Forza di Casimir, ci facciamo NanoBotica

Il DARPA sembra crederci: rispolvera studi, teorie e calcoli sulla forza di Casimir. L'idea piace talmente all'Agenzia da spingerla a lanciare proposte alla comunità scientifica
Il DARPA sembra crederci: rispolvera studi, teorie e calcoli sulla forza di Casimir. L'idea piace talmente all'Agenzia da spingerla a lanciare proposte alla comunità scientifica

Il DARPA , il braccio scientifico del Pentagono, si sta interessando, tra le molte cose, anche alla Forza di Casimir e alle possibili sue inversioni . Obiettivo, esplicitato su un documento di intenti: “…sviluppare nuovi metodi per controllare e manipolare le forze attrattive e repulsive sulle superfici, basandosi sull’ ingegnerizzazione della Forza di Casimir”. Si potrebbe sfruttare – continua il documento – la capacità di controllo del fenomeno per controllarne altri, quali l’adesività in nanoapparecchi, il trascinamento di veicoli o altre interazioni di interesse.

La forza di Casimir – ricorda The Register – è talmente piccola e impercettibile che per essere rilevata è necessario ricorrere a particolari apparecchi di misura, pur essendovi l’assoluta certezza della sua esistenza, già da qualche anno ben codificata .

Da tempo si ipotizza , impiegando uno strato di nanomateriale “opposto” appositamente prodotto, la possibilità di invertire l’effetto della Forza di Casimir, costruendo così una sorta di repellente di Casimir , da sfruttarsi per far levitare qualsiasi oggetto sul “nulla letterale, assoluto”. Questa teoria, battezzata Levitazione Quantica, parte da uno studio dell’Università di St. Andrews, sulla cui base molti ricercatori hanno sviluppato ulteriori analisi.

Idea del DARPA e ragione del rinnovato interesse, dunque, è di raccogliere gli sforzi e procedere ad una ingegnerizzazione del fenomeno: “Il DARPA analizzerà il lancio di un programma di studi per impiegare queste capacità su uno o più specifici strumenti di importanza pratica”, si legge sul documento di intenti dell’Agenzia. Frase da un lato ermetica, ma dall’altro chiaro segnale di intenzioni concrete, pratiche , appunto.

Non si tratta di ipotizzare mezzi pesanti in grado di levitare, e neanche astronavi che sfruttino tale principio come forza propulsiva: piuttosto, trattandosi di forze appartenenti ad un campo dove tutto è nano , si ipotizzano sensibili e decisi miglioramenti nel campo dei cosiddetti MEMS (Micro Electro Mechanical Systems, Sistemi Micro Elettro Meccanici). In una parola, traducendo dall’equivalente anglosassone, la nanobotica : ad esempio, controllare creature viventi dall’interno attraverso nano-robot che ne nano-manipolino i “comandi”.

Di certo sono ipotesi molto futuristiche ed è davvero difficile vederne l’utilità pratica. Non resta che seguirne gli sviluppi, nella certezza che già il semplice dichiarato interesse di una struttura come il DARPA evidenzi come qualcosa stia bollendo in una pentola che molti davano, e danno ancora, per gelida.

Marco Valerio Principato

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