Finitela con questa storia dell'elettrosmog

Il ministro delle Comunicazioni sputa il rospo: si temono troppo i nuovi impianti e le nuove antenne e questo rischia di compromettere lo sviluppo
Il ministro delle Comunicazioni sputa il rospo: si temono troppo i nuovi impianti e le nuove antenne e questo rischia di compromettere lo sviluppo


Roma – Lo chiamano elettrosmog, un termine ormai sempre più utilizzato e diffuso che sintetizza il timore di inquinamento elettromagnetico, quello generato da un numero sempre più ampio di device domestisci ma soprattutto quello dei grandi impianti di telecomunicazione, a cominciare da quelle di telefonia mobile. E all’elettrosmog in molti, e non solo associazioni ambientaliste, hanno da tempo dichiarato guerra .

Il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri ha ieri dichiarato quello che da tempo si leggeva tra le righe non solo dei comunicati del suo ministero ma anche di quelli di alcuni dei più importanti player industriali del settore: l’elettrosmog è divenuta una fobia che rischia di compromettere lo sviluppo.

Il problema, ha spiegato il Ministro, è che le legittime preoccupazioni si possono trasformare in lungaggini amministrative, in blocchi giudiziari e in allarmismi ingiustificati. “In Italia – ha sottolineato – sono previsti limiti per l’elettromagnetismo tra i più bassi del mondo. La legge è garantista e non possiamo andare al di sotto”.

Va detto che poco più di un anno fa è stata approvata una legge quadro dal Parlamento italiano che fissa dei limiti alle emissioni elettromagnetiche e più recentemente sono state avviate iniziative per il controllo e il monitoraggio dell’inquinamento elettromagnetico su base locale.

Il problema dell’approccio e delle valutazioni sull’elettrosmog, ha spiegato Gasparri, va risolto nel rispetto delle preoccupazioni dei cittadini ma anche nell’ottica di garantire la possibilità di sviluppo al comparto delle telecomunicazioni.

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07 05 2002
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