Francia, l'obolo su tablet e smartphone salverà i media?

Il Presidente Hollande vorrebbe introdurre una tassa sull'acquisto di dispositivi in grado di connettersi alla Rete. Il tutto per rimpolpare le casse dei produttori di film, musica e libri. Spazio anche ad un addolcimento di HADOPI

Roma – Una piccola tassa per gli utenti, grandi guadagni per l’industria culturale in terra francese. Per tutelare la produzione nazionale di contenuti audiovisivi e multimediali, il Presidente della Repubblica transalpina François Hollande sembra ormai pronto all’ introduzione di un obolo sull’acquisto di tutti i dispositivi in grado di connettersi alla Rete per il consumo di film, musica, show televisivi e libri in formato elettronico.

Nella celebrazione della cosiddetta “eccezione culturale”, i tradizionali produttori di contenuti – dall’editoria ai principali network televisivi – dovrebbero godere di maggiore tutela dalla proliferazione di tablet, smartphone e laptop. Nel 2012 i consumatori francesi hanno infatti acquistato un totale di 13,5 milioni di smartphone e 3,6 milioni di tablet . Dispositivi considerati come una forma di concorrenza sleale alla fruizione di materiale audiovisivo tradizionale.

Il fuoco delle polemiche è perciò divampato in seguito alla pubblicazione di un rapporto commissionato dallo stesso Hollande al giornalista e imprenditore Pierre Lescure, ex-CEO del colosso televisivo Canal+ di proprietà del gruppo Vivendi-Universal. Analizzando il mercato culturale ai tempi dell’esplosione digitale, Lescure si è fatto carico di numerose proposte per modificare le attuali policy legislative e così tutelare lo sviluppo dei cosiddetti media tradizionali .

Con la nuova tassa sull’acquisto di smartphone e tablet, gli utenti transalpini potrebbero versare l’1 per cento – c’è però intenzione di aumentare l’obolo fino al 4 per cento – del valore complessivo per destinarlo a un fondo per supportare la produzione culturale nazionale. Nelle prime stime offerte dal governo transalpino, questo stesso fondo potrebbe usufruire di un totale di 86 milioni di euro all’anno . Considerando che gli utenti locali già pagano l’equo compenso sull’acquisto di supporti multimediali vergini.

La nuova tassa mobile non piace assolutamente ai produttori di dispositivi come Apple e Samsung, che tramite il consorzio europeo DigitalEurope hanno subito sottolineato come le proposte di Lescure rappresentino “un passo sbagliato nella direzione sbagliata”. Parigi aveva già provato a tassare gli abbonamenti ai singoli provider per rimpolpare le finanze della TV pubblica dopo la crisi nel settore pubblicitario e le magre entrate del canone.

Il rapporto mette in luce anche la sempre più evidente spaccatura nella catena del valore del mercato della musica, in relazione al sistema di ripartizione dei denari che verranno eventualmente raggranellati: se la collecting society locale SACEM plaude alla proposta, in prospettiva di gestire il sistema di spartizione dei compensi, il Syndicat national de l’édition phonographique , che rappresenta l’industria, intravede un futuro ancora meno trasparente per coloro che la musica contribuiscono realmente a crearla.

Sempre nel pacchetto di proposte inviato da Lescure al Presidente Hollande, la famigerata Dottrina Sarkozy potrebbe presto diventare un brutto ricordo per gli utenti scariconi e gli attivisti per i diritti digitali. Dimostratosi inefficace – pochissimi gli utenti arrivati al terzo strike e dunque condannati in aula – il regime dei tre colpi potrebbe abbandonare le disconnessioni per una semplice multa a carico dei downloader , oltretutto scesa da 1500 a soli 60 euro per singola violazione, e rafforzare la qualità e la pubblicità delle alternative legali, soluzione apprezzata dalla presidente di HADOPI Marie-Françoise Marais.

Nel parere espresso da La Quadrature Du Net , il possibile addio alla ghigliottina francese potrebbe rivelarsi un bluff da parte del governo. Lo stesso Lescure vorrebbe estendere le competenze dell’organo di regolamentazione dei media audiovisivi al settore digitale, Internet compresa . Sarebbe una sorta di sorveglianza continua sulle attività di condivisione sul Web, ovviamente sospinta dagli interessi dell’industria del diritto d’autore. Un incubo orwelliano che ha fatto ricordare da vicino i disegni di legge statunitensi noti come SOPA e PIPA.

Mauro Vecchio

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