti Simone Soria garantisce la perfetta interazione con il PC. Una semplice animazione grafica ne chiarisce il funzionamento.

Da dicembre 2004 FaceMouse è commercializzato da Aida , la società che Simone ha fondato insieme ad altri soci; lo scopo è produrre ausili informatici per disabili ed anziani. “Il sistema di nostra invenzione – precisano i responsabili Aida – non richiede l’utilizzo da parte dell’utente di switch esterni o di sensori da applicare sul proprio corpo, analizzando le immagini attraverso una comune webcam per PC”.


“Tale ausilio – spiega ancora la casa produttrice – si adatta sia a persone con ridottissime capacità motorie, sia a soggetti affetti da spasmi muscolari incontrollati, che quindi non sono in grado di usare correttamente i comuni dispositivi d’input e spesso non trovano in altri emulatori di mouse la soluzione al loro problema. Per alcuni sistemi infatti per ottenere il “click” bisogna rimanere immobili”. E’ tuttavia chiaro che l’utente deve riuscire a focalizzare l’attenzione sullo schermo del computer per poter effettuare delle scelte in modo intenzionale.

Le principali differenze con gli altri ausili che permettono di pilotare il mouse, sono, nelle parole di Aida:

– FaceMouse si rivolge ad un numero molto ampio di disabili perché è possibile utilizzare non solo la testa ma qualsiasi altra parte del corpo;
– non richiede di applicare al corpo dell’utente alcun sensore;
– è integrato un software per scrivere e per progettare tastiere virtuali personalizzate, rivolte sia a videoscrittura che a giochi educativi/riabilitativi, ed una sintesi vocale che consente di comunicare a persone con difficoltà nell’articolare le parole;
– è un “sistema aperto”, poiché grazie alla flessibilità della tecnologia su cui si basa, è possibile adattarlo facilmente alle specifiche esigenze della persona disabile con moduli software aggiuntivi. Questa caratteristica è fondamentale poiché ogni disabile, seppur apparentemente simile ad altri, ha esigenze particolari dovute alle peculiarità del proprio handicap”.

I requisiti tecnici sono:
– Processore almeno da 1GHz
– 256 Mb di memoria RAM (o superiore)
– Webcam da 30 frame/sec di buona qualità (consigliata quella in dotazione)
– Porta USB; non è possibile collegare alla porta altre periferiche diverse dalla webcam in dotazione
– Porta parallela o seconda porta USB
– Sistema operativo: Windows 2000 / XP
– Riferimenti colorati eventualmente dati in dotazione se Aida ritiene che possano servire all’utente (i riferimenti colorati servono a pilotare il mouse muovendo una parte del corpo diversa dal capo).

Per un approfondimento si può scaricare la presentazione in pdf qui . Sono molti i modi per provare e testare l’invenzione con o senza assistenza tecnica domiciliare e per un periodo che consenta il pieno adattamento e apprendimento del funzionamento. In ogni caso è preferibile richiedere informazioni direttamente ad Aida .

Ma ecco come lo sviluppatore di questo innovativo strumento vede la sua creatura e, più in generale, l’impatto dell’informatica sulla vita dei disabili motori.


La sua invenzione potrebbe essere quella luce in fondo al tunnel per tantissimi diversamente abili che non possono avere il privilegio di muovere un mouse ed utilizzare il PC. Ma Simone dice a Punto Informatico di essere “felice” per essere riuscito, fra mille difficoltà, a conseguire la laurea in Ingegneria e pensa soprattutto a quanti come lui non possono condurre una vita normale. “Questo – sostiene Simone Soria – non significa che non si posseggano potenzialità. Anzi il nostro compito è individuare, coltivare e valorizzare i nostri punti di forza”.

L’ingegnere ha risposto alle domande di Punto Informatico dedicandoci alcune ore della sua giornata.

Punto Informatico: Chi è Simone Soria?
Simone Soria: Una persona che non cammina, non controlla né braccia né mani, parla male, eppure ha una famiglia, tanti amici e da poco sono anche laureato… eppure per la scienza non dovrei neppure esserci. Il mio modo di essere è dovuto ad un parto problematico. I medici mi avevano dato pochi giorni di vita. Ed invece…

PI: E’ stata dura a scuola?
SS: Ho avuto molte difficoltà. Alle elementari, tuttavia, mi divertivo e giocavo a calcio con i miei compagni facendo il portiere, in una porta che mi costruivano su misura. Cadevo parecchie volte e prendevo moltissime pallonate in faccia, però sono ancora vivo! Oggi mi accorgo che quegli anni furono fondamentali per la mia integrazione sociale.

PI: Come ti sei avvicinato al computer?
SS: In quarta elementare il computer è entrato nella mia vita. La USL mi fornì un sistema a scansione, ossia un software dove le lettere sono scandite periodicamente e l’utente dà conferma sul simbolo che vuole scrivere. Effettuavo la selezione tramite un pulsante morbido che premevo con la testa. E’ un sistema tuttora in uso in caso di disabilità gravi, estremamente lento (per esempio per scrivere “MAMMA” occorrono circa 30 secondi), ma mi consentì di iniziare a scrivere da solo.
In quinta elementare mi proposero di cambiare sistema in favore di quello che uso tuttora: si tratta di un caschetto dotato di una protuberanza con cui si possono digitare i tasti di una tastiera.

PI: Le cose saranno andate meglio all’Università…
SS: All’università mi aspettavo almeno un minimo di accoglienza e preparazione. Invece, i responsabili dell’area handicap mi chiesero di non andare a lezione fino a quando non si fosse trovata una soluzione alle mie esigenze. Indispettito da questa richiesta, la ignorai completamente.
Devo tutto ad uno sparuto gruppetto di amici che mi hanno molto aiutato.

PI: Quali sono le tue difficoltà quotidiane?
SS: Dal punto di vista informatico penso di non aver più nessun handicap: con il computer sono ormai autonomo. Le altre difficoltà sono legate alle attività quotidiane di chiunque: mangiare, vestirsi, lavarsi, ecc…. Credo però che per risolvere questi problemi la tecnologia non possa fare molto.

PI: A cosa si deve l’idea FaceMouse?
SS: Quando dovetti scegliere la mia tesi di laurea, un docente universitario mi coinvolse in un suo progetto rivolto a disabili e, nello stesso tempo, incontrai una persona interessata ad avviare un’attività commerciale per favorire i portatori di handicap. Questi due avvenimenti mi hanno convinto che il mio ruolo nel progetto di Dio sia quello di aiutare le persone più sfortunate di me ad integrarsi nella società. Pensare la prima versione di FaceMouse è stata una cosa di pochissimi giorni.

PI: Il primo sistema, tuttavia, è stato un altro…
SS: Infatti. E’ stato il LaserHome , un sistema che fornisce al disabile o anziano l’opportunità di comunicare con gli altri e di interagire con l’ambiente domestico in modo autonomo. A differenza di altri strumenti riguardanti la domotica, come telecomandi e software già in commercio, LaserHome integra in un unico sistema strumenti sia per il controllo dell’ambiente domestico che la comunicazione interpersonale. Attualmente tale prodotto è in fase di studio.

PI: Puoi spiegarci in che modo utilizzi oggi il PC?
SS: Riesco a controllare bene la testa, anche se non perfettamente. Per scrivere uso ancora il caschetto dotato di un’asta di metallo che funge da dito, solo per la forza dell’abitudine. Per il resto utilizzo la mia invenzione.


PI: Quanti sono gli utenti finora di FaceMouse?
SS: E’ in commercio dal dicembre 2004, dopo la sua presentazione ufficiale ad HANDImatica, dove ha riscosso un gran interesse. Attualmente abbiamo distribuito 15 copie.

PI: E’ uno strumento preciso? Cioè, una volta stabilito che la Webcam debba seguire il naso, ci riesce sempre?
SS: L’ultima versione è davvero molto precisa, a patto che si utilizzi con un computer con un processore da almeno 1.5GHz ed in condizioni di luminosità accettabili.
Il naso viene perso praticamente solo se esce dall’inquadratura della telecamera e comunque viene ripreso automaticamente appena torna visibile, a differenza degli altri sistemi che invece devono essere ricalibrati manualmente.

PI: E per la selezione (il click) come si ottiene?
SS: Mi spiace ma non posso dire molto visto che è una delle innovazioni.

PI: Sul vostro sito si legge che state lavorando ad un metodo per permettere ai disabili di telefonare. Puoi dirci qualcosa di più?
SS: Posso dire solo che il PC sarà usato come un telefono, senza aver bisogno neppure del collegamento internet. Per fare e ricevere telefonate basterà dare qualche comando al computer, tramite FaceMouse, con una qualità ottima.

PI: Le tue prossime invenzioni?
SS: Mah, chissà! Al momento ci concentriamo su FaceMOUSE, in continua evoluzione.

PI: Secondo te, la tecnologia potrà in futuro abbattere le barriere degli handicap. Ci si può credere e sperare?
SS: La mia risposta non può essere che si! La tecnologia informatica credo che possa rendere la persona disabile motoria pienamente autonoma nell’utilizzo del computer, quindi libera di studiare, lavorare e comunicare. Finché è una questione di software tutto è possibile.

PI: Qual è il tuo sogno?
SS: Un sogno deve essere qualcosa che si possa realizzare anche se difficile da raggiungere, altrimenti non servirebbe sognare. Ne ho molti. Uno è quello di riuscire a lavorare a lungo per aiutare le persone disabili.
Un altro è riuscire a vivere in modo “normale”, o quasi, come grosso modo sono riuscito a fare finora, e poi avere amici, divertirsi e magari anche un amore. Difficile ma possibile.

Ognuno di noi, credo, abbia un compito da portare a termine e che sia un tassello fondamentale di quella rete che sia chiama “vita”. A voi che siete come me dico: non accusare il mondo o Dio perché ti manca la parola, le mani o le gambe, ma cerca di capire cos’hai in più degli altri e valorizzalo!

Alessandro Biancardi

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