FBI, spyware nel nome della sicurezza

Per scongiurare minacce terroristiche e per mettere a tacere ragazzini troppo pieni di sé. Per l'intelligence statunitense lo spionaggio è a mezzo spyware

Roma – Viene inoculato nella macchina del cittadino della rete, serve a tracciare i suoi comportamenti, a raccogliere prove: l’FBI si è servito di tecniche di indagine formato spyware. E le avrebbe utilizzate in maniera estensiva.

A renderlo noto, 150 pagine di documenti in precedenza classificati e forniti a Wired a seguito di una richiesta basata sul Freedom Of Information Act ( FOIA ) statunitense: lo spyware governativo è stato usato per monitorare cybercriminali, individui sospettati di essere avvolti in trame terroristiche e estorsori che operavano con la mediazione della rete.

Lo spyware governativo supporterebbe le indagini da almeno sette anni : come era già emerso in documenti trapelati in precedenza, è noto con il nome in codice di CIPAV (Computer & Internet Protocol Address Verifier). Quando i netizen usano i proxy o battono la rete facendo affidamento su soluzioni di anonimizzazione per celarsi all’occhio nelle autorità nel perseguire i più loschi intenti, è pressoché impossibile cavare una pista dai dati richiesti ai provider e agli operatori della rete sfiorati dall’azione dell’anonimo sospetto. Non resta che entrare nella macchina del criminale e sorvegliarlo dall’interno.

CIPAV è stato studiato per fare fronte a queste contingenze: non è dato sapere come i Federali inoculino CIPAV nelle macchine di sospetti. È possibile che CIPAV venga trasmesso attraverso email, o attraverso URL e vulnerabilità dei servizi a cui si affida il sospetto: pare che i sistemi di sicurezza posti dall’utente a presidiare il proprio computer, fatta eccezione per alcuni casi isolati, non rilevino l’intrusione da parte dell’intelligence. Certo sembra essere che il sistema carpisca indirizzo MAC e indirizzo IP della macchina, individui le porte aperte e i programmi in esecuzione, risalga ai seriali dei sistemi operativi. Può raccogliere indizi sul sospetto, tenere traccia della URL visitate e recapitarle ai Federali, non si insinua però nel contenuto delle comunicazioni che il soggetto scambia attraverso la rete.

Proprio per il fatto che non consente all’intelligence di infiltrarsi nel contenuto delle comunicazioni dei cittadini, all’FBI non sembrano necessarie particolari procedure precauzionali per impugnare CIPAV. Sarebbe stato imbracciato per rintracciare cracker le cui operazioni hanno avuto impatto globale e sabotatori che tenevano in ostaggio le compagnie telefoniche, sarebbe stato brandito contro sexual predator e contro ragazzini che minacciavano di radere al suolo la scuola a mezzo email. Non sarebbero mancati gli abusi .

Tanto che il Dipartimento di Giustizia si è spinto a temperare la disinvoltura con cui le agenzie governative sembrano aver utilizzato CIPAV: l’FBI ha chiesto autorizzazioni alle ordinarie autorità giudiziarie e al tribunale speciale istituito dal Foreign Intelligence Surveillance Act per spingersi a monitorare oltreconfine. Le avrebbe ottenute senza troppe difficoltà. “Nonostante la tecnica sia di indiscutibile valore in certi tipi di casi – si legge in un documento del 2002 emesso dal DOJ – abbiamo motivo di credere che sia stata usata da alcune agenzie senza motivo, sollevando inutilmente delle questioni legali complesse (e il rischio della sua abolizione) senza ottenere in cambio un beneficio proporzionato”.

Gaia Bottà

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  • NO copyright scrive:
    Winston Churchill
    Se due persone fumano sotto il cartello divieto di fumare gli fai la multa.Se venti persone fumano sotto il cartello divieto di fumare chiedi loro di spostarsi.Se duecento persone fumano sotto il cartello divieto di fumare togli il cartello.Winston Churchill
  • Plurale scrive:
    Pirati in via d'estinzione
    Mi pare di essere stato preventivamente d'accordo con te qui: http://www.plurale.net/?p=542
  • S V scrive:
    neutralità dei media
    solo una domanda: il corriere avrebbe dato lo stesso spazio anche ad una sentenza di assoluzione?
  • Paolo T. scrive:
    Chi paga la musica
    Mi permetto una piccola riflessione su alcune cose lette nelle discussioni precedenti.Un CD "indie" costa sui 12 euro. Chi afferma che un CD costi molto, evidentemente non è interessato alla musica indie, quanto a quella delle major. Ad una musica commerciale, imposta o almeno "suggerita" dall'industria. Se si è complici del gioco, perché non lo si dovrebbe pagare di tasca propria?L'unica alternativa che vedo al pagamento di ciò che si consuma in rete è una tassa generalizzata, che costringerà anche me, che non consumo musica commerciale, a pagare proventi all'industria musicale e ai suoi "artisti". E che (come con il meccanismo adottato dalla Siae per la ripartizione dei compensi da qualsiasi media) porterà più soldi alle major e meno agli artisti indipendenti.Sono certo che finiremo come con la radio e la televisione: sono costretto a pagare la Rai con il suo pessimo servizio di cui mi rifiuto di usufruire, e non posso avere un'edizione italiana di Arte od EuroNews, che invece "consumo" spesso.I ragazzini lobotomizzati alla nascita che vogliono scaricare l'ultima canzoncina commerciale potranno farlo gratuitamente, e magari con una connessione velocissima, mentre io che voglio procurarmi musica indie dovrò continuare a sperare di intercettare qualche bel concerto dal vivo, dove potrò acquistare i dischi. Perché sui canali ufficiali, che sarò costretto a pagare per lasciar scaricare liberamente il ragazzino di cui sopra, comunque continuerà a non passare nulla - esattamente come accade attualmente con radio e TV.Paolo
    • Drummer scrive:
      Re: Chi paga la musica
      Un commento così avrei voluto scriverlo io, ma non credo che lo avrei fatto con una tale proprietà di linguaggio.Mi ci ritrovo al 100%.
      • Mr.Pink scrive:
        Re: Chi paga la musica
        - Scritto da: Drummer
        Un commento così avrei voluto scriverlo io, ma
        non credo che lo avrei fatto con una tale
        proprietà di
        linguaggio.
        Mi ci ritrovo al 100%.Quoto.Un'altra soluzione far sopravvivere i contenuti è farcire i film di pubblicità e trasformare le canzoni in jingles pubblicitari...
        • Paolo T. scrive:
          Re: Chi paga la musica
          In effetti, ho il sospetto che non se ne lamenterebbe nessuno, vista l'abitudine alla pubblicità in TV, radio, e ormai anche al cinema. L'esperimento francese (eliminazione della pubblicità dalla TV pubblica) sembra dimostrare che di certo la sua presenza non danneggià l'audience (né la sua assenza la premia).Il problema è che i media finanziati dalla pubblicità non hanno mai reinvestito nelle produzioni indipendenti, perché il loro guadagno non viene dal prestigio dell'offerta di qualità, ma dalla capacità di vendere pubblicità al prezzo più basso e piazzarla a tutte le ore e nel più vasto numero di mass media. Se contano i numeri, meglio investire su poche produzioni a bassa qualità, che su diverse ad alta - costose e dal pubblico limitato.
        • XYZ scrive:
          Re: Chi paga la musica
          - Scritto da: Mr.Pink
          - Scritto da: Drummer

          Un commento così avrei voluto scriverlo io, ma

          non credo che lo avrei fatto con una tale

          proprietà di

          linguaggio.

          Mi ci ritrovo al 100%.


          Quoto.
          Un'altra soluzione far sopravvivere i contenuti è
          farcire i film di pubblicità e trasformare le
          canzoni in jingles
          pubblicitari...Che è poi ciò che effettivamente stà succedendo!
  • deathspell scrive:
    sovranità limitata
    Ottime riflessioni come al solito, anche se, imho, colgono solo una parte del problema.In termini strettamente teorici nessuno sano di mente arriverebbe a sostenere che la legislazione possa mettersi in aperto contrasto con le abitudini normali della popolazione, pena l'immediata sostituzione di quel legislatore che avesse fatto il passo più lungo della gamba.Ma siamo proprio sicuri che il popolo 'sovrano' abbia conservato una quota significativa di poteri e che sia in grado di esercitarli al momento del voto così da costringere il legislatore ad adeguarsi ai progressi e/o a cristallizzare in legge le pratiche che si sono diffuse?Personalmente ho la netta sensazione che il 'popolo' non abbia più alcun potere e quei pochi che gli rimangono li getti costantemente alle ortiche continuando a votare ed eleggere, non chi gli garantisce leggi serie e ponderate, ma chi si presenta meglio grazie al lavoro proprio di quelle lobbies che, superata la formalità elettorale, si presentano ad incassare ottenendo provvedimenti legislativi a loro favorevoli.La stessa classe politica, del tutto incapace di riformarsi, si è aggrappata ai gruppi di potere in grado se non di garantire la rielezione, almeno di non ostacolarla, magari mediante la pubblicazione di qualche notizia non gradita.Il popolo così diffida del politico a priori (e normalmente diffida con piena ragione) e finisce per votare in funzione dell'appartenenza o meno a un ristretto gruppo di clientes, o peggio in funzione di un'idea che si è fatto con gli spot elettorali, spesso pagati con contributi elettorali gentilmente elargiti proprio dai potentati economici.Stando così le cose o si riesce a interrompere il ciclo vizioso lobbies che garantiscono la rielezione - politici che garantiscono le lobbies oppure possiamo scordarci di avere una legislazione che si ponga in linea con le aspettative dei cittadini.Però i segnali che vedo in giro non sono per nulla confortanti, preferendosi il vivacchiare in un'illegalità diffusa con connessa autoassoluzione morale (scarico perchè le major sfruttano) e nella speranza di non essere beccati, piuttosto che provare ad affrontare seriamente e in prima persona il problema avanzando proposte che non si limitino al virtuale.Certo chi dovesse affrontare pubblicamente un simile argomento con gli strumenti propri della democrazia dovrebbe essere come la moglie di Cesare .... ma chi è senza peccato da poter scagliare la prima pietra?edit: di Mantellini, ossia di gente disposta a mettersi in discussione ce ne sono troppo pochi, e le guerre senza eserciti finiscono normalmente in un massacro-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 20 aprile 2009 12.40-----------------------------------------------------------
    • n.n. scrive:
      Re: sovranità limitata
      - Scritto da: deathspell
      Ottime riflessioni come al solito, anche se,
      imho, colgono solo una parte del
      problema.

      Stando così le cose o si riesce a interrompere il
      ciclo vizioso lobbies che garantiscono la
      rielezione - politici che garantiscono le lobbies
      oppure possiamo scordarci di avere una
      legislazione che si ponga in linea con le
      aspettative dei
      cittadini.
      supponendo di aver colto tutto il problema. Se ne deduce che la sentenza ci appare ingiusta...
      edit: di Mantellini, ossia di gente disposta a
      mettersi in discussione ce ne sono troppo pochi,
      e le guerre senza eserciti finiscono normalmente
      in un
      massacromettiamo che si trovi qualcuno che ci mette la faccia...l' "esercito" dove lo trovi!?l'unica maniera IMHO e' facendo conoscere il problema...Io condivido la casa con diversi artisti, un compositore, un pittore e uno scrittore (non e' una barzelletta)... nessuno di loro ha mai sentito porre la questione del copyright come gli e l'ho spiegata io... nessuno aveva mai sentito parlare di creative commons... alcuni reagiscono bene e sono stimolati altri sono decisamente terrorizzati... mi dicono che nessuno di quelli che gli stanno vicino gli ha mai detto cose del genere percui sono io che dico cose strane... Verrei andare al DAMS e poter spiegare cos'e' il copyright cosa e' il copyleft e cosa e' giusto a mio avviso di un modello e dell'altro ed innescare una discussione con gli artisti... Perche' sono loro che ci possono tirare fuori da questo "guaio" La cosa che non mi spiego e' come mai gli artisti che in tutte le epoche storiche sono sempre stati all'avanguardia con idee innovative ora sono piu' indietro e coservatori di un gruppo di Nerd che passano la loro vita davanti al computer a scrivere codice ?! (non dimentichiamo che molto di tutto questo arriva dal mondo open source...)
      • bubba scrive:
        Re: sovranità limitata
        quoto e cito
        La cosa che non mi spiego e' come mai gli artisti
        che in tutte le epoche storiche sono sempre stati
        all'avanguardia con idee innovative ora sono piu'
        indietro e coservatori di un gruppo di Nerd che
        passano la loro vita davanti al computer a
        scrivere codice ?! (non dimentichiamo che molto
        di tutto questo arriva dal mondo open
        source...)beh perche gli "artisti" che contano sono stile Bono (u2) e il suo manager McGuinness ... McGuinness è uno strenuo sostenitore dello statusquo e dà dei ladri a tutti... bono era piu moderato e dava del ladro "principalmente" agli ISP ... irrilevante il fatto che guadagnino quanto il PIL di piccoli Stati..
        • n.n. scrive:
          Re: sovranità limitata
          ma in questo caso non mi riferivo agli artisti gia affermati che ovviamente e giustamente hanno solo da guadagnare dal copyright...quello che mi domando e' come mai ragazzi giovani 20-25 anni non sappiano nulla del movimento copyleft o addirittura siano terrorizzati dalla cosa...Quello che pensavo era che, essendo qualche cosa di nuovo, essendo una strada non ancora ben battuta, che gli artisti o presunti tali ci si butassero a pesce... invece vedo molta diffidenza..."ma poi cosa ci guadagno!?"... "e poi io sono un artista, io voglio fare la mia musica e sono contento non mi inetessano tutte queste cose legali"... "Comunque e' uno scandolo che Marco Carta venga finanziato... le generazioni future cresceranno credendo che per diventare artista bisogna partecipare a un reality..." queste sono alcune delle sconcertanti affermazione di quelli che conosco.
          • deathspell scrive:
            Re: sovranità limitata
            Temo che le frasi che senti siano parte di una verità difficilmente modificabile proprio da parte degli artisti. In Italia se non si ha un contratto con la major o non si ricevono sovvenzioni pubbliche (sui cui criteri di assegnazione potremmo discutere per giorni) è ben difficile che un artista riesca anche solo a pagare le bollette del telefono.Internet, distribuzioni in copy left .... parliamoci chiaro con il digital divide che subiamo in Italia, con l'arretratezza culturale anche nelle giovani generazioni (ho coetanei ingegneri che han comprato un computer solo per scrivere la tesi di laurea ...) con un rimbambimento imposto dai media tradizionali (spesso infarciti di marchette neppure più ben mascherate) ... quali possibilità potrebbero esserci di far fortuna ponendosi fuori dal 'sistema'?Sarei curioso di leggere una statistica sulla popolazione italiana che mi chiarisse quanti usano internet in modo più o meno ponderato in ambiti extra professionali e non per scaricare l'ultimo 'sucXXXXX' della 'stella' lanciata da M. De Filip. & co.Temo che i risultati sarebbero drammaticamente deludenti.
          • n.n. scrive:
            Re: sovranità limitata
            - Scritto da: deathspell
            Temo che le frasi che senti siano parte di una
            verità difficilmente modificabile proprio da
            parte degli artisti. In Italia se non si ha un
            contratto con la major o non si ricevono
            sovvenzioni pubbliche (sui cui criteri di
            assegnazione potremmo discutere per giorni) è ben
            difficile che un artista riesca anche solo a
            pagare le bollette del
            telefono.pero' la maggior parte di quelli che conosco io non ricevono soldi da nessuno e a mio avviso se continuano cosi non li riceverranno mai... quello che mi stupisce e' che, sempre IMHO, l'unica possibilita' che hanno e' buttarsi verso la rete, fare community, cambiare il modello del rapporto tra artista e ascoltatori. quello che mi stupisce e' che il modello degli artisti del 2009 e' ancora l'artista del '800 che si chiude in una stanza crea la sua opera poi esce e fa vedere a tutto il mondo quanto e' bravo... Non e' piu' cosi... il mondo e' cambiato... come e' possibile che proprio loro, che dovrebbero essere le nostre avanguardie culturali, non se ne accorgono!?

            Internet, distribuzioni in copy left ....
            parliamoci chiaro con il digital divide che
            subiamo in Italia, con l'arretratezza culturale
            anche nelle giovani generazioni (ho coetanei
            ingegneri che han comprato un computer solo per
            scrivere la tesi di laurea ...) Hai perfettamente ragione... purtroppo... :(
            con un
            rimbambimento imposto dai media tradizionali
            (spesso infarciti di marchette neppure più ben
            mascherate) ... quali possibilità potrebbero
            esserci di far fortuna ponendosi fuori dal
            'sistema'?qui non ci troviamo d'accordo... le possibilita' sono enormi. un giorno il sistema attuale in quelche modo collassera' e chi si trovera' in prima linea, chi avra' gia sperimentato i nuovi modelli fara' fortuna... Chi si e' perso WoodStock ragionava come hai indicato...

            Sarei curioso di leggere una statistica sulla
            popolazione italiana che mi chiarisse quanti
            usano internet in modo più o meno ponderato in
            ambiti extra professionali e non per scaricare
            l'ultimo 'sucXXXXX' della 'stella' lanciata da M.
            De Filip. &
            co.anche io...

            Temo che i risultati sarebbero drammaticamente
            deludenti.
  • n.n. scrive:
    nn ho capito :(
    [quote]ha il limite di crogiolare se stessa in una evidente quanto superflua etica anticopyright il cui risultato finale è quello di complicare lo scenario dei diritti in rete invece che favorirne la normale necessaria evoluzione.[/quote]me lo spiegate ?!
    • killerloop scrive:
      Re: nn ho capito :(
      Vuol dire che coloro che scaricano a buffo portanto avanti le loro tesi anti-copyright - invece che agevolare una discussione su come riformare il copyright stesso - favoriscono l'irrigidimento delle majors (che possono usare la pirateria come pretesto per fare ciò).
      • fred scrive:
        Re: nn ho capito :(
        Se la major si irrigidiscono come vuoi che si comportino gli utenti?Viceversa, se gli utenti si irrigidiscono che comportamento vuoi che assumano le major?Poi ognuno dei due ha i suoi motivi; le major per lo sfruttamento economico e gli utenti per il risparmio economico, quindi alla fine sempre di soldi si tratta, poi vengono tutte le problematiche note.Pesa anche il fatto che per un secolo si e' abusato sul diritto d'autore e l'abuso prosegue tuttora nonostante i grandi cambiamenti, e l'utenza se ne sta rendendo conto, aumentano infatti quelli che fanno lo stesso ragionamento di Sunde "pittosto li do in pasto ai maiali" a significare che si sta andando oltre al semplice problema economico.
      • n.n. scrive:
        Re: nn ho capito :(

        Vuol dire che coloro che scaricano a buffo portanto
        avanti le loro tesi anti-copyright presupponi che chi scarica a "buffo" abbia una tesi anti-copyright.Non credo che la gente scarichi perche' vuole violare il copyright di qualcuno. La gente scarica perche le tecnologie attuali permettono di scaricare facilemente e velocemente.quelli che hanno tesi anti copyright sono un manipolo di Nerds che probabilmente scaricano opere creative commons... perche sanno di cosa si sta parlando.
        - invece che agevolare una discussione su come riformare
        il copyright stesso - La discussione andrebbe agevolata dal legislatore, e' lui che ha le chiavi e il DOVERE di interpretare il fenomeno che si e' venuto a creare.Le leggi, per fortuna, non sono scritte nel marmo e cambiano nel tempo. Questi cambiamenti dovrebbero essere guidati dai cambiamenti sociali ed economici. Il legislatore dovrebbe mediare e trovare un equlibrio tra la crescita culturale, innovativa ed economica. (le leggi sul copyright sono moooolto cambiate dalla loro prima apparizione alla fine del '700)
        favoriscono l'irrigidimento delle majors (che possono
        usare la pirateria come pretesto per fare ciò).e' compito del legislatore, capire che non puo' scrivre una legge che rende fuori legge migliaia di persone. Pena la perdita di autorita' e serieta' della legge.Mettere un limite di 30 allora su una strada a scorrimento veloce con un autovelox dietro al cartello, genera l'ira degli automobilisti, crea seri pericoli alla circolazione e alimenta l'idea che quei divieti servano solo a spillarti dei soldi.Cio detto non toglie che ci si debba battere il piu possibile per fare conoscere alla gente che esistono strade alternative al copyright. Chi sa ha il dovere morale di fare capire alla gente che cosa sata facendo quando scarica materiale protetto.Solo quando la gente sara adeguatamente informata allora si potra parlare di testi anti-copyright.Ma soprattutto e' il mondo artistico che deve essere resco coscente. A mio avviso troppi "artisti" non sanno quali sono le possibilita introdotte dalle nuove tecnologie e vengono risucchiati come mosce dalla luce fluorescente delle case editrici...
  • Leo Nida scrive:
    Il copyright a Spartaaaaaaaaa
    I fenomeni che avessero reclamato un qualche diritto del genere, noi li avremmo buttati giu dalla rupe e tanti salutiSiae, RIAA e XXXXXni miliardari che frignano se gli manca la villaGuardarsi South Park e studiarsi questo carissimihttp://www.worldofends.com/Freeeedommmmmm in Spartaaaaaaaa
    • xxxxxxxxxx scrive:
      Re: Il copyright a Spartaaaaaaaaa

      Freeeedommmmmm in SpartaaaaaaaaUhmm..ma che c'entra Sparta?Era una città stato greca indipendente e chiusanelle sue tradizioni di piu' di duemilaanni fa, che razzo c'entra con internet?
      • MegaJock scrive:
        Re: Il copyright a Spartaaaaaaaaa
        SPARTAAAAAAAAAAA è un meme di internet, generato dal film tratto dalla graphic novel di Miller, che tutti i bimbiminkia citano fino all'esaurimento, un po' come i motherfucking snakes on the motherfucking plane di Samuel L. Jackson.Pare che li faccia sentire molto cool, almeno finchè qualcuno non li picchia come meritano.
  • TuttoaSaldo scrive:
    Bell'articolo
    Questo mi sembra cogliere le radici del contrasto e le uniuche vie di uscita.
    • Ricky scrive:
      Re: Bell'articolo
      Articolo interessante,peccato che ce la raccontiamo solo tra di noi.Le lobby sono favorite da leggi create appositamente per loro da governi che , a differenza di quanto uno pensa,fanno gli interessi di ALTRI invece che del cittadino e della societa' tutta.Quindi forse il punto d'inizio per il cambiamento e' "sostituire" alcune persone dei governi che preferiscono la cagnotta delle lobby invece che la serieta' e l'evoluzione dei mercati.Che dire,in Italia sarebbe una strage... :)
    • killerloop scrive:
      Re: Bell'articolo

      Non è un mistero per nessuno che nella logica
      autoreferente della industria dei contenuti l'ibernazione
      delle pratiche sociali è un prezzo equo da far pagare ai
      cittadini in cambio del mantenimento del proprio conto
      economico.Io credo che il corporativismo e la propensione a cristallizzare un sistema economico siano una tentazione che tutte le categorie produttive e professionali hanno.Paradossalmente, anche i sindacati cercano di cristallizzare un sistema di rapporti industriali che è evidentemente obsoleto.
  • 3my78 scrive:
    è sì
    quando sono in negativo occupano sempre le testate di questi giornaleti lacchè :-)Sono deluso dalla sentenza e mi chiedo una cosa. Io sono favorevole al mercato e penso che se un prodotto è valido vada acquistato. Infatti i film in dvd, se meritevoli, preferisco prenderli originali e i DVD hanno un costo ragionevole se rapportato a quello dei CD musicali, che a parere mio, costano uno sproposito. Mi chiedo: se un film che ha cmq costi molto più alti rispetto a un Cd costa tot com'è possibile che i CD, che hanno costi di lavorazione molto minori, costino più o meno come un DVD?E si lamentano se uno li scarica...http://3my78.blogspot.com/
    • killerloop scrive:
      Re: è sì
      Però nessuno si chiede come mai questi artisti firmano con le major invece di preferire, ad esempio, etichette "indie".Provo ad ipotizzare che sia così per il semplice fatto che gli artisti, seppur guadagnino poco per ogni singolo CD/DVD, guadagnano sempre tantissimo sul venduto. E questo gli fa preferire le majors alle indie.Un'ultima considerazione: è evidente che non è il costo del CD-DVD a dettare il prezzo finale di vendita, quanto la lunga catena di intermediari (questi si che sono obsoleti) e soprattutto il costo di produzione del contenuto e (ma nessuno lo ricorda) il rischio (ovvero, se non vende io produttore i soldi li ho tirati fuori comunque).
      • fred scrive:
        Re: è sì

        Però nessuno si chiede come mai questi artisti
        firmano con le major invece di preferire, ad
        esempio, etichette "indie".perche' e' un sitema a cui sottostanno, un sistema come ad esempio il monopolio della Siae in Italia che letteralmente costringe gli autori ad iscriversi anche se sanno che non vedranno una lira, anche se detestano la Siae in se.
      • braccino scrive:
        Re: è sì
        - Scritto da: killerloop
        Però nessuno si chiede come mai questi artisti
        firmano con le major invece di preferire, ad
        esempio, etichette
        "indie".

        Provo ad ipotizzare che sia così per il semplice
        fatto che gli artisti, seppur guadagnino poco per
        ogni singolo CD/DVD, guadagnano sempre tantissimo
        sul venduto. E questo gli fa preferire le majors
        alle
        indie.

        Un'ultima considerazione: è evidente che non è il
        costo del CD-DVD a dettare il prezzo finale di
        vendita, quanto la lunga catena di intermediari
        (questi si che sono obsoleti) e soprattutto il
        costo di produzione del contenuto e (ma nessuno
        lo ricorda) il rischio (ovvero, se non vende io
        produttore i soldi li ho tirati fuori
        comunque).Concordo sul fattore rischio. Per le major, oltre ad essere delle "banche" notevoli, c'è anche da dire che sono ancora un dei pochi strumenti che ti permette di raggiungere la fama in poco tempo, . Con internet questo sta cambiando e cambierà definitivamente.Sul costo del CD vs DVD non si deve dimenticare che mentre per l'industria del cinema la pubblicazione del DVD arriva DOPO lo sfruttamento in sala, nell'industria della musica lo sfruttamento 'live' del disco arriva DOPO la pubblicazione. Per non parlare del recupero costi grazie al product placement, che non esiste nella musica.E cmq i costi sono ormai alla pari se non inferiori. Un DVD Novità costa di più di un CD Novità.
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