Facebook e l'advertising (meno) personalizzato

Il social network introduce nuovi paletti per le modalità di erogazione delle inserzioni pubblicitarie mirate in alcuni ambiti specifici.

Ogni iscritto a Facebook è profilato dal social network sulla base delle informazioni fornite: età, sesso, professione, situazione economica, preferenze. Dati che permettono alla piattaforma di erogare inserzioni pubblicitarie in modo mirato, personalizzato, consentendo così agli inserzionisti di ottenere il massimo dagli investimenti in campagne di advertising, scegliendo il loro pubblico. Una pratica che è però valsa al gruppo di Menlo Park qualche grattacapo e destinata almeno in parte a cambiare.

Facebook cambia le regole per l’advertising

Ne parla Sheryl Sandberg, Chief Operating Officer, firmando un comunicato ufficiale. Le modifiche riguardano le inserzioni pubblicitarie relative ad abitazioni, lavoro e prestiti. L’obiettivo è quello di sgombrare il campo dalle accuse di discriminazione sollevate da alcune organizzazioni che si battono per la difesa dei diritti civili e dei consumatori: tra queste NFHA (National Fair Housing Alliance), ACLU (American Civil Liberties Union) e CWA (Communication Workers of America), che già in passato hanno puntato il dito contro Facebook per gli stessi motivi. Le cause legali in atto verranno archiviate a fronte di accordi tra le parti dal valore economico complessivo inferiore ai 5 milioni di dollari.

Il fulcro della questione: limitare la visualizzazione di specifiche inserzioni a un pubblico stabilito sulla base di parametri che lo inquadrano a livello sociale è ritenuta una pratica discriminante. Sandberg, pur sottolineando i passi in avanti compiuti fino, ammette che c’è ancora molto da fare.

Le nostre policy proibiscono agli inserzionisti l’utilizzo dei nostri tool per fare discriminazione. Abbiamo rimosso migliaia di categorie indirizzate a classi protette come razza, etnia, orientamento sessuale e religione. Possiamo fare ancora meglio.

Nuovi paletti e nuovi strumenti

Il primo step, derivante dalla firma dell’accordo con le organizzazioni citate poc’anzi, arriverà a concretizzarsi con l’introduzione di alcuni cambiamenti apportati al sistema che gestisce l’advertising.

  • Chi desidera pubblicare inserzioni riguardanti housing, lavoro o prestiti non potrà indirizzarle sulla base di parametri come età, genere o codice di avviamento postale;
  • gli inserzionisti legati a queste categorie avranno a disposizione un set ridotto di parametri ai quali indirizzare le campagne;
  • arriverà un tool per la ricerca fra tutte le inserzioni relative all’housing negli Stati Uniti, anche quelle non mostrate all’utente.

Dal comunicato non risulta chiaro se le prime due novità interesseranno solo gli Stati Uniti oppure entreranno in vigore a livello globale. Le discussioni in merito alle modalità di profilazione degli utenti attuate da Facebook, dopotutto, non si limitano certo al territorio USA.

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Fonte: Facebook
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