FBI, denuncia per il tracciamento svelato

Il ragazzo che aveva trovato un dispositivo di tracciamento sotto la sua macchina ha denunciato il Bureau
Il ragazzo che aveva trovato un dispositivo di tracciamento sotto la sua macchina ha denunciato il Bureau

Yasir Afifi, il ragazzo che ad ottobre aveva trovato sulla propria macchina un dispositivo per il tracciamento GPS poi rivendicato dall’FBI, ha denunciato il Bureau per violazione dei suoi diritti civili .

L’episodio era salito agli onori della cronaca grazie ad un post sul sito di social bookmarking Reddit in cui un utente affermava di aver trovato sulla macchina di un amico, Afifi, un dispositivo che sembrava far parte di un’operazione di pedinamento dell’FBI.
Proprio il Federal Bureau confermava dopo poche ore il fatto, incastonando la vicenda nella serie di episodi post-undici settembre che vedono le forze dell’ordine statunitensi attenzionare alcuni dei propri cittadini di origine arabo-musulmana per il sospetto di eventuali legami con il terrorismo.

L’FBI, poi, avrebbe intimato al giovane di non rivolgersi ad un avvocato.
Dal momento, tuttavia, che il Bureau ha agito senza mandato, Afifi si è rivolto al Consiglio per le relazioni islamico-americane ( CAIR ) che ha provveduto a depositare la denuncia .

Il portavoce dell’FBI Michael Kortan non ha voluto commentare la denuncia ma ha dichiarato che “le investigazioni sono regolate da linee guida approvate dall’FBI e dal Dipartimento di Giustizia che stabiliscono le procedure e le tecniche appropriate. Linee guida che rispettano i diritti civili e costituzionali”.

Secondo il CAIR il ragazzo sarebbe stato sottoposto alle indagini solo per le sue origini mediorientali e per i ripetuti viaggi per motivi familiari condotti nella regione.

La partita legale si giocherà sulla necessità o meno di un mandato per le operazioni di tracciamento GPS , con il Governo che cerca di veder imporre la tesi per cui non vi sia bisogno (per non incorrere nel rischio di veder limitato uno strumento di indagine al momento utilizzato con “grande frequenza”) e l’ultimo giudizio in materia della corte federale di Washington che si è espressa invece a favore del mandato.

Claudio Tamburrino

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