FRIACO, i provider ancora non ci stanno

In una nota le due associazioni degli ISP sostengono che le ultime decisioni dell'Autorità TLC favoriscono ancora i grandi operatori. Ma l'Autorità reagisce alle accuse sostenendo che non c'è alcuna prevenzione contro gli ISP
In una nota le due associazioni degli ISP sostengono che le ultime decisioni dell'Autorità TLC favoriscono ancora i grandi operatori. Ma l'Autorità reagisce alle accuse sostenendo che non c'è alcuna prevenzione contro gli ISP


Roma – Chi sperava che questa volta le decisioni dell’Autorità TLC avessero incontrato il favore dei provider italiani evidentemente si sbagliava. Le due associazioni di ISP, AIIP e Assoprovider, in una nota diffusa ieri hanno aspramente criticato le tariffe decise dall’Autorità e pubblicate nelle scorse ore da Punto Informatico.

Secondo i provider, infatti, le tariffe favoriscono ulteriormente i grandi operatori telefonici a danno degli ISP e degli operatori che si occupano prevalentemente di Internet.

In particolare, secondo i provider, la decisione non risolve il problema della discriminazione nei confronti degli ISP che emerge dalla delibera FRIACO, laddove si comparano gli ISP all’utente finale affermando: “Telecom Italia potrà proporre offerte di traffico retail sia agli ISP sia agli utenti finali basate su modelli forfetari, solo trascorsi sessanta giorni dalla data di effettiva disponibilità ed operatività della nuova modalità di interconnessione per gli operatori licenziatari”

Inoltre, secondo gli ISP, l’ultima decisione dell’Autorità riduce il valore assoluto delle tariffe a livello urbano e interurbano “ma lascia inalterato il rapporto, ingiustificabilmente alto, tra il prezzo del servizio FRIACO a livello distrettuale e quello a livello SGU”.

“Nei fatti – spiega la nota delle associazioni – la concentrazione da 628 Stadi di Gruppo Urbani a 232 “aree distrettuali” comporta ancora un sovrapprezzo del 40% rispetto all’SGU, totalmente squilibrato se si pensa che la concentrazione da 628 Stadi di Gruppo Urbani a 33 “aree gateway” costa ora una maggiorazione del 66%. Il giusto incremento di costo per FRIACO distrettuale dovrebbe essere del 17% e non del 66%”.

Secondo gli ISP, dunque, questa scelta dell’Autorità favorisce gli operatori voce presenti su tutti gli SGU e quindi gli operatori già oggi presenti a livello interurbano, a danno degli ISP che sono viceversa presenti a livello distrettuale.

Conseguenza di questo, stando alla nota, è che “applicare indifferentemente uno sconto del 19% ai livello SGU (628 punti di raccolta a livello Urbano) ed SGD (232 punti a livello di Distretto), fornisce un’accelerazione al consolidamento dell’Oligopolio sul mercato dell’accesso ad Internet”.

Ma c’è di più. Perché secondo i provider la decisione dell’Autorità “evidenzia il tentativo di consegnare l’intero mercato dell’accesso ad Internet nelle mani di pochissimi privilegiati, lasciando che questi ultimi pongano fuori mercato gli altri attori (IPS ed Operatori con licenza di media capillarità)”.


Con queste premesse, dunque, AIIP e Assoprovider chiedono formalmente all’Autorità TLC di:

“1) estendere realmente l’offerta FRIACO agli ISP;
2) fissare condizioni di prezzo a livello di SGD ed SGT eque che, come dimostrato nel documento consegnato al prof. Cheli in data 6 marzo u.s., non devono superare rispettivamente il 17% ed il 60% del prezzo fissato a livello SGU”.

“AIIP e Assoprovider – continua la nota – confidano che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ponga celermente rimedio alle disparità che attraverso la delibera 25/01/CIR e successivi emendamenti risultano essere perpetrati ai danni del libero mercato, e quindi, di imprese e cittadini”.

Secondo Ermanno Delia di KPNQwest, l’affermazione dell’Autorità secondo cui la decisione presa sulle tariffe completa il quadro regolamentare e promuove una maggiore concorrenza nel mercato dell’accesso ad internet è distorsiva. “Di fatto – spiega Delia – discrimina gli ISP e propina un sistema di prezzi volto a consegnare il mercato dell’accesso ad Internet nelle mani di pochissimi Operatori. Sono certo che, se necessario, il Governo interverrà per impedire che il Paese cada nel baratro dell’Oligopolio”.

Ma le accuse dei provider sono rigettate dal presidente dell’Autorità Enzo Cheli.


Cheli ha infatti dichiarato ieri, proprio per controbattere alle considerazioni e alle accuse provenienti dai provider, che “non c’è nessuna posizione dell’Autorità sfavorevole agli ISP. Il problema, rispetto agli OLO (operatori voce, ndr), è più tecnico che economico”.

Secondo Cheli, infatti, “per gli ISP ci sono, da quanto ci segnalano le nostre strutture, dei problemi tecnici. Per la piena equiparazione ci sono problemi più di carattere tecnico che di carattere economico, problemi che risolveremo in corso d’opera”.

“Abbiamo preso decisioni e varato delibere – ha continuato Cheli – che vanno nella direzione di un avvicinamento degli OLO e degli ISP. Nel prendere le nostre decisioni abbiamo tenuto conto di tutte le osservazioni che gli ISP hanno fatto, stiamo anche tenendo conto dell’imminente varo della legge di equiparazione (in discussione al Senato, ndr); abbiamo poi già varato una delibera che riguarda pariteticamente sia gli OLO che gli ISP”.

Il presidente dell’Authority ha poi insistito sul fatto che “non c’è nessuna posizione dell’Autorità sfavorevole agli ISP, come si è andato dicendo. Anche nella delibera sulla FRIACO abbiamo richiamato l’interpretazione equiparativa. Gli ISP hanno problemi di carattere tecnico per la connessione alla rete. Credo che sia questo il punto, il nodo da superare”.

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14 03 2002
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