Furto d'identità, la Ue segue gli Usa

di Gerardo Costabile - Si moltiplicano i casi di utenti che si vedono addebitare servizi mai richiesti o che risultano intestatari di telefoni mai utilizzati e via dicendo. Ecco come si intende combattere un grave fenomeno in ascesa


Roma – C’era una volta il fratello gemello preparatissimo in matematica per un esame da 30 e lode. Ora, senza fratelli e con l’avvento di internet, c’è la possibilità di creare un vero e proprio “mondo parallelo”, un’identità da spendere ad esempio in chat per cercare una “nuova” anima gemella. E non solo. Tom Cruise, dal canto suo, nel film “Minority Report” , ci aveva già fatto vedere un probabile futuro beffando il sistema di sorveglianza iridometrico a seguito di un impianto di cornee.

Dalla realtà alla fantasia: ma non è sempre un gioco.
In Italia non sono in pochi ad aver ricevuto sanzioni amministrative per auto mai comprate o che hanno scoperto di essere intestatari di numeri di telefono cellulare sconosciuti. Questa sottile e strisciante realtà sta facendo capolino anche on line, con l’avvento di sempre più sofisticati sistemi di accreditamento virtuale dove, per accedere ad un servizio o pagare con una carta di credito, paradossalmente è più blanda la verifica dell’identità.

Dall’America il monito, specialmente alle banche e ai servizi di pagamento on line: l’identity theft, ovvero il furto d’identità, è la vera piaga sociale del secolo. Tra i casi più comuni le statistiche evidenziano proprio le frodi con carta di credito, quelle bancarie, documenti falsi al governo per ricevere benefici et similia.

La Federal Trade Commission, il 22 gennaio scorso, ha pubblicato le statistiche in Usa sulle frodi on line, registrando oltre 500.000 denunce durante il 2003, di cui oltre 200.000 sul furto d’identità, con un incremento del 40% rispetto al 2002. Invece il Consumer Sentinel , punto di raccolta delle statistiche d’oltreoceano, ha raggiunto la considerevole cifra di oltre un milione e mezzo di denunce, tra le quali oltre 500.000 casi di ID theft.

Anche in Europa la UE sta organizzando più di una giornata di studio su questo nuovo e sconosciuto, talvolta sottovalutato, fenomeno.

Il 2 febbraio scorso, in seno alla Commissione Europea, il “Forum on the prevention of organised crime” ha cominciato ad affrontare seriamente la problematica. Dai lavori, basati principalmente su informazioni registrate fuori dall’UE (ad esempio in USA, Canada e Australia) ed in Inghilterra, è emerso che tali attività non costituiscono ordinariamente una specifica offesa, ma sono generalmente strumentali per altre azioni illecite. Comunque, in tal senso la Commissione si è fatta promotrice per il 2004 di un nuovo piano d’azione per prevenire e reprimere queste nuove tipologie di illecito. A tal fine infatti sono stati presentati, sempre durante i recenti lavori del Forum, i risultati di un questionario concernente l’analisi della legislazione e delle attività di indagine nello specifico settore negli Stati membri. Ad oggi, solo 8 Stati su 19 interpellati risultano avere una particolare normativa sul furto d’identità, in alcuni casi con specifica indicazione nella stessa Costituzione. Undici paesi, invece, considerano l’ID theft come una parte dell’azione per commettere altri crimini o come una circostanza aggravante di questi ultimi.

Il Forum della Commissione Europea, evidenziando quindi la discordanza tra le leggi degli Stati membri, ha considerato la possibilità di consigliare l’adozione di idonee linee guida europee, al fine anche di ridurre l’impatto di questo nuovo fenomeno. Le procedure comuni dovrebbero asseritamente essere finalizzate al miglioramento della verifica dell’identità, specialmente on line , isolando ed eliminando le vulnerabilità nelle diverse aree a rischio, oltre che registrare i documenti d’identità in un unico database europeo, accessibile sia da tutte le agenzie investigative che da particolari e delicati settori privati (banche, finanziarie, emittenti di carte di credito etc.) Il database, ben protetto, dovrebbe contenere, secondo gli esperti europei, copia di tutti i documenti originali rilasciati nell’Unione Europea.

Ma cosa dice la legge in Italia? L’illecito, infatti, nonostante l’evoluzione tecnologica, di certo non è cambiato: tale comportamento integra principalmente il reato di sostituzione di persona, previsto dall’art. 494 del Codice Penale, che punisce, con la reclusione fino ad un anno, chi “induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria alla altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici” .

A questo si sommano eventuali altri reati ben più gravi, come ad esempio la frode informatica ex art 640 ter del Codice Penale oppure l’articolo 12 della legge 197 del 1991, per cui chi “al fine di trarne profitto per sé o per altri indebitamente utilizza non essendone titolare, carte di credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, é punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 300 a 1.500 euro” .

A questo punto nasce spontanea una riflessione: non sarebbe il caso, dopo aver offerto tutela giuridica ad onore, domicilio, falso e dati personali, di elevare ad un rango superiore la tutela dell’identità, in quanto paradossalmente vivere in parallelo la vita di un altro può essere meno grave di un furto al supermercato?

dott. Gerardo Costabile
Iacis Member

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  • Anonimo scrive:
    solo spam
    come sopra
  • Anonimo scrive:
    Re: Non sono molto d'accordo
    il fatto che per te non ci siano problemi non significa che per tutti gli altri non ci siano problemi... ognuno sarà libero di decidere *esplicitamente* se vuole o no quegli spot, e tu sarai libero di decidere che li vuoi.. di che ti lamenti?
  • Anonimo scrive:
    Conviene fare CHIAREZZA
    In questa sede l'argomento mi pare evidentemente presentato in modo confuso. Quello che dal punto di vista del Garante appartiene alla sfera delle newsletter, viene generalizzato -volutamente?- estendondolo alla generica email. Secondo me c'é una netta distinzione da fare fra la "newsletter" e l'email, le mailing-list i forum, ecc. In questi ultimi casi infatti non ci sono le condizioni -e non ne vedo l'utilità- per parlare di illegalità. All'interno della mailing-list o del forum vige la politica dell'autogoverno e chi violasse le regole può essere via via semplicemente richiamato o infine eventualmente espulso.Adriano Liberale
  • Anonimo scrive:
    Anche io non sono d'accordo
    Il nuovo testo unico che io sappia non fa distinzione fra informazione commerciale, pubblicitaria, ricerche di mercato e propaganda politica. La propaganda non e' contemplata e in tal caso mi sembrerebbe ovvio farla ricadere nella categoria generale della pubblicita'.
  • Anonimo scrive:
    Re: Non sono molto d'accordo
    sono d'accordo: un conto è lo spam o la lettera dell'amico che usa qualche mail gratuito che infila pubblicità, un conto è unnewsletter: li ho richiesto io di ricevere quelle mailE se non gradiamo in molti, la newsletter fallisce e cosi capisce che non si fa (un po come la stampa stampata: se esagera in pubblicità la gente non lo compera più)
  • shevathas scrive:
    Non sono molto d'accordo
    Capisco l'esigenza di tutelare i cittadini dallo spam elettorale, e bene ha fatto il garante a ricordare che è vietato, anche se usato per fini di propaganda elettorale.E che l'autorizzazione a ricevere ulteriore pubblicità, correlata con l'argomento della newsletter non implica l'autorizzazione a ricevere email, esterne alla newsletter, di propaganda.Quello che non mi trova d'accordo è il caso della pubblicità nelle newsletter. Per il garante "non si potrebbe inserire nella newsletter pubblicità elettorali senza il consenso esplicito degli utenti e quindi sarebbe opportuno che i gestori di newsletter chiedessero un integrazione".Per me non ci sono problemi se ricevo la newsletter con vota Tizio invece di compra XYZ.In secondo luogo ho già autorizzato i gestori della news a usare i miei dati personali per l'invio della newsletter, sapendo che la newsletter conteneva anche pubblicità. Ma questi ultimi mi stanno inviando la newsletter che contiene pubblicità politica (pagata dall'inserzionista) non mi stanno inviando (senza la mia autorizzazione) solo pubblicità politica.Sinceramente non vedo l'utilità di rinnovare il consenso.Un ultima cosa, io paragonerei le newsletter, più che ad una comunicazione personale, a quelle riviste che vengono vendute solo per abbonamento.==================================Modificato dall'autore il 09/04/2004 11.10.47
  • Anonimo scrive:
    Prepariamoci
    Allo spam elettorale.Se fanno su Internet quello che sono abituati a fare nelle città possiamo pure rassegnarci.D'altra parte tappezzano le città di manifesti, fanno la guerra per metterli sopra quegli degli altri (bell'esempio eh?!) e poi si auto multano per pochi euro,Così sarà anche su Internetm faranno lo spam e poi si automulteranno di 20 euro a partito. Et voilà, il gioco è fatto.Perché Internet dovrebbe fare eccezione?
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