Fedora 18 tra le nuvole e in download

Le novità riguardano tutti gli utenti e un gran numero di comparti del sistema. Perché il futuro è l'integrazione con il "cloud"
Le novità riguardano tutti gli utenti e un gran numero di comparti del sistema. Perché il futuro è l'integrazione con il "cloud"

Il Progetto Fedora annuncia la disponibilità di Fedora 18, nuova release della popolare distro Linux open source indirizzata a sviluppatori, amministratori o semplici utenti desktop col pallino del Pinguino. Tante le novità, così come la possibilità di scegliere qualche interfaccia usare tra quelle presenti nella ISO di installazione del software .

Noto col nome in codice di “Spherical Cow”, Fedora 18 arriva con due mesi di ritardo sul ruolino di marcia originario per via del lavoro aggiuntivo che si è reso necessario per correggere gli ultimi bachi e i problemi scaturiti dal codice.

Uno dei principali colpevoli del ritardo è anche una delle novità più annunciate della nuova release, vale a dire il supporto alla funzionalità Secure Boot di Microsoft: Fedora è ora in grado di caricarsi anche sui sistemi in cui l’opzione fosse abilitata da BIOS/firmware, coesistendo (quasi) perfettamente con una precedente installazione di Windows 8, sebbene non manchino i rapporti di ulteriori problemi da parte degli utenti.

Altra importante novità è la riscrittura di Anaconda, l’interfaccia di installazione che ora dovrebbe essere più veloce, sicura e capace di offrire una maggiore modularità nella scelta dei componenti da installare. E parlando di interfacce, Fedora 18 installa di default Gnome 3.6 ma gli utenti possono sempre scegliere di usare i desktop alternativi MATE o Cinnamon.

E il cloud? Naturalmente il cloud è parte integrante di Fedora 18 grazie alla presenza degli stack Eucalytpus (per i cloud privati), OpenStack e la API Heat per l’integrazione fra OpenStack e il servizio AWS (Amazon Web Services) di Amazon. Altre novità comprendono infine i pacchetti aggiornati di vari ambienti e librerie di sviluppo inclusi Perl (5.16), Python (3.3), Ruby on Rails, Boost 1.50 (librerie C) e alto.

Alfonso Maruccia

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16 01 2013
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