Firefox, un futuro senza estensioni?

Mozilla ha annunciato gli importanti cambiamenti che interesseranno gli sviluppatori di plugin da qui a un paio d'anni: via XUL ed XPCOM, si segue il modello Chrome

Roma – Mozilla è alacremente al lavoro per progettare il futuro di Firefox , un browser che nei prossimi mesi subirà trasformazioni importanti destinate a condizionare un po’ tutti. In un aggiornamento recente, il blog ufficiale della fondazione statunitense ha dettato la linea agli sviluppatori di add-on: adattatevi alle novità il prima possibile o cambiate attività.

I creatori di componenti aggiuntivi per Firefox dovranno presto fare i conti con la necessità di sfruttare tecnologie innovative come il setup multiprocesso di Electrolysis e il layout engine di nuova generazione Servo , ha spiegato Mozilla, oltre che con l’introduzione di una nuova API di alto livello chiamata WebExtensions e basata in larga misura sul modello di add-on implementato da Chrome e Opera.

Mentre favorirà la compatibilità e la facilità di porting tra i suddetti browser e Firefox, però, WebExtensions è destinato a soppiantare le tecnologie che in questi anni hanno permesso la creazione di add-on molto più potenti e capaci di un plugin per Chrome qualsiasi: XPCOM e XUL andranno definitivamente in pensione, ha confermato ancora una volta la fondazione, e con essi la possibilità di personalizzare e trasformare in maniera radicale il browser del Panda Rosso sia per gli sviluppatori che per gli stessi utenti finali.

Il periodo di transizione dal vecchio modello a quello “made in Chrome” durerà dai 12 ai 18 mesi, dice Mozilla, e per chi non si aggiorna non ci saranno deroghe: il Firefox del futuro sarà incompatibile con gli add-on senza update e la fondazione si incaricherà – come ha già rivelato in passato – di verificare e firmare digitalmente ogni singolo componente aggiuntivo.

Le prime reazioni alla nuova policy imposta da Mozilla sono state largamente negative, con sviluppatori storici come DownThemAll che si sono spinti ad annunciare la morte prematura del loro lavoro e utenti e commentatori che hanno bollato il “nuovo” Firefox come uno scialbo clone di Google Chrome senza più ragione di esistere.

Negli ultimi giorni Mozilla ha dimostrato di voler addolcire quanto più è possibile la transizione almeno per i componenti aggiuntivi più noti e popolari, implementando all’interno di WebExtensions i meccanismi utili a garantire il funzionamento di NoScript, Classic Theme Restorer e altri. Per il resto della (popolosa) community degli add-on per Firefox, invece, o più semplicemente per chi non può o non vuole investire tempo e denaro nella riscrittura del proprio codice, il destino sembra segnato.

Alfonso Maruccia

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