Galileo, nuova costellazione europea

Strada spianata per il progetto Galileo che, dopo l'approvazione della UE, proseguirà l'obiettivo di dare all'Europa un sistema di posizionamento satellitare indipendente e alternativo a quello americano. Italia in prima fila
Strada spianata per il progetto Galileo che, dopo l'approvazione della UE, proseguirà l'obiettivo di dare all'Europa un sistema di posizionamento satellitare indipendente e alternativo a quello americano. Italia in prima fila


Bruxelles – Martedì il Consiglio dei ministri dei trasporti dell’ Unione Europea (UE) ha finalmente approvato uno dei più ambiziosi e colossali progetti mai partorito in seno ai paesi comunitari: Galileo . Si tratta di un sistema di posizionamento satellitare indipendente da quello GPS del Dipartimento della Difesa degli USA e, al contrario di questo, prevalentemente dedicato ad usi civili. La sua entrata in funzione, che prevede il lancio in orbita di una costellazione di 30 satelliti, è stata al momento fissata per il 2008, mentre il suo costo totale dovrebbe aggirarsi fra i 3,2 e i 3,4 miliardi di euro.

Romano Prodi, presidente della Commissione Europea, ha accolto con entusiasmo il via libera del progetto ed ha espresso la convinzione che Galileo “sarà un successo”.

“È un’iniziativa della Commissione UE – ha affermato Prodi – e qualcosa che ho personalmente promosso da lungo tempo. Galileo è una vera innovazione europea, creerà 150 mila posti di lavoro e porterà introiti per 10 miliardi di euro l’anno. Porterà una sana competizione nel mondo della radionavigazione, oggi monopolizzato e controllato dalle autorità militari USA e Russe”.

Prodi, insieme a Jospin e Aznar, è stato uno dei più convinti sostenitori del progetto e colui che, forse più d’ogni altro, è riuscito a convincere della necessità di un sistema di posizionamento satellitare tutto europeo anche paesi tradizionalmente molto vicini alle politiche americane, come la Gran Bretagna e l’Olanda.

Ottimismo e soddisfazione per l’approvazione del progetto trapelano anche dalle parole di Pierluigi Leone, amministratore delegato di Viasat , il principale operatore in Europa di servizi di localizzazione satellitare applicati ad usi civili. Commentando l’approvazione del progetto, Leone ha infatti dichiarato che “è questa una tappa miliare nello sviluppo e nell’emancipazione dell’Europa”, aggiungendo poi che “non è assolutamente retorico definire storica (questa decisione) nella costruzione di una effettiva Europa unita”.

“La creazione di una rete continentale di localizzazione satellitare – ha poi detto Leone – darà impulso ad una innumerevole serie di servizi georeferenziati che andranno ad incunearsi positivamente in tutti i settori della vita quotidiana, e non solo in quello della mobilità”.

Quest’ultimo sarà però senza dubbio il mercato più importante: Leone ha citato in particolare il settore delle applicazioni per il settore automobilistico, ricordando che “nei prossimi anni in Europa almeno 22 milioni di veicoli, ossia il 10% del parco circolante, potranno essere on-line, con enormi vantaggi non solo per gli automobilisti ma anche per i singoli stati, che disporranno così di efficaci strumenti di gestione e monitoraggio della mobilità, tali da sopperire alle carenze infrastrutturali”.

Con Galileo, l’Europa mira ad incrementare la sicurezza e lo sviluppo sostenibile dei trasporti nei settori aeronautico, marittimo e terrestre, grazie alla distribuzione di un segnale certificato per l’aviazione civile e all’integrazione con i futuri sistemi di comunicazione mobile di uso pubblico. Accanto a questo, il “GPS all’europea” potrà essere utilizzato per i sistemi antifurto, il controllo dei detenuti, i mezzi di soccorso e molti altri servizi, pubblici e privati, che oggi devono fare completo affidamento sul servizio gestito oltre oceano.

Leone si auspica poi che l’Italia si impegni politicamente affinché l’Agenzia Europea Satellitare, che gestirà Galileo, abbia sede a Roma.

“Una scelta che dovrebbe essere scontata: la Tiburtina Valley da anni ormai ospita infatti le principali realtà continentali di questo settore, da Telespazio ad Alenia, fino alla stessa Viasat”.


Con Galileo, la UE sostiene di volersi svincolare dal monopolio degli Stati Uniti e dallo stretto controllo militare a cui ancor oggi è soggetto il sistema GPS.
Lo scorso anno Rene Oosterlinck, capo del dipartimento per la navigazione dell’Agenzia Spaziale Europea, affermò che “l’Europa non può accettare di fare affidamento su di un sistema militare che può essere interrotto”.

Nonostante gli americani abbiano infatti reso il sistema GPS una risorsa liberamente disponibile in tutto il mondo, molti paesi, fra cui la stessa Europa, non vedono di buon occhio il fatto che il Governo americano controlli, lui solo, la rete GPS mondiale: nulla impedirebbe infatti agli USA, in caso di necessità, di far “restare al buio” alcune aree geografiche o, addirittura, fornire dati completamente falsati. Non va dimenticato che l’Europa, sul lato della sicurezza, si è già scottata con Echelon, problema enorme che rimane irrisolto.

Il fatto che gli USA considerino il sistema GPS un servizio ancora prevalentemente militare, porta con sé alcune conseguenze non trascurabili, fra cui una copertura del servizio limitata alle nazioni militarmente allineate e la degradazione del segnale destinato ad usi civili.

“Abbiamo 5 milioni di utenti oggi, in Europa, e questo numero è destinato a raggiungere i 250 milioni entro i prossimi 15 anni”, ha affermato Oosterlinck. “Non possiamo fare affidamento su un singolo sistema appartenente ad un solo paese”.

Dal loro canto gli USA considerano invece Galileo solo un servizio ridondante di cui l’Europa potrebbe fare benissimo a meno.

“Galileo è un sistema davvero confusionario per la mia mente di americano”, ha asserito un portavoce di Garmin, nota casa produttrice di strumentazione GPS. “Esiste già un sistema del tutto equiparabile (il GPS). Ci sono già dispositivi riceventi che forniscono un’incredibile accuratezza agli utenti di tutto il mondo”.

Molti membri della UE sostengono che gli USA hanno il timore di perdere il monopolio in un settore che non solo gli garantisce un non trascurabile vantaggio militare, ma gli sta fruttando sempre più denaro per i molteplici usi del GPS.

E difatti, come ha sottolineato lo stesso Prodi, al di là dei motivi strategici, Galileo rappresenta per l’Europa l’opportunità di raccogliere, nel prossimo decennio, profitti importanti nei settori dei servizi e dei dispositivi legati ai sistemi di posizionamento satellitare. Se Galileo, come oggi il GPS, trasmetterà infatti un segnale in chiaro e gratuito destinato a scopi generici, i suoi satelliti verranno utilizzati anche per trasmettere un segnale criptato, e più preciso del precedente, a pagamento.

A differenza del GPS, con cui è comunque compatibile e interoperabile, Galileo trasmetterà i segnali ad almeno due diverse frequenze: in questo modo, secondo gli esperti, i ricevitori terrestri possono correggere con più accuratezza i disturbi atmosferici e calcolare la posizione con una precisione di circa 1 metro, contro i 10-20 metri del GPS.

Sebbene Galileo, finanziato con capitali pubblici e privati, sia stato pensato per usi civili, alcuni osservatori sostengono che gli organi militari potranno comunque divenire clienti del servizio, anche se non potranno mai pretendere nessun controllo su di esso.

Fra i paesi extracomunitari che hanno già mostrato interesse per Galileo vi sono il Canada, che ha già investito nel progetto, la Russia, che fornisce la sua consulenza tecnologica, e poi Cina, India, Sud Africa, Israele e Australia.

Gli USA auspicano di raggiungere quanto prima un accordo con la UE affinché anche il segnale di Galileo, come già il GPS, in tempo di crisi possa essere oscurato in specifiche regioni del pianeta.

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27 03 2002
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